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La Libia di codardi e coraggiosi

Tra comunicazioni distorte e in”formazione” vera, tra scelte interessate e azioni d’amore, si ripete il cammino verso la democrazia

Non bastano gli appelli dei politici da tutto il mondo per fermare il “massacro” in Libia. Non bastano le preghiere di tanti per cambiare il cuore dei mercenari assoldati da Gheddafi.

Allo stesso modo non servono i rumori di una guerra già iniziata, per fermare la volontà di governo del popolo, non servono le minacce audio da un bunker senza audacia per bloccare il processo di cambiamento, non serve separare un popolo in due, accusare i giovani di essere drogati e inneggiare alla violenza – sempre segno di debolezza – per restare al potere.

Non serve schermare la rete e i collegamenti di comunicazione per controllare la notizia perché l’in-“formazione” non passa solo attraverso i media, ma si arricchisce nelle relazioni, nello spirito di condivisione, nelle azioni di solidarietà.

Basta, invece, poco per comprendere come la brutalità sia l’ultima fase di un controllo perso, la follia di una dittatura che scapita e l’accettazione di essa l’ultimo sforzo per issare la bandiera della democrazia.

Codardia e coraggio sono le sintesi di un capitolo che conclude e di una storia che si ripete e che inizia, di una politica disinteressata al bene comune e di un popolo stanco di subire, di dittatori spaventati, fuggitivi e nascosti e di gente disposta al martirio per la libertà. Codardia è il sinonimo dell’egoismo, coraggio dell’altruismo, dell’amore, di una vita disposata a spendersi. Codardia è il nome di chi è disposto alla violenza, al saccheggio, all’abuso di potere coraggio la parola di chi “lotta” per la pace.

Codarda è  una comunicazione che esagera i problemi, che accentua la gravità di una contesto già preoccupante, coraggiosa è l’analisi mirata, attenta, vera: «A Tripoli non ho mai visto bombardamenti – afferma una fonte diplomatica al Sir, chiedendo l’anonimato – aerei sulla popolazione e non credo ci siano stati. Esiste un grave problema, tutti sono in difficoltà, libici e immigrati, ci sono tanti morti e feriti, però è stata fatta una esagerazione monumentale delle cifre. La verità è che nessuno sa quante siano le vittime».

Codardi autoctoni o stranieri che fuggono a cui nulla interessa della Libia, coraggiosi coloro che restano autoctoni e stranieri innamorati della gente e della Patria. Codardi, e assolutamente giustificabili, coloro che scappano, che si rifugiano sulle colline, o nelle tribù di appartenenza, coraggiose – e comprensibile solo per chi conosce il valore dell’amore disinteressato – le circa sessanta religiose di sedici comunità diverse, originarie italiane, maltesi, filippine e spagnole che hanno deciso di restare accanto a chi soffre: «le suore lavorano negli ospedali come infermiere e ci raccontano che il lavoro è incrementato enormemente, perché arrivano tanti morti e persone con ferite di tipo violento, soprattutto a Bengasi. Da questo si accorgono che intorno a loro sta succedendo qualcosa di grosso».

Codardi i governi che non assumono una posizione chiara e ugualmente codarde le opposizioni che sfruttano la situazione.

Codardi, insomma, siamo un po’ tutti, spaventati dell’eventuale mancanza di gas metano, delle ripercussioni tra immigrazione e lavoro sul nostro territorio, ma che continuiamo a far festa a suon di spari e bottie tutto sommato insensibili del dolore che si perpetua nei paesi sotto dittatura che di spari e  botti hanno solo paura!

About Simone Chiappetta (509 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. E' Regista e autore di
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