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Ucraini a Pescara: “La gratitudine per l’accoglienza in abbracci e sguardi”

"L’auspicio – conclude Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana – sta tutto in quel gesto simbolico compiuto da Papa Francesco, che qualche giorno fa si è recato personalmente dall’ambasciatore russo in Vaticano per chiedere il cessate il fuoco, ma soprattutto il termine di questa guerra. Quest’ultima ha sicuramente dei vincitori e dei vinti dal punto di vista politico-bellico, ma ha sicuramente dalla parte degli sconfitti i più fragili, gli ultimi. Ecco, noi vogliamo pensare proprio ai più deboli, alle persone più in difficoltà"

È la testimonianza di Francesca Primavera, operatrice della Caritas diocesana di Pescara-Penne

Un'operatrice della Caritas diocesana gioca con una bambina ucraina

Sono gli operatori della Caritas diocesana di Pescara-Penne l’avamposto dell’accoglienza nel capoluogo adriatico, i primi volti amici che i profughi ucraini incontrano al loro arrivo a Pescara, nei locali della stazione di Porta Nuova, dopo un lungo e stremante viaggio affrontato in pullman. Un compito fondamentale, quest’ultimo, stabilito dal Tavolo di coordinamento della Prefettura, composto dai Comuni e da tutti gli enti coinvolti: «Come Caritas diocesana – premette il direttore Corrado De Dominicis –, ci siamo messi a disposizione per quello che è il nostro proprio e quindi, nella prima accoglienza, ci stiamo adoperando innanzitutto nel servire beni di prima necessità, quali tè caldo, latte, biscotti e tutto quanto necessario per garantire una pronta accoglienza a queste persone che arrivano da giorni e giorni di viaggio. Poi, a seguito delle riunioni e delle ordinanze emesse in coordinamento con la Regione Abruzzo, abbiamo dato la nostra disponibilità per svolgere un servizio che possa essere dell’ascolto e dall’accompagnamento di queste persone. Ma, come sempre, la generosità del Terzo settore – che supporta gli enti istituzionalmente predisposti – è grande ed è pronta all’accoglienza che si sta mettendo in campo».

Corrado De Dominicis, direttore della Caritas di Pescara-Penne

È il Centro operativo comunale di Pescara a gestire la macchina dell’accoglienza che, dopo un primo momento di rifocillamento e verifiche sanitarie nell’hub di Pescara Porta Nuova, prevede il ricollocamento in albergo dei profughi che non hanno già dei contatti sul territorio: «La situazione è in continua evoluzione – spiega De Dominicis -, per capire come meglio fronteggiare gli arrivi sul nostro territorio, ma anche quelli che sono previsti, possibili, ma non certi. Ci si prepara nell’evenienza dovessero essere di una certa entità, ma ci si augura – invece – che il conflitto possa terminare il prima possibile e che, quindi, non ci siano numeri troppo alti. Anche perché una questione che riscontriamo nell’ascolto di queste persone e famiglie le quali sono state strappate alla loro vita – perché hanno mariti, padri e fratelli rimasti in patria a combattere – è che hanno voglia di ritornare nel proprio Paese il prima possibile per ricongiungersi con i proprio cari».

Nel frattempo, sono gli operatori della Caritas la prima loro “famiglia” che li accoglie e dà loro il benvenuto: «Noi – racconta Francesca Primavera, operatrice Caritas – ci stiamo dedicando a quella che è la prima accoglienza, ovvero essenzialmente il primo contatto umano, di ragazze trentenni con bimbi piccoli al seguito. Vista la difficoltà della lingua, del non comunicare con loro, li accogliamo dapprima con lo sguardo. Cerchiamo di farli sentire al sicuro, provando a dar loro la possibilità di avere qualcosa da cui ricominciare. La maggior parte di loro, arrivando con bimbi molto piccoli anche di 2 o 3 anni, sono comunque spaventate per loro e per coloro che lasciano in Ucraina. Così già trovare qualcuno che è lì per loro, e prova a farli sentire al sicuro, è tanto».

