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Eucaristia: “Se la riceviamo con fede, ci fa diventare persone nuove”

"Oggi – ammonisce monsignor Santuccione – il demonio ci ha chiuso il cielo. Siamo tutti disperati e si va avanti tra aborti ed eutanasia, mentre il Signore ci dice che “la vita è dono di Dio” ricevuto, da mettere in rete, in comunione e alla fine ci dà “pane di vita eterna”. L’Eucaristia, ricevuta con fede, ci fa già pregustare la vita oltre la morte"

Lo ha affermato lo scorso sabato monsignor Francesco Santuccione, parroco della Cattedrale di San Cetteo, presiedendo la santa messa nella solennità del Corpus Domini

Monsignor Francesco Santuccione pronuncia l'omelia del Corpus Domini

Una grande partecipazione di popolo ha caratterizzato la solenne messa vigiliare del Corpus Domini presieduta, nella serata di sabato 6 giugno, nella Cattedrale di San Cetteo dal parroco monsignor Francesco Santuccione, in luogo dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti fermato da un’indisposizione.

Non a caso, fin dall’introduzione della santa messaconcelebrata dal vicario generale dell’Arcidiocesi don Amadeo José Rossi, dai sacerdoti del Capitolo metropolitano e da alcuni parrocila prima intenzione di preghiera ha visto proprio una dedica al presule: «In comunione piena col Santo Padre, accompagnandolo in questo viaggio in terra di Spagna, col nostro arcivescovo per il quale preghiamo in modo particolare, con tutti i miei confratelli, vogliamo fare questa Eucaristia, perché la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa, perché vogliamo sentirci un cuore solo e un’anima sola come se questo fosse la prima e l’ultima messa, l’unica messa. Che il Signore ci doni lo stupore di Gesù che si fa presente, si abbassa, si umilia, si fa cibo, si fa bevanda».

I tanti fedeli e i movimenti ecclesiastici presenti nella Cattedrale di San Cetteo

Nell’omelia monsignor Santuccione ha approfondito il mistero del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, riprendendo il contenuto della seconda lettura (la prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi – 1Cor 10,16-17): «In questi due versetti – spiega il presbitero – Paolo dice ai Corinzi: “Noi ci nutriamo dell’unico pane del corpo del Signore, del sangue del Signore, e diventiamo uno in Gesù Cristo”. Questo fa l’Eucaristia perché ci dà lo Spirito Santo, che ci rende tutti unici e irripetibili, ognuno con le caratteristiche specifiche e nessuno è escluso. Però ci mette in comunione. Uno dei frutti dell’Eucaristia ricevuti con fede è proprio questo, la diversità nell’unità. Questo dovrebbe essere la Chiesa, la nostra Chiesa. Ma prima di fare noi qualsiasi cosa, noi siamo stati amati per primi da Gesù Cristo, che ha chiesto il permesso alla Madonna, s’è fatto uno, s’è imparentato con noi. Poi, però, l’eccesso dell’amore prima di morire, avendo amato i suoi, ognuno di noi nel cenacolo, si è abbassato. Diceva San Francesco d’Assisi, quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla sua morte, “Che meraviglia! Dio da Dio, luce da luce, onnipotente, tutto è stato fatto per mezzo di Gesù Cristo – ce lo ricorda San Giovanni nel prologo del suo Vangelo – che si fa carne, si fa uomo e poi vuole rimanere in un pezzo di pane, in un po’ di vino per essere mangiato da noi”. Perciò ho detto all’inizio che il Signore ci ridoni non l’abitudine, “Vado a messa”, ma di vedere la liturgia eucaristica come un’occasione di grazia, perché in contatto con Gesù Cristo, che io lo ricevo con tutti i miei limiti, un po’ alla volta, Lui ci trasforma in Lui. Questa è la vera comunione… Ci mette in comunione nello Spirito Santo col Padre e ci ripete, mi tornano in mente le parole di quando Gesù fu battezzato nel Giordano, “Si aprì il cielo, lo Spirito scese sotto forma di colomba e delle parole meravigliose: ‘Tu sei il mio Figlio prediletto, in Te mi compiaccio”. Ma noi siamo deboli, peccatori… Non importa! Noi siamo amati così dal Signore. E l’Eucaristia ricevuta con tutta la buona volontà, ti procura una ricchezza enorme. Tu ti senti amato/a, non l’amore umano che i poveri genitori, i nonni e amici esprimono – che tante volte sono limitati. Questo è un amore totale, personale, esplosivo e Lui, un po’ alla volta, se lo riceviamo con fede, ci sentiamo amati dandoci ogni consolazione, cosicché possiamo consolare anche gli altri. Questo fa l’Eucaristia! Così un po’ la volta, perché siamo duri d’orecchie, diventiamo persone nuove, positive, che si avvicinano a quanti incontrano per strada».

