"La nostra vocazione - spiega il Papa, citando Isaia - è ascoltare ciò che il Signore ci chiede: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio”. A noi viene chiesto di consolare, di aiutare, di incoraggiare, senza alcuna distinzione tutti i nostri fratelli oppressi sotto il peso delle loro croci, accompagnandoli, senza mai stancarci di operare per risollevarli con la forza che viene solo da Dio"
"Non servono tante penitenze esteriori - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -, ma serve la penitenza del cuore contrito e umiliato, il sorriso a una persona antipatica, il fiore regalato a chi ci ha fatto del male, la gioia del dono in una situazione difficile. Tutto questo, inizia ad essere un esercizio di vita interiore, che fa guardare con molta più attenzione al mistero della grazia che, comunque, si riversa su di noi ed è il mistero della Pasqua verso cui stiamo camminando"
"Essere santi nella nostra quotidianità è cosa molto buona - ricorda monsignor Valentinetti -, ma dobbiamo camminare verso questo sforzo di conoscenza, questo sforzo di proposizione, non tanto per fare i predicatori spocchiosi, non tanto per fare gli integralisti che si attaccano alle piccole e grandi tradizioni o devozioncelle di turno, ma a quella che è la realtà di una fede di vissuta nel quotidiano, una fede vissuta restando fedeli alla terra, cercando le cose dell'alto. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore"