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Quaresima: “Per riprendere i tempi dei giusti rapporti umani e con Dio”

"Perché i potenti della terra si siedano ai tavoli delle trattative e sia veramente trovata una strada pacifica di convivenza civile e di convivenza fraterna - esorta l'arcivescovo Valentinetti -. Per questo dobbiamo pregare, ma siamo provocati da questa crisi perché ce l’abbiamo quasi alle porte, perlomeno alle porte dell’Europa"

Lo ha affermato l’arcivescovo Valentinetti, nel Mercoledì delle ceneri, tracciando l’itinerario quaresimale

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia

Nel ricordo di monsignor Giovanni Lizza, scomparso il mese scorso, mercoledì l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha presieduto la solenne liturgia dell’imposizione delle Ceneri nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, dando inizio al cammino di Quaresima in una giornata particolare: «Oggi – premette il presule – è giorno di digiuno. Ma il Santo Padre ci ha chiesto a tutti noi di digiunare e pregare particolarmente per la pace nella terra ucraina e russa, per la pace in tutti i luoghi del mondo e per i tanti conflitti purtroppo dimenticati».

Nell’omelia, l’arcivescovo Valentinetti è poi andato all’essenza dell’itinerario quaresimale, approfondendo le sue tappe e il loro significato: «Anche quest’anno – afferma – la Chiesa, nella sua esperienza più che millenaria, ci reintroduce nel tempo della Quaresima. Ma perché? Qual è il senso di questo tempo? Lo abbiamo ascoltato nella pagina del Vangelo. Maggiore preghiera, maggiore digiuno, maggiore carità nel nascondimento. Ma fondamentalmente è stato voluto dalla Chiesa perché, come tempo privilegiato dell’anno, i credenti imparassero – facendo esercizi in maniera più frequente di digiuno, di carità e di preghiera – ad abitare maggiormente il tempo che il Signore ci concede. , abitare il tempo. Avere il coraggio di fermarci per 40 giorni di grande attenzione e interiorità, per abitare il tempo che ci è dato nel digiuno, nella preghiera e nella carità. Diciamocelo francamente, andiamo sempre di corsa, siamo sempre presi da tantissimi impegni, sia gli adulti ma anche voi ragazzi. Lo studio, le attività sportive, le attività di carattere ricreativo. Ma il tempo non ci sta forse sfuggendo dalle mani? Un tempo che si fa sempre più rapido, sempre più breve. Un tempo che, purtroppo, è abitato non tanto da una riflessione interiore, ma da una miriade di messaggi che continuamente ci circondano. Ecco, la Quaresima è un invito a riprendere tempo, a riavere la possibilità di stare dentro il tempo, a riavere la possibilità di gustare il tempo che ci è stato dato. Non la fretta, non la corsa, non i 10 mila impegni tutti quanti scanditi dalla fretta, ma i tempi dei giusti rapporti umani e i tempi dei giusti rapporti con Dio».

I fedeli riuniti nella Cattedrale di San Cetteo

Per questo, anche quest’anno, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha suggerito come vivere al meglio i tre aspetti che caratterizzano il cammino quaresima, appunto il digiuno, la preghiera e la carità: «Quale digiuno? – interroga monsignor Valentinetti – Il digiuno del tempo. Il primo digiuno è questo, il primo digiuno è saper vivere il tempo. In fondo la Quaresima, nella sua sapienza, se ci priva di alcuni cibi – alcune volte questo è stato il digiuno – ce ne priva non tanto perché ci vuole togliere il cibo, ma perché quando quel cibo ci è donato, ci nutra veramente, possa essere più gustoso. Del resto, i nostri antichi vivevano la Pasqua proprio portando a benedire i migliori frutti della terra, i migliori cibi che essi potevano preparare per lodare il Signore per la sua risurrezione. Ma era anche la tradizione del popolo d’Israele. La festa del raccolto, la festa di primavera, la festa in cui tutti i doni della terra venivano presentati al Signore. Ripresentiamoli e riappropriamoci di questo tempo. Alcune volte ho detto, in questa stessa omelia, lo dico anche voi ragazzi. Facciamo un po’ di digiuno da Facebook, facciamo un po’ di digiuno da Tik tok e di qualcos’altro, ma facciamo un po’ di digiuno per sentire il tempo che ci scivola tra le mani. È tempo che possiamo dare alle relazioni umane. A papà, a mamma, per voi ragazzi, a qualche persona che ha bisogno di compagnia. Questo è il digiuno, il vero digiuno. Non facciamoci espropriare il tempo, perché il tempo è di Dio e di ogni secondo della nostra vita renderemo conto a Lui».

Il secondo ambito è quello della carità: «Quale carità? – s’interroga il presule –. Questa è una carità che quest’anno vorrei chiedere in maniera molto intensa, la carità della pace. Perché la pace, quella delle nazioni, quella dei popoli, quella che non c’è in questi giorni in Ucraina, è una terribile ferita nel cuore di tante persone. Ma domandiamoci, “Sono un uomo di pace? Sono un uomo di misericordia? Sono un uomo di perdono? Sono capace di disarmare il mio cuore? Sono capace di disarmare la mia anima? Sono capace di disarmare il mio occhio?”. È lì la carità più bella, la misericordia. Misericordia, cuore contrito e spirito umiliato che ci fa vivere realmente e in pienezza questa pagina di Gioele “Ritornare a me con tutto il cuore”. E soprattutto che ci fa vivere la Lettera ai Corinzi “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Ma vorrei dire “Lasciamoci riconciliare tra di noi, lasciamoci riconciliare dentro le nostre storie. Guardiamoci con simpatia, guardiamoci con attenzione, guardiamoci con amore”. Poveri sì, anche i poveri. Guardarli negli occhi, non tanto lasciar scivolare frettolosamente una monetina, ma probabilmente invitarli a casa, qualche volta, o forse qualche famiglia che proviene dall’Ucraina e in questi giorni avrà bisogno di un minimo di ospitalità. Ma siamo pronti a disarmare i nostri pregiudizi?».

