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Parrocchie: “Non autoreferenziali. Siano un riferimento accogliente”

"Andrà ripensato – precisa il documento della Cei -il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali, non adeguate a una fisionomia sinodale e fraterna di Chiesa, favorendo la corresponsabilità di tutti i battezzati, in modo da superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo, che peraltro non minaccia solo i ministri ordinati, ma anche i laici"

È uno dei punti che emerge dalle linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, pubblicate ieri dalla Cei

Una comunità parrocchiale riunita a messa - Foto Siciliani-Gennari/Sir

Sono state pubblicate ieri dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) le linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, dal titolo “Radicati e costruiti in Cristo”: le linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, pubblicate oggi dalla Conferenza episcopale italiana: «La sinodalità – premette l’elaboratonon può essere ridotta a un metodo tra gli altri,né a una stagione ormai conclusa: essa chiede di diventare forma ordinaria della vita delle nostre comunità, criterio di discernimento, una precisa modalità di esercizio dell’autorità».

Il documento, che trae il titolo da un passo della Lettera ai Colossesi, pone cinque priorità per la vita ecclesiale negli anni che seguiranno: riportare al centro il dono della fede e la formazione permanente; puntare sulla vita comunitaria; dare impulso alla corresponsabilità differenziata dei battezzati; verificare l’adeguatezza delle strutture ecclesiali. Il testo si inserisce nel percorso di recezione del “Documento finale” della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi e prende spunto dall’esortazione apostolica “Dilexi te” di Leone XIV. Le linee, per scelta sintetiche, «non sostituiscono il Documento di sintesi” e “non intendono sovrapporsi al discernimento delle Chiese locali», ma indicano punti su cui «sentirci tutti impegnati a camminare».

La verifica periodica del cammino è affidata a un Organismo di partecipazione ecclesiale a livello nazionale,che la Cei si impegna a istituire. Entrando specificatamente tra le priorità individuate, la prima è riportare al centro il dono della fede: la trasmissione della fede cristiana: «La trasmissione della fede cristiana – constata il testo – non è più un processo normale, che si possa dare per assodato. Alcune forme di trasmissione della fede su cui ancora contiamo non sono più adeguate,soprattutto con i giovani e con gli adulti».Per questo le linee di orientamento rilanciano la centralità del kerygma (il primo annuncio) come «il cuore che alimenta la fede e la formazione dei cristiani. La fede è inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità cristiana».

Per tale ragione, viene ritenuta indispensabile una “riconnessione vitale” di tutto l’impegno caritativo-sociale delle Chiese con la fede professata. Per quanto concerne l’ambito formativo, invece,la Cei chiede di avviare percorsi di primo o di secondo annuncio agli adulti, puntando sull’iniziazione cristiana come processo che coinvolge l’intera comunitàe non solo i catechisti rendendo le celebrazioni liturgiche «significative, attrattive e accessibili». Da questo punto di vista, la pietà popolare viene vista come «una risorsa in quei contesti in cui rappresenta un’eredità viva».

Un altro passaggio importante è poi quello relativo alla seconda linea di orientamento, ovvero “la riconfigurazione coraggiosa della Chiesa sul territorio” che viene ritenuta una priorità non più rinviabile: «In una società dove i luoghi della vita comunitaria si rarefanno sempre di più – osservano le linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese in Italia -, e si moltiplicano i non-luoghi, le parrocchie sono chiamate a far crescere la dimensione estroversa del loro essere comunità missionarie, vincendo la tentazione di una routine autoreferenziale, e diventando un punto di riferimento e un luogo accogliente».

È così che la forma delle parrocchie va rivista per trasformarle in luoghi «dove avvenga un reale incontro con il Signore Risorto, dove si viva la fraternità, dove si sia comunità che evangelizza e attrae». Il risultato dev’essere d’impostare un’impostazione della parrocchia come “comunità di comunità”, differentemente configurata in vicariati, zone pastorali, decanati, che prenda in considerazione il calo numerico dei presbiteri. Quindi il documento cita Papa Leone XIV: “Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione”. Negli anni a venire, verrà valutata anche la possibilità di realizzare accorpamenti tra diocesi, in riferimento ad un lavoro condotto dalle Conferenze episcopali regionali.

La terza linea di orientamento su cui il documento si concentra è la corresponsabilità differenziata: «Andrà ripensato – precisa il documento della Cei –il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali, non adeguate a una fisionomia sinodale e fraterna di Chiesa, favorendo la corresponsabilità di tutti i battezzati, in modo da superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo, che peraltro non minaccia solo i ministri ordinati, ma anche i laici».

Inoltre la Conferenza episcopale italiana chiede che gli Organismi di partecipazione, a livello parrocchiale e diocesano, siano «sviluppati e siano effettivi», promuovendo percorsi formativi per i ministeri battesimali, valorizzando diaconi, laici e laiche, consacrate e consacrati. Tra l’altro, viene richiesto anche di «privilegiare forme di esercizio pastorale in équipe» e di garantire «la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida».

Tutto questo incide anche sulla formazione in Seminario dei prossimi sacerdoti, i quali dovranno essere preparati «alla collaborazione con altri fedeli». Il documento puntualizza che la corresponsabilità pone le sue basi sacramentali nel Battesimo: «È l’unico Spirito di Cristo – ribadisce il documento – a suscitare all’interno della Chiesa una varietà di carismi e ministeri».

Infine, per quanto riguarda la quarta e la quinta linea di orientamento del Cammino sinodale esse riguardano gli aspetti strutturali della vita ecclesiale. A tal proposito, si parla di aprire le Commissioni episcopali a componenti non vescovi, trasformandole in “Commissioni ecclesiali”. In aggiunta viene dato l’input di rivedere le relazioni tra la Cei e le Conferenze episcopali regionali: «Alcuni aspetti strutturali della vita ecclesiale – riconosce il documento – non rispondono più alle necessità della vita reale delle nostre Chiese o possono essere addirittura di ostacolo alla missione». Su questo un pensiero particolare viene dedicato ai beni materiali, sui quali ricadi il rischio di fare delle strutture «quella zavorra di cui il Signore invita a disfarsi, per essere davvero liberi di annunciare il Vangelo».

In conclusione, le linee guida sinodali fanno un’ulteriore richiesta: «Tutta la parresia e la competenza disponibili – esorta il testo –per immaginare modi nuovi di gestire e amministrare le strutture esistenti», nello specifico quelle di cui si ha un eccesso che distrae i sacerdoti dall’annuncio.Il documento richiama ancora le proposte del Documento di sintesi,chiedendone «la massima attenzione e una pronta attuazione. Non bisogna cancellare il passato o inventare nuove strutture, ma creare le condizioni idonee per coniugare la trasmissione della fede con le attese degli uomini e delle donne di oggi».

About Davide De Amicis (4850 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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