Una prova, ma anche un’emozione forte – quest’ultima – per gli operatori Caritas: «Quello che sto vivendo da operatrice, ma anche semplicemente da ragazza – aggiunge Francesca -, è la bellezza di vivere un incontro che, da parte loro, è molto umile. Sto vivendo l’umiltà con la quale loro arrivano qui e con la quale accettano una sistemazione, che può essere provvisoria. E poi l’enorme gratitudine che ci esprimono sempre, anche attraverso la semplicità di un abbraccio, perché appunto non riusciamo con facilità a comunicare con loro non conoscendo noi la lingua ucraina e loro l’inglese o l’italiano. A volte, la comunicazione ultima che rimane è proprio quella del corpo. Uno sguardo fatto di occhi lucidi, piuttosto che dell’abbraccio di una mamma che riesce a far sentire protetti i propri figli, o anche le mani che si uniscono a mo’ di preghiera per ringraziare per una saponetta ricevuta. Gesti molto semplici, che ci riportano ad una fraternità che oggi abbiamo un po’ messo da parte. Quello che stiamo vivendo, è proprio il ritorno ad un contatto fatto di sguardi e abbracci, di quel poco che però basta, di quell’amore fraterno».

Inoltre, c’è la grande sfida dell’accoglienza e della fragilità dei piccoli: «I bambini – testimonia l’operatrice della Caritas diocesana – sono arrivati così spaventanti, che non riuscivano neanche ad avvicinarsi per prendere qualcosa da mangiare. I primi momenti sono stati di silenzio e di grande attesa. Ci siamo avvicinati a loro con il modo più semplice, quello del gioco. Senza parole, prendendo un peluche o un foglio da disegno, sedendoci a terra e giocando con loro. Per quello che abbiamo potuto, siamo riusciti a ricostruire un ambiente familiare, provando a restituire quella normalità che adesso non hanno. Anche le mamme, vedendo i loro bambini rasserenati, si sono avvicinate e c’è stato quel contatto fatto di sorrisi e di sguardi».

Una comunicazione resa ancor più difficile dal distanziamento fisico e dall’utilizzo delle mascherine: «È una comunicazione – aggiunge Francesca Primavera – fatta di mani che possono voler dire “Vieni qui, giochiamo insieme” e poi di sguardi. Di occhi che si stringono a mo’ di sorriso. Stiamo proprio facendo uno sforzo quasi per tornare a quel linguaggio infantile, che però è universale e che stiamo riscoprendo tanto».

Francesca Primavera, operatrice Caritas

È un lavoro importante, quello compiuto dagli operatori Caritas attraverso la loro grande professionalità: «Più che di professionalità – precisa l’operatrice -, adesso c’è bisogno di tanta educazione alla professionalità. Non essere troppo invadenti, sapere che si sta entrando in uno spazio quasi sacro. E poi il rispetto va al primo posto, non voler imporre la nostra presenza, per quanto a fin di bene. Questo, secondo me, è da tenere sempre a mente perché se si vuole aiutare, non si può utilizzare lo stesso metodo per tutte le persone. Bisogna sempre ricordare che chi arriva qui ha vissuto qualcosa di estremamente drammatico e traumatico. Noi operatori siamo strumenti, in qualche modo. Non dobbiamo imporre la nostra persona, ma il nostro essere persona. E poi, man mano, il resto si costruisce nel rapporto e nella relazione con queste persone. Ma penso e sono convinto che occorra una grande relazione nel rapporto con queste persone».

Un impegno, quello della Caritas diocesana di Pescara-Penne e delle altre realtà coinvolte, che sarà fondamentale per gestire un flusso di arrivo di profughi in Europa stimato in 7/8 milioni di persone dall’Unhcr: «Però abbiamo anche letto – riprende Corrado De Dominicis – che l’Europa dei 27 si sta anche organizzando per l’accoglienza in tutti gli Stati. Un grande servizio e un grande sforzo, inoltre, lo stanno compiendo i Paesi confinanti. Intanto Caritas italiana è in continuo contatto con le Caritas diocesane e quelle delle nazioni confinanti, dando sostegno e tutto il necessario per questa prima accoglienza».

Nel frattempo, ovviamente, la speranza è che le ostilità si concludano al più presto: «L’auspicio – conclude il direttore della Caritas diocesana – sta tutto in quel gesto simbolico compiuto da Papa Francesco, che qualche giorno fa si è recato personalmente dall’ambasciatore russo in Vaticano per chiedere il cessate il fuoco, ma soprattutto il termine di questa guerra. Quest’ultima ha sicuramente dei vincitori e dei vinti dal punto di vista politico-bellico, ma ha sicuramente dalla parte degli sconfitti i più fragili, gli ultimi. Ecco, noi vogliamo pensare proprio ai più deboli, alle persone più in difficoltà. Dobbiamo essere pronti a questo tipo di attenzione, a questo tipo di accoglienza, a questo tipo di accompagnamento, quello delle persone che non hanno nessuno. Per questo ci impegneremo e in questo siamo al servizio della comunità tutta e, soprattutto, della nostra città».

About Davide De Amicis (3970 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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