"Sento parlare sempre di misure specifiche o di bonus - riflette il porporato -. Tutte cose buone, ma mi sembrano solo delle toppe. Occorre invece ricucire l’intero vestito. C’è un’Italia da rammendare e da rilanciare con coraggio, carità e responsabilità"
"Guai a voi - ammonisce monsignor Valentinetti - se non predicate il Vangelo e guai a voi se non lo fate nella stessa maniera in cui l’ha fatto Paolo, gratuitamente e senza contropartita che non dev’essere necessariamente economica, ma può essere il primo posto, il ringraziamento, la lode, il pavoneggiarsi per aver fatto determinate cose. Il Vangelo, cari fratelli, tutto questo non lo ammette. Il Vangelo chiede essenzialmente un servizio umile, fiducioso e soprattutto un servizio da compiere mettendosi all’ultimo posto"
"Non si vede più la frammentazione della persona del paziente, talvolta ridotto a codice sanitario – ammonisce don Massimo Angelelli -, non si vede più soltanto l’organo malato, ma la persona come una totalità unificata. Quando si incontrano due persone, il curante e il curato, nasce la vera presa in carico. Il paradosso della cura è che il paziente diventa strumento di realizzazione non solo professionale, ma di umanità e di grazia del curante"
"Abbiamo voluto celebrare una Santa messa insieme ai nostri amici senza fissa dimora - spiega Roberta Casalini, responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio - per ricordare chi di loro non c’è più, la cui amicizia che ci lega va oltre la vita terrena, ma anche per risvegliare un senso di umanità e stringerci intorno a questi amici, pensando come potergli essere utili nella vita di tutti i giorni"
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