Ultime notizie

“Abitare città e casa comune è più semplice partendo dall’amore della famiglia”

"Se non ripartiamo da Gesù Cristo - sottolinea monsignor Valentinetti -, se non ripartiamo dall’amore di Dio - come detto da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si-, non riusciremo mai a incarnare in maniera buona questa nostra occupazione della natura"

Lo ha affermato domenica l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, pronunciando le conclusioni del Convegno diocesano “Abitate… voce del verbo”

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, tira le conclusioni del Convegno diocesano

Settecento iscritti, per lo più componenti dei Consigli pastorali parrocchiali e rappresentati di associazioni e movimenti presenti in diocesi, da venerdì a ieri hanno preso parte al Convegno pastorale diocesano dal tema “Abitare… voce del verbo”: dopo uscire e annunciare, già approfonditi negli anni scorsi, è questo il terzo dei cinque verbi – al centro del Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 – che guiderà il cammino nell’anno pastorale 2017/2018.

Il verbo abitare declinato negli ambiti della famiglia, della città e della casa comune rispettivamente dalla coppia umbra Francesca e Donato Leopaldi, dal docente di teologia all’Università dell’Italia settentrionale Marco Vergottini e dal giornalista e vaticanista Raffaele Luise. Ne è scaturita la riflessione dei tre gruppi di lavoro, nei quali è stata suddivisa l’assemblea, corrispondenti ai tre ambiti di riflessione.

Da qui le conclusioni dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, che ha stimolato i Consigli pastorali parrocchiali a rilanciare l’impegno a favore del territorio e lo studio dei documenti papali Evangelii Gaudium, Laudato si e Amoris laetitia: «Accogliere la possibilità di essere protagonisti nella città e nella casa comune – sintetizza il presule – può risultare più semplice, se il nostro vivere la città e il nostro vivere la casa comune nasce dall’amore della famiglia, che è immagine dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo dalla Chiesa. Del resto, è stato già ripetuto, se non ripartiamo da Gesù Cristo, se non ripartiamo dall’amore di Dio – come detto da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si -, non riusciremo mai a incarnare in maniera buona questa nostra occupazione della natura».

L’intervento dei coniugi Leopaldi

ABITARE LA FAMIGLIA. Per quanto riguarda il tema dell’abitare la famiglia, a detta del gruppo di lavoro convegnistico, il cammino dovrà fondarsi sui poli della formazione e dell’accoglienza: «C’è tutta una serie di problematiche – ricorda monsignor Valentinetti – che gravitano attorno alla famiglia. È drammatico il caso delle famiglie che non hanno un lavoro, così come è drammatico il caso delle famiglie che devono sostenere il peso di una persona anziana e non hanno le possibilità economiche per assisterla adeguatamente. E poi ci sono tante altre problematiche di carattere sociale, psicologico e spirituale, per le quali le famiglie necessitano di un sostegno formativo che la nostra realtà diocesana, essendo la pastorale familiare già avviata fin dal mio arrivo in diocesi 12 anni fa».

E poi le famiglie attuali non sono più quelle di 30 o 40 anni fa: «Pensiamo alle famiglie di fatto – osserva l’arcivescovo di Pescara-Penne. Nei nostri gruppi per fidanzati “Lui e lei”, ci sono conviventi che vogliono affrontare la loro realtà per prepararsi al matrimonio, dei conviventi che hanno già dei figli e dei conviventi che scoprono di non essere adatti al matrimonio, pur avendo già acquistato una casa e avendo dei figli e non sanno come tornare indietro. Del resto, se il Papa nell’enciclica Amoris laetitia ha scritto che le coppie in situazione diversa sono il 45% delle famiglie, anche nella nostra diocesi se negli anni ’70 venivano celebrati 5 mila matrimoni religiosi, lo scorso anno se sono stati celebrati 500. C’è, dunque, un calo demografico e un calo delle unioni religiose. Il Papa parla di accompagnare, ma prima voglio metterci l’accoglienza, oltre al discernimento – così da capire perché le famiglie si sono trovate in una situazione diversa. E poi il Papa parla di integrazione, perché queste persone sono figli di Dio come noi e non dobbiamo farli sentire fuori da quest’amore, che si esprime anche nella bellezza e nella delicatezza di un amore che, più di qualche volta, non è consacrato dal sacramento del matrimonio».