Infine l’attenzione della preghiera: «Quale preghiera? – si domanda l’arcivescovo Valentinetti – Sicuramente nelle comunità parrocchiali e in questa ci sarà l’adorazione eucaristica, ma il Signore ci dice “Entra nella tua camera e vivi il tempo della preghiera in solitudine”. Vi propongo una cosa, cari ragazzi. Dieci minuti al giorno, non di più, dieci minuti al giorno chiusi nella vostra camera con un Vangelo in mano. Sfogliate il Vangelo, sfogliate quelle pagine, lasciatevi rapire dalle parole di Gesù. Quello è il momento in cui non tanto voi parlate a Gesù, a Dio, ma quanto Dio parla a noi. Perché, sapete, la preghiera non è noi parlare a Lui, ma lasciare che Lui parli a noi. Ci parli e ci raggiunga con la forza e la potenza della sua parola».

Infine l’arcivescovo di Pescara-Penne ha rivolto una precisazione ai fedeli pescaresi: «Vi ho tracciato un cammino di Quaresima – puntualizza -. Ma, badate bene, l’ho tracciato prima per me. L’ho tracciato la settimana scorsa negli esercizi spirituali che ho vissuto insieme con alcuni sacerdoti. È stato un momento di grazia, ci siamo riappropriati del nostro tempo. Cinque giorni soli a vivere insieme, alla luce della Parola, con chi ce l’ha spezzata. Che il Signore conceda a tutti, in questo tempo bellissimo dell’anno liturgico, di fare questa esperienza perché – rinfrancati dal suo amore – il giorno di Pasqua possiamo dire ancora una volta “Alleluia, sei risorto, sei il Signore, sei il mio amore, sei la mia verità, sei la mia pace. Amen”».

GUERRA IN UCRAINA, VALENTINETTI: “PREGHIAMO PERCHE’ CHI SPIRA VIOLENZA VENGA TOCCATO NEL CUORE”

Mons. Valentinetti presiede l’Eucaristia con don Dimitri Utnuk, a destra, e don Cristiano Marcucci, a sinistra

Dopo aver presieduto la liturgia delle Sacre Ceneri nella Cattedrale di San Cetteo, monsignor Tommaso Valentinetti si è poi spostato nella vicina chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, per presiedere la stessa liturgia alla presenza della comunità cattolica ucraina di rito bizantino – accompagnata dal vicario parrocchiale don Dimitri Utnyk, che ha concelebrato unitamente al parroco ospitante don Cristiano Marcucci: «Papa Francesco – ricorda il presule – ci ha chiesto di pregare e digiunare non solo perché inizia la Quaresima, ma anche per pregare per la pace. Particolarmente la pace nella terra ucraina, ma anche in tutte le parti del mondo per i tanti conflitti dimenticati che pure seminano tante morti e tanta violenza. Padre Dimitri che vi accompagna anche come vicario parrocchiale, questa sera ha invitato anche i suoi fratelli, le sue sorelle – che vivono a Pescara – della nazionalità ucraina. E noi ci uniamo alla loro preghiera, così come loro si uniscono alla nostra, particolarmente per le loro famiglie lontane. Per chi sta vivendo situazioni difficilissime di disperazione e di dolore e anche per chi sta morendo».

Parlando poi dell’attenzione quaresimale verso la preghiera, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha rivolto un pensiero anche verso coloro che le guerre le scatenano: «Vogliamo avere – auspica – una grande partecipazione affettiva ed effettiva perché pace sia. Perché chi si presenta attraverso i mass media con gli occhi vitrei, spiranti violenza, possa essere toccato nel cuore, possa essere ammansito e possa trovare il tocco dello Spirito, il tocco dell’amore e il tocco della pace».

Alla conclusione della celebrazione eucaristica, l’arcivescovo Valentinetti ha richiamato tutti: «A impegnarci anche fattivamente – conclude -, per quelle che sono le nostre capacità e possibilità, nella solidarietà ma anche nel fare la pressione umanamente possibili – non con le armi perché non è con quelle che si risolvono i conflitti -, perché i potenti della terra si siedano ai tavoli delle trattative e sia veramente trovata una strada pacifica di convivenza civile e di convivenza fraterna. Per questo dobbiamo pregare, ma siamo provocati da questa crisi perché ce l’abbiamo quasi alle porte, perlomeno alle porte dell’Europa. Ma, come dicevo in questa celebrazione, sapete quanti conflitti dimenticati ci sono nel mondo? 60 che sono tutt’ora latenti, veri, nei quali muoiono – ogni giorno – tantissimi bambini, tantissime donne, tantissimi uomini, anziani. Il mondo ha bisogno di pace».

About Davide De Amicis (3964 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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