Damian: “Un amico di tutti. Per lui, affidato a Cristo, ora viene il meglio”
"Insieme - ricorda Antonio Do Giosafat, presidente dell'Associazione Amici di Corso Vittorio -, ciascuno con le sue disponibilità, ciascuno con le sue potenzialità, abbiamo voluto accompagnare Damian, così come ci accompagnava lui con il suo sorriso ogni volta che passava su Corso Vittorio. Questo viale è diventato una famiglia, con i suoi problemi e le sue necessità, ma è diventato una famiglia: residenti, commercianti, avventori, chi la vive, anche la cagnolina Testina, siamo tutti una famiglia. E il senso di famiglia è quello che ci dovrebbe accompagnare. E allora, grazie a ciascuno di voi per esserci quest'oggi e che il ricordo di Damian ci spinga a fare sempre meglio e, soprattutto, a farlo insieme"

Oggi pomeriggio i suoi amici, i suoi familiari e la sua compagna di tante avventure, la cagnolina Testina – che non ha abbandonato il suo padrone neanche quando ormai di lui restava solo un corpo senza vita – si sono ritrovati nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara per ricordare, attraverso una santa messa di suffragio, l’anima bella di Damian Piotr Pawlik: il senza fissa dimora polacco 43enne, trovato morto lo scorso 24 aprile all’interno di un rudere nella centralissima via Ravenna. Di lui non si avevano più notizie da un mese prima e proprio dalla fine di marzo, l’unica a vegliarlo è stata solo la sua cagnolina. Una vita difficile la sua, specie da quando aveva perso anche la sua compagna. Motivo, quest’ultimo, per il quale forse ultimamente si era lasciato andare.

Ma non era mai stato lasciato solo dai residenti e dai negozianti di Corso Vittorio Emanuele. E proprio l’Associazione “Amici di Corso Vittorio”, che raccoglie al suo interno i residenti e i negozianti dell’importante arteria cittadina, negli ultimi giorni ha realizzato una raccolta fondi che – mediante il contributo del vice sindaco e assessore al Commercio Giovanni Santilli, nonché di una nota agenzia di pompe funebri pescarese – ha consentito a Damian di avere una giusta sepoltura presso il cimitero di Pescara colli.

Lui era sempre allegro, gioviale e attraverso la sua vita insegnava a chi lo incontrava a non dare mai nulla di scontato: «Oltre alla mia famiglia – racconta Alessia, una sua giovane amica, rivolgendosi direttamente a Damian -, sei stato il mio unico aggancio emotivo al mondo in un periodo in cui avevo scelto la solitudine. Una sera eravamo fuori da un negozio, tu eri felice. A un certo punto da un tubo si è affacciato un topolino, tu hai esclamato: “Guarda, c’è un topolino”. Io non li amavo moltissimo e anzi avevo una leggera fobia, ma non volevo deludere il tuo entusiasmo. Ti ho chiesto dove e tu mi hai detto ridendo: “Lì, guarda, ce n’è un altro”. Io ho messo da parte la mia fobia, perché in quel momento c’era qualcosa di più importante. Cioè la capacità di meravigliarsi del mondo. E tu me la stavi insegnando. Le conversazioni delle persone che avevo frequentato per anni, persino dei miei amici stretti, avevano iniziato a sembrarmi insignificanti, mentre il ridere dei topolini che si affacciavano dai tubi della città, mi faceva sentire in pace con me stessa e con il mondo. Tu mi hai insegnato cosa significa la libertà. La libertà dal pregiudizio, la libertà dalla paura del giudizio, la libertà di vivere come quando la vita è nata nel mondo, prima che ci convincessero che la felicità dipende da ciò che si ha e non da ciò che si è. La libertà di essere solo per chi vuole conoscerci davvero, per chi si siede al nostro fianco. Non si è amico di qualcuno solo quando c’è da ridere, si è amici anche quando il buio rende fragili. E questo è estremamente difficile in un modo in cui tutti vogliono apparire impeccabili e in cui la fragilità è vista come un difetto, anziché come il racconto di ciò che ci ha feriti. Però direi che chi è senza fragilità scagli pure la propria sentenza, perché tutti vogliono e possono essere eroi con le vite degli altri. Un po’ come Batman che è sempre sotto i riflettori, ammirato da tutti, mentre il suo amico Robin è nell’ombra. C’è una canzone che dice così (“Nessuno vuole essere Robin” di Cesare Cremonini). Grazie, amico mio, perché è così facile circondarsi di persone che si accorgono degli altri e li apprezzano solo in base a quanto si è capaci di performare, di produrre e di apparire. Grazie per avermi regalato uno spazio e un tempo in cui poter essere Robin».