Dunque, a detta dell’arcivescovo, le parole d’ordine per la famiglia devono essere formazione e accoglienza dicendo no allo psicologismo, il ricondurre le questioni di carattere matrimoniale a difficoltà di carattere psicologico, e allo spiritualismo del “vogliamoci bene”: «Ci sono delle componenti umane e antropologiche – ricorda l’arcivescovo Valentinetti – che vanno riscoperte e vissute fino in fondo, all’insegna di un’umanità che certamente si deve mettere alla prova e, facendolo, diventa completezza nella ricerca del bene reciproco e del bene comune. Ciò non esclude la bellezza della preghiera in famiglia – con i figli -, in parrocchia, momenti di scambio tra comunità parrocchiali e gruppi famiglie, ma tutto dev’essere armonizzato nella logica più ampia che evita estremismi».

Fondamentale, poi, dare priorità all’accoglienza: «Che è il motore dell’estroversione della famiglia – spiega monsignor Tommaso Valentinetti – , perché non ripieghi nel narcisismo della contemplazione di se stessa, delle belle cose che fa».

Da qui la necessità dell’apertura all’accoglienza della vita applicando una maternità e una paternità responsabile: «Essa – precisa il presule – sta nel decidere di mettere al mondo dei figli, nella consapevolezza di quelle che sono le possibilità, i doni ricevuti e le forze con cui si è corrisposto alla grazie e all’amore donato dal Signore. Questo dà la possibilità di attuare quella logica dell’accoglienza dei bambini che vivono una situazione difficile, attraverso l’affido e l’adozione. Ma meglio l’affido, che è totalmente gratuito, perché quel figlio – che è del papà e della mamma naturale – verrà restituito dall’affidatario, che l’ha accolto con amore, ai suoi genitori e alla sua vita pensando anche che, forse, verrà dimenticato. Pensate che gesto di amore e gratuità, rispetto a chi dice “Non ho avuto figli, ne adotto”. Un gesto importante anche questo, ma che nasconde sempre una sorta di ritorno economico».

E poi c’è l’aspetto della missionarietà della famiglia: «Che si può esprimere – osserva l’arcivescovo di Pescara-Penne – vicino a noi, nella comunità parrocchiale, ma anche attraverso la missio ad gentes. Sapete che noi abbiamo una famiglia missionaria in Albania da quasi sei anni e, prima o poi, dovrà essere sostituita. Occorre qualche famiglia che abbia il coraggio di fare una scelta così importante e radicale per annunciare il Vangelo, che possa essere conosciuto, ascoltato e testimoniato anche da altri fratelli meno fortunati di noi che, forse, non hanno fatto il nostro stesso cammino di fede».

Marco Vergottini, docente di teologia all’Università dell’Italia settentrionale

 

ABITARE LA CITTÁ. Stimoli concreti sono arrivati ai delegati al Convegno diocesano anche su questo secondo ambito: «Se i Consigli pastorali parrocchiali – premette monsignor Tommaso Valentinetti – hanno letto il quarto capitolo dell’Evangelii Gaudium, sapranno che c’è una dimensione sociale dell’evangelizzazione. Ma qui bisogna lavorare seriamente, perché questo impegno sociale è stato messo un po’ da parte. Non si tratta di rifondare la Democrazia cristiana, il partito dei cattolici, ma si tratta di eliminare la dicotomia – che purtroppo esiste – tra fede e vita. La fede da una parte, diciamo tanti bei rosari, facciamo i nostri bei pellegrinaggi nei santuari, ma non facciamo pellegrinaggi nei luoghi dove si gestisce il bene comune, la città, la realizzazione di progetti seri per la vita sociale».

Da qui una serie di interrogativi per scuotere le coscienze dei credenti: «Ma – s’interroga il presule – abbiamo reagito alla smobilitazione del welfare? Pensate alla decimazione delle pensioni fatta dalla legge Fornero. Stiamo reagendo alla decimazione del sistema sanitario, divenuto un “macello sociale”, dove per sottoporsi a una visita bisogna attendere otto mesi e per sottoporsi a una mammografia bisogna attendere un anno e, nel frattempo, il tumore alla mammella porta via le persone? Abbiamo reagito di fronte ai problemi che stanno portando alla nostra Italia le spese militari? Sapete che il Governo Renzi e il Governo Gentiloni, con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, hanno sostenuto una spesa per le armi superiore a quella di tutti i governi che si sono succeduti dal dopoguerra a oggi? Su questo nessuno parla, tutti tacciono, e i terremotati – anche quelli abruzzesi a L’Aquila – non hanno le case. Ci sono famiglie che vivono ancora nelle abitazioni provvisorie e, intanto, le banche si stanno “pappando” i soldi del popolo italiano».

Questi, a detta dell’arcivescovo, sono i problemi delle nostre città: «Dove – aggiunge Valentinetti – come credenti non possiamo stare zitti. Certamente, non possiamo fare le rivoluzioni, ma questi aspetti devono starci a cuore. Come diceva don Milani “I care”, mi sta a cuore. Perché se le cose non ci stanno a cuore, è chiaro che alla fine morirà Sansone con tutti i filistei ed è logico che, a questo punto, il nostro impegno nella realtà della vita sociale e della città si fa sbiadito».

Da qui un altro interrogativo posto dall’arcivescovo di Pescara-Penne: «Come Consigli pastorali parrocchiali – domanda -, vi siete mai posti il problema del vostro quartiere, vi siete mai posti il problema di chi amministra i vostri paesi senza fare contestazioni eclatanti, ma discutendo le scelte concrete che si stanno facendo per la vostra città, il vostro paese, la vostra realtà? Certo, fare questo significa esporsi, significa – forse – avere il coraggio di prendere degli impegni a livello comunale, di quartiere, e questo significa attuare quell’opera delicatissima e preziosissima che il credente deve fare, la mediazione politica. Perché il credente deve capire che le sue esigenze, certamente possono confliggere con altre dimensioni e altri bisogni. Ma allora, da buoni credenti, si cerca di trovare mediazioni e strade, facendo le giuste alleanze e i giusti passaggi, per individuare la strada migliore, si cerca di offrire ai cittadini – per il bene della città, della regione o della nazione – la migliore legge possibile. Perché la legge ideale non esiste, ma la migliore legge possibile sì».

Infine, il presule ha rivolto un appello affinché i credenti lottino contro il fenomeno della corruzione: «Su questo – esorta monsignor Valentinetti – dovremo alzare fortemente la voce, mentre invece stiamo facendo la fine dei cani muti».

Raffaele Luise, giornalista e vaticanista

ABITARE LA CASA COMUNE. Su quest’ultimo ambito, l’arcivescovo è intervenuto distinguendo dei problemi ad intra e ad extra: «Ad intra – riflette l’arcivescovo – ci sono parecchi problemi. Pensiamo al problema dell’acqua. C’è stato un referendum, probabilmente siete andati a votare tutti, e i nostri politici stanno facendo rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta, ovvero la privatizzazione delle sorgenti a cui attingiamo oggi. La sorgente Delverde, quella con cui si produce la famosa pasta così buona e amata da noi, è di proprietà della Coca-cola che la userà, quando finiranno altre sorgenti, per produrre i propri prodotti. Abbiamo il problema del petrolio in Adriatico e su questo problema non si sta facendo nulla. O, per lo meno, non si sta evitando che si faccia il peggio, perché si è riusciti a bloccare le perforazioni entro le 7 miglia dalla costa. C’è anche la discarica di Bussi, una discarica a cielo aperto dove passa il fiume Pescara. Ci sono dei problemi ad intra che meriterebbero una nostra attenzione non per fare dell’ecologismo spicciolo o politico, ma per cercare di capire realmente quali possono essere delle proposte perché diventino fattive le bonifiche di queste realtà, per non parlare del mare Adriatico».

E poi ci sono i problemi ad extra: «Sono tre – rileva l’arcivescovo di Pescara-Penne – e portano conseguenze anche sullo sfruttamento della natura nei Paesi lontani da noi. C’è l’ingiustizia della povertà e dello sfruttamento delle risorse, che sta mettendo a dura prova le popolazioni dell’Africa e dell’America latina. C’è anche l’ingiustizia finanziaria, anch’essa