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Emissioni CO2: “Compensarle riforestando ridurrà il mondo alla fame”

"Ridurre i livelli di CO2 in atmosfera attraverso la riforestazione - sottolinea Elisa Bacciotti, responsabile campagne Oxfma Italia -, è solo una parte della soluzione e gli attuali piani di compensazione prevedono una quantità di terra che semplicemente non abbiamo a disposizione. Continuando su questa strada, si potrebbe assistere all’accaparramento di terre coltivabili da cui dipende la sussistenza di intere comunità e a violazioni dei diritti umani. L’unica strada praticabile, per non giocare col presente e futuro prossimo del pianeta e quindi di noi tutti, è il taglio immediato di miliardi di tonnellate di anidride carbonica che continuano ad essere prodotte da Paesi e aziende"

Lo ha denunciato ieri l’Oxfam pubblicando un nuovo rapporto

L’azzeramento delle emissioni globali di CO2 in atmosfera va realizzato senza se e senza ma, evitando ogni pericoloso compromesso. Lo ha affermato ieri Oxfam, pubblicando un nuovo rapporto: «L’azzeramento delle emissioni globali di CO2 in atmosfera entro il 2050, fissato negli obiettivi globali ed europei – ammonisce l’organizzazione non governativa -, potrebbe richiedere un piano di riforestazione di almeno 1,6 miliardi di ettari, una superfice 5 volte più grande dell’India e superiore all’estensione di tutti i terreni agricoli esistenti sul Pianeta. Un piano irrealistico e pericoloso, basato su impegni difficilmente misurabili di governi e aziende. Se l’approccio rimane quello attuale, l’uso intensivo della terra a scopo di compensazione da parte dei grandi inquinatori, porterà all’aumento della fame e delle disuguaglianze nel mondo. È urgente sia contrastare il caos climatico con un reale taglio delle emissioni, rinunciando all’uso di vaste aree di terra, per piantare alberi in grado di compensare le emissioni di gas serra in atmosfera. Solo così si potranno salvare dalla fame le comunità di piccoli agricoltori e indigeni nei Paesi più poveri, già messe in ginocchio da eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili, che causano carestie e migrazioni forzate».

Invece, siamo ancora molto lontani dal fare quanto necessario per raggiungere il primo obiettivo fondamentale, ovvero il contenimento dell’innalzamento delle temperature globali entro 1,5°C da qui al 2030: «Per centrarlo – spiega la nota ong – occorrerebbe l’impegno reale dei Paesi che inquinano di più, ad abbattere le emissioni globali di CO2 del 45% rispetto ai livelli del 2010; ma i piani attualmente in essere porteranno un taglio di appena l’1% entro il 2030».

Elisa Bacciotti, direttrice campagne Oxfam Italia

Per questo Elisa Bacciotti, responsabile delle campagne di Oxfam Italia, ha rivolto un monito ai governi: «Quella che viene definita neutralità climatica – afferma -, non potrà essere raggiunta senza una vera riduzione delle emissioni, la graduale eliminazione dei combustibili fossili e decisi investimenti nella produzione di energia pulita, lungo le filiere di produzione. Purtroppo, ad oggi, molti dei tanti impegni che vengono sbandierati sono solo una distrazione, rispetto a un’azione incisiva di contrasto agli impatti sempre più devastanti, anche in Europa, della crisi climatica. Ridurre i livelli di CO2 in atmosfera attraverso la riforestazione, è solo una parte della soluzione e gli attuali piani di compensazione prevedono una quantità di terra che semplicemente non abbiamo a disposizione. Continuando su questa strada, si potrebbe assistere all’accaparramento di terre coltivabili da cui dipende la sussistenza di intere comunità e a violazioni dei diritti umani. L’unica strada praticabile, per non giocare col presente e futuro prossimo del pianeta e quindi di noi tutti, è il taglio immediato di miliardi di tonnellate di anidride carbonica che continuano ad essere prodotte da Paesi e aziende».

Oxfam ha, tra l’altro, recentemente denunciato come i prezzi alimentari globali siano aumentati del 40% nell’ultimo anno (il più alto degli ultimi 10 anni), riducendo alla fame 20 milioni di persone, con un aumento di sei volte del numero di persone sull’orlo della carestia in meno di un anno. Quindi l’organizzazione non governativa è tornata a lanciare l’allarme contro gli attuali piani di riforestazione di Paesi e grandi aziende per centrare l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2050, i quali richiederebbero l’uso di una superficie superiore a tutti gli attuali terreni agricoli del mondo messi assieme, ossia 5 volte l’estensione dell’India: «Allo stesso modo – denuncia ancora l’organizzazione -, un quinto delle 2 mila più grandi corporation del mondo hanno fissato i loro obiettivi di compensazione, ricorrendo all’uso di terra. BP, Eni, Shell e TotalEnergies – le 4 grandi sorelle di petrolio e gas – dovrebbero piantare alberi in un’area grande il doppio del Regno Unito per raggiungere l’obiettivo ‘zero emissioni’ entro il 2050. Ciò dimostra, inoltre, che se l’intero settore energetico – le cui emissioni continuano a crescere – dovesse porsi obiettivi vicini allo zero, sarebbe necessaria una regione grande quanto l’intera foresta amazzonica, l’equivalente di un terzo di tutta la terra coltivabile del pianeta; la sola Shell, ad esempio, avrebbe bisogno di un’area grande quanto tutto l’Honduras entro il 2030».

Insomma, la realizzazione dell’obiettivo di “zero emissioni”, rischia paradossalmente di vedere attuata una soluzione peggiore del problema stesso: «Gli obiettivi “zero emissioni” – conferma Elisa Bacciotti – dovrebbero essere una buona idea, eppure i piani delle principali aziende del petrolio per raggiungerli sono quanto di più pericoloso e irrealistico si possa immaginare. Affidarsi alla riforestazione o a tecnologie ancora prive di fondamento, invece di abbandonare definitivamente i combustibili fossili, è pura follia. Abbiamo sotto gli occhi quanto accaduto nel cuore dell’Europa, in paesi avanzati come Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, devastati da alluvioni sena precedenti».

Così a tre mesi dal summit delle Nazioni Unite di Glasgow, Oxfam chiede a governi e multinazionali di concentrarsi su tagli realistici ed efficaci delle emissioni nel breve termine, partendo da cambiamenti che si possono mettere in campo a casa loro, nei loro impianti e lungo le loro filiere di fornitura. Se si vuole ricorrere a strategie di compensazione, queste devono essere misurabili, trasparenti e capaci di abbassare drasticamente le emissioni entro il 2030. Compensare non vuol dire tagliare le emissioni, che dovrebbero essere calcolate separatamente: «La terra è un bene finito e prezioso – conclude la responsabile delle campagna di Oxfam Italia -; da essa dipendono milioni di piccoli agricoltori e comunità indigene per la loro sopravvivenza. Tutti noi dipendiamo dal buon uso che ne facciamo per la nostra sicurezza alimentare».

About Davide De Amicis (3636 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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