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“Il razzismo, le donne, la Chiesa cattolica”

"La lotta al razzismo - ha affermato il cardinal Ravasi - non conduce all’uniformità bensì alla molteplicità nell’unità"

Il webinar internazionale promosso dalla Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, dall’Università Lumsa di Roma e dalle Ambasciatrici presso la Santa Sede

Oggi pomeriggio si è svolto, in modalità a distanza, il webinar internazionale Il razzismo, le donne e la Chiesa cattolica, promosso dalla Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, dall’Università Lumsa di Roma e dalle Ambasciatrici presso la Santa Sede, per contribuire all’attuale dibattito internazionale sul razzismo e riflettere sui modi in cui la Chiesa possa affrontare la questione in modo costruttivo.

Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura
La Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, con il Presidente Card. Ravasi

Tra i saluti iniziali ha preso la parola la professoressa Consuelo Corradi, Presidente della Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura: «La Consulta è un unicum – ha ricordato la docente di Sociologia generale all’Università LUMSA -. È un organo consultivo ma stabile all’interno di un Dicastero e dà un contributo attivo e critico alle sue attività; porta uno sguardo nuovo che proviene dall’esperienza femminile. Questo webinar vuole dunque essere una delle possibili risposte a un problema sociale che continua a non essere risolto. Abbiamo voluto avere un respiro internazionale, con le Ambasciatrici presso la Santa Sede a testimonianza della amplissima comunità di donne che lavora nella e per la Chiesa».

Lo scopo dell’evento – ha spiegato Sally Axworthy, Ambasciatrice del Regno Unito presso la Santa Sede – «è quello di offrire il punto di vista femminile sul tema del razzismo, stimolati dalla campagna Black lives matter» partita dagli Stati Uniti e poi diffusasi in tutto il mondo. «Il pregiudizio razziale – ha aggiunto nell’introduzione Miroslava Rosas Vargas, Ambasciatrice della Repubblica di Panama presso la S. Sede – va affrontato alle sue radici. Si tratta di una logica blasfema: è necessario purificare il nostro sguardo. Alimentare pensieri razzisti – ha spiegato la diplomatica citando san Giovanni Paolo II – è un peccato contro Cristo».

La moderatrice dell’incontro, Silvia Cataldi, dell’Università La Sapienza di Roma, ha dunque aperto le relazioni con un proprio intervento. «Negli ultimi anni si è molto lavorato per decostruire il concetto di razza, eppure oggi se ne fa un utilizzo disinvolto. Nonostante questa nozione sia fortemente messa in discussione da studi scientifici e genetici, sembra che tutto questo lavoro di smantellamento vada spesso perso. – ha notato la Cataldi – Bisogna soffermarsi sulla dimensione culturale e educativa: ci sono dottrine razziste che non riguardano solo il passato, ma che sfociano in atti di violenza e in genocidi ancora in corso».

Papa Francesco e il Grande Imam Al-Tayyeb

«È importante declinare il razzismo anche dal punto di vista delle donne: sessismo e razzismo hanno infatti alla base il medesimo meccanismo. Si fondano entrambi su dei criteri che essenzializzano e omogenizzano gli appartenenti a una medesima categoria. Le diversità poi si cristallizzano in disuguaglianza: è un rischio. Papa Francesco ha detto che il razzismo è un virus che muta facilmente, ma che non scompare e sta sempre in agguato – ha aggiunto la moderatrice -. Allo stesso tempo si tratta di dare riscontro anche all’invito dell’enciclica Fratelli tutti, che è un inno alla diversità. Papa Francesco scrive che il testo non sarebbe esistito senza la diversità: nasce dall’incontro con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, e con il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo. Emerge un concetto di fraternità plurale, non di simili o di consanguinei».

Hanno poi illustrato la propria relazione Danielle Brown, Associate Director del Comitato contro il razzismo della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, che ha condiviso la sua esperienza nella lotta al razzismo nella società e nella Chiesa americana; Suor Monika Deullmann, Superiora Generale della Congregazione delle Sorelle di San Giuseppe dell’Apparizione, che si è focalizzata sulla propria esperienza da Direttrice dell’Hôpital St. Louis di Gerusalemme sottolineando la collaborazione tra operatori sanitari di etnie, culture e religioni differenti; Maria Clara Lucchetti Bingemer, professoressa nella Pontificia Università di Rio de Janeiro, che ha invece parlato della particolare situazione brasiliana in cui il razzismo è velato e non riconosciuto e delle conseguenti difficoltà a combatterlo.

Tra le relatrici, suor Rita Mboshu Kongo, professoressa nella Pontificia Università Urbaniana, ha analizzato il razzismo a partire dalla propria esperienza. «Il razzismo ha tanti nomi, ma dove nasce? Nasce nelle famiglie, nelle educazioni separate, nelle tradizioni che non aiutano a vivere insieme. Sono radici profonde, radicate nell’uomo. – ha spiegato – È indispensabile combattere il razzismo con lo studio, con la formazione, con l’educazione della coscienza. E come costruire il futuro del mondo? Aiutando i ragazzi a studiare».

«All’interno della Chiesa – ha proseguito suor Kongo –  penso alla formazione delle suore, che è cruciale. Tre anni non bastano: uno è per il postulantato e due per il noviziato; poi incomincia l’apostolato». Quando ci si trova dinnanzi ai problemi, «è necessario avere delle radici forti e se mancano uno studio e una preparazione adeguata, non ci sono gli strumenti per agire. In questi casi si è costretti a farsi da parte, a lasciare il campo agli uomini, e ciò è frustrante. C’è il rischio di perdersi nell’apostolato».

«Un altro punto che ritengo fondamentale è valorizzare chi ha studiato – ha aggiunto la suora -. Non si può mandare chi ha studiato a badare alle galline nell’aia. E se le suore che hanno studiato chiedono di insegnare, di avere responsabilità, non si tratta affatto di superbia! Dobbiamo guardare a Gesù nel suo servizio, ma Gesù era anche Maestro, e questo è un desiderio di imitare Gesù Maestro. Esiste un apostolato intellettivo, ed è questo».

Card. Gianfranco Ravasi

Al seminario virtuale ha preso parte anche il cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e fondatore della Consulta Femminile, che è intervenuto ad apertura e a conclusione delle relazioni. «La lotta al razzismo – ha spiegato il porporato – non conduce all’uniformità bensì alla molteplicità nell’unità. Il razzismo è una forma di autismo, di isolazionismo spirituale, culturale e sociale; la negazione della relazione. Combatterlo non vuol dire solo ristabilire l’unità germinale tra gli uomini, ma riconoscere la profonda diversità, che è ricchezza».

«La parola incontro rende bene questi concetti: è formata dalla preposizione –in, che vuol dire “verso”, insieme all’avverbio contro, che indica la negazione, l’ostilità, la diversità. Unite sono significative: andare verso l’altro e allo stesso tempo riconoscere la meraviglia della diversità. – ha concluso il cardinal Ravasi – La tradizione giudaica ha un detto molto bello: “Gli uomini coniano le monete con un unico conio e le monete sono tutte uguali; Dio usa un unico conio per l’umanità, eppure gli uomini sono tutti diversi”».

About Alfredo Battisti (59 Articles)
Classe 2000, è di Torre de' Passeri. Ha conseguito il diploma con lode al Liceo Scientifico di Popoli. Studia Giurisprudenza presso l'Università LUMSA di Roma.