Ai piedi dell’altare campeggiava la foto di Damian insieme alla sua inseparabile amica a quattro zampe Testina, adornata da una corona di fiori a forma di cuore. Proprio da lì l’abate di San Cetteo monsignor Francesco Santuccione ha pronunciato l’omelia dedicata al giovane senza fissa dimora scomparso, dedicando a lui e a chi l’ha amato parole di speranza: «Damian non è finito così – sottolinea il presbitero -, il meglio deve venire, perché Gesù Cristo che si è fatto compagno di viaggio, è morto e risorto. C’è la certezza della resurrezione. Ringrazio tutti gli amici di corso Vittorio che hanno camminato insieme, siete qui presenti. A Gesù Cristo affidiamo Damian che ha fatto del suo meglio. È stato compagno, amico… Lo accolga nel regno dei cieli, Lui che ha vissuto per primo la piccolezza, il cammino, la povertà. Gesù Cristo è venuto povero, piccolo, umile, rigettato, non capito, messo in croce, fuori dall’accampamento. Si è fatto ultimo, perché – ha detto Gesù – gli ultimi saranno i primi. E allora stiamo tranquilli. L’affidiamo sicuro alle braccia di Gesù Dio Padre, perché venga accolto in cielo. L’abbiamo seppellito l’altro giorno, dopo la benedizione, però a livello spirituale non scriviamo la parola “fine”. Al massimo possiamo scrivere “fine primo tempo” in Gesù Cristo morto e risorto».

Al termine della celebrazione eucaristica, alla quale ha preso parte anche il vice sindaco e assessore al Commercio di Pescara Giovanni Santilli, è intervenuta la consigliera comunale Valeria Toppetti che ha lasciato un messaggio da parte dell’amministrazione comunale: «L’anima di Damian è con noi – afferma la consigliera comunale -. Lui ha vissuto nella nostra città. È stato vicino alla comunità, è stato immerso nella nostra comunità e Corso Vittorio Emanuele lo ha conosciuto come un amico, come un compagno di viaggio. E questo saluto al cielo era importante perché, come ci ha ricordato don Francesco, ciò che nella vita si lega resta in eterno e quindi il suo essere presente, il suo sorriso, il suo essere umile ed essere vicino a tutti con la sua semplicità, resterà un ricordo indimenticabile per tutti noi. Naturalmente la città di Pescara lo ricorderà, ogni anno ricorderemo della sua scomparsa. Gli umili sono le persone migliori e quindi Damian tanto ci ha insegnato e resta importante proprio per la nostra comunità cittadina lui, la sua famiglia e tutte le persone care che sono intorno a lui. Sempre uniti lo ricorderemo e sarà, per noi, veramente il segno di una bella persona e di una bella anima».

Infine, il presidente dell’“Associazione Amici di Corso Vittorio” ha ringraziato tutti per la presenza e la collaborazione: «Un grazie profondo va a tutti voi che avete risposto alla nostra chiamata – riconosce Antonio Di Giosafat -, volontari, associazioni, la parrocchia di San Cetteo con il carissimo don Francesco e i semplici cittadini. È grazie a questa rete di solidarietà che riusciamo a tenere vivo il senso di una comunità anche nelle situazioni più difficili. Oggi ci ritroviamo per pregare, ricordare, affidarci, ma ci ritroviamo anche per rinnovare un impegno. Fare in modo che nessuno sia invisibile, che ogni vita sia custodita e accompagnata. Grazie 1077 volte. Non è un caso questo numero. Proprio in questo momento sto vedendo i bonifici che sono arrivati sul nostro conto corrente, senza considerare le persone che nei più svariati modi ci hanno raggiunto. Nei giorni passati si è tanto parlato, abbiamo speso tante parole, ma la parola più bella – in questo caso – è il silenzio e la preghiera. Le parole, che siano di apprezzamento, che siano di critica, non servono. Davanti alla morte si azzera tutto. L’unica cosa, l’unica parola più bella che possiamo dire è che insieme, ciascuno con le sue disponibilità, ciascuno con le sue potenzialità, abbiamo voluto accompagnare Damian, così come ci accompagnava lui con il suo sorriso ogni volta che passava su Corso Vittorio. Questo viale è diventato una famiglia, con i suoi problemi e le sue necessità, ma è diventato una famiglia: residenti, commercianti, avventori, chi la vive, anche la cagnolina Testina, siamo tutti una famiglia. E il senso di famiglia è quello che ci dovrebbe accompagnare. E allora, grazie a ciascuno di voi per esserci quest’oggi e che il ricordo di Damian ci spinga a fare sempre meglio e, soprattutto, a farlo insieme».




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