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Custodire la terra per sanare la storia: l’appello di Leone XIV nella Giornata del Creato

Siamo testimoni, oggi, - scrive Leone XIV - di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito.

Nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera del 1° settembre, il Pontefice sollecita una radicale conversione che sappia ricucire la frattura tra ecologia, giustizia sociale e testimonianza di fede. Un invito a superare le logiche del dominio predatorio per riscoprire la Terra come luogo dell’alleanza tra Dio, l’umanità e la creazione.

Il Santo Padre Leone XIV - Foto Vatican Media/SIR

Mentre il pianeta continua a manifestare le ferite evidenti di un modello di sviluppo improntato allo sfruttamento sconsiderato delle risorse, la celebrazione odierna della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato non si riduce a una formale ricorrenza a calendario, ma si erge a fecondo spazio di discernimento spirituale e di responsabilità civile. Nel messaggio indirizzato alla Chiesa universale e a tutti gli uomini di buona volontà, Papa Leone XIV sviluppa una riflessione di articolato spessore teologico ed etico, collocando la salvaguardia della casa comune non già al margine dei doveri del credente – quasi si trattasse di una concessione alle sensibilità dell’epoca – bensì al cuore stesso della testimonianza evangelica e della vita di grazia.

Ricollegandosi al solco tracciato dai suoi predecessori ed esplicitando le implicazioni pratiche della recente dottrina sociale ed eucaristica, il Santo Padre sottolinea come la crisi ecologica contemporanea non sia se non il sintomo esteriore di un’acuta frattura interiore, la quale spinge l’essere umano ad atteggiarsi a padrone assoluto del reame naturale anziché porsi quale custode premuroso e riconoscente. Attraverso un’analisi severa sul piano storico ma intrisa di sollecitudine pastorale, il messaggio papale mette in luce l’inestricabile legame che stringe la devastazione ambientale, la sofferenza dei più poveri – che di tale degrado pagano invariabilmente il prezzo più alto – e le dinamiche di conflitto che continuano a insanguinare diversi quadranti del globo. Per il Pontefice, infatti, la logica dell’accumulo sfrenato e dell’estrazione predatoria è la medesima che genera le guerre e alimenta le ingiustizie strutturali, sfigurando l’intenzione originaria del Creatore, il quale ha concepito il cosmo come un giardino di comunione e di reciproca sussistenza.

Da questa diagnosi lucida e partecipe scaturisce la proposta di una vera e propria “conversione ecologica”, la quale non può limitarsi all’adozione di meri accorgimenti tecnici o di strategie di sostenibilità di facciata, pur necessarie sul piano politico ed economico. Leone XIV richiama la comunità dei fedeli a radicare la cura per il creato nella preghiera e nella contemplazione, riconoscendo che soltanto uno sguardo capace di stupore di fronte alla bellezza dell’opera divina può disarmare la cupidigia e arrestare la corsa alla consumazione materiale. È nella vita sacramentale, ed in particolare nella celebrazione eucaristica, che la materia stessa viene elevata e redenta, ricordando all’uomo che ogni frammento di terra, ogni risorsa e ogni creatura sono impregnati della presenza e della benedizione del Signore.

L’appello del Papa si rivolge infine con forza profetica alle istituzioni internazionali, ai governanti e al mondo della finanza, affinché abbiano il coraggio di compiere scelte strutturali e non più procrastinabili in materia di transizione energetica, tutela della biodiversità e riduzione del debito ecologico che grava sulle nazioni più fragili. Invitando le Chiese locali a farsi cantiere di buone pratiche e di stili di vita sobri e solidali, Leone XIV consegna al presente una parola di fiduciosa speranza: custodire la terra non costituisce un ripiegamento conservativo sul passato, ma la condizione fondamentale per spalancare al futuro di ogni uomo la promessa di una pace duratura e riconciliata.

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