A questo punto, monsignor Santuccione ha fatto un paragone con la parabola del buon samaritano: «Il sacerdote non si ferma perché deve andare al Tempio, perché siamo sempre impegnati – ironizza il parroco della Cattedrale di San Cetteo -, mentre lo stravagante si ferma e si fa prossimo. Che poi è Gesù che si è abbassato. E allora, se facciamo l’Eucaristia con fede, un po’ alla volta iniziamo a guardarci attorno, diventando persone di pace, persone di comunione, persone che sanno accogliere la diversità. Perché quest’ultima può essere scontro, guerra o ricchezza. L’Eucaristia ci fa questo, ci dà allegria, perché riceviamo benedizioni su benedizioni. E più le diamo agli altri, più le riceviamo. Questo vogliamo noi riproclamare questa sera. Entrando nello stupore, chiediamo al Signore che ci dia non più l’abitudine o l’obbligo di andare a messa, ma pane di vita eterna».

Don Amadeo José Rossi, vicario generale dell’Arcidiocesi, porta in processione il Corpus Domini

Una preghiera che oggi viene offuscata dalle tentazioni più turpi: «Oggi – ammonisce monsignor Santuccione – il demonio ci ha chiuso il cielo. Siamo tutti disperati e si va avanti tra aborti ed eutanasia, mentre il Signore ci dice che “la vita è dono di Dio” ricevuto, da mettere in rete, in comunione e alla fine ci dà “pane di vita eterna”. L’Eucaristia, ricevuta con fede, ci fa già pregustare la vita oltre la morte. È chiamata anche “farmaco d’immortalità”. Dice San PaoloSia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore e il meglio deve venire”. Poi ci sarà il banchetto celeste e non ci saranno più dolori e lutti, ma gioia, pace, benedizione, eternità e risurrezione. Suoneremo al coro quello degli angeli e degli arcangeli. Tutto questo ce lo fa vivere l’Eucaristia in anticipo. E allora chiediamo “Signore, aiutaci tu a scoprire, a gustare questo dono che tu ci fai. Sei presente Dio, Gesù Cristo”. E allora la tristezza ci lascia e vinciamo tutti gli attacchi del maligno, imboccando come direbbe san Carlo Acutis – “l’autostrada per il cielo”».

Da qui l’invocazione del parroco della Cattedrale pescarese: «Mentre Gesù, che portiamo in solenne processione, non portiamo una statua o una reliquia che pure sono importanti, ma portiamo Gesù Cristo vivente. A Lui chiediamo di benedirci. Noi gli chiediamo: benedici, benedici. Benedici Pescara sud, Porta Nuova, Pescara nord, il Comune, le autorità. Quindi tutte le persone che sono scoraggiate, deluse. Benedici, ricarica le nostre batterie. Rendici cristiani gioiosi, cristiani che osano con Gesù Cristo. Infatti ce l’ha detto il Vangelo: “chi mangia di me vivrà per me. E come il Padre ha mandato me, io mando voi“. Non chiusi, si fa una bella messa, un po’ di devozione, e finisce lì. No, ora comincia il bello, il Signore viene con noi e ci fa persone meravigliose. L’ho detto qualche volta per me, ma ora lo dico anche a voi… Se il mondo va male è colpa nostra. Se c’è oscurità, con noi che siamo lampadine, se non illuminiamo, a che serve? Gesù ce lo dice: “Io sono la luce del mondo, voi siete la luce del mondo con me. Andate, predicate il Vangelo, io sarò con voi”. Ecco allora, coraggio, diamo gloria a Dio che si fa cibo nostro. Partecipiamo all’Eucaristia almeno la domenica, non è stato abolito il terzo comandamento “Ricorda di santificare le feste”. Andiamo, ci aspetta il Signore che ci vuole parlare. Avete sentito? Gesù dice: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Ci rifletto spesso… Quante parole sentiamo dalla mattina alla sera? Di Parola di Dio, di vita eterna, quasi niente».

Il sindaco Carlo Masci e tanti pescaresi presenti alla processione

Quindi la conclusione del sacerdote originario di Cepagatti: «Ecco l’Eucaristia, ecco la messa – ribadisce monsignor Santuccione -. Il Signore mi parla, è Parola che crea, che ricrea, mi santifica, è cibo che viene con me e mi trasforma. Per questo prego, per questo preghiamo che la nostra comunità diocesana diventi una comunità sempre più eucaristica, anche perché ci prepariamo l’anno prossimo – a Dio piacendo – a rivivere il famoso Congresso eucaristico nazionale del 1977 (ricorreranno i 50 anni dall’evento), quando il grande Paolo VI rimase ammirato della comunità di Pescara. L’ha raccontato dopo, parlando di una comunità viva ed effervescente. Allora ci prepariamo per ricordare questo anniversario ancora meglio di come lo abbiamo vissuto 50 anni fa. Sia lodato il Gesù Cristo».

Al termine della santa messa solenne, è stato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Amadeo José Rossi a portare l’ostensorio con il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo in processione attraverso le vie di Pescara: via Gabriele D’Annunzio, via Vittoria Colonna, viale Guglilelmo Marconi, piazza Unione, Ponte Risorgimento, piazza Duca d’Aosta, Corso Vittorio Emanuele II e via L’Aquila, per poi giungere nella chiesa dello Spirito Santo per la benedizione finale.

About Davide De Amicis (4863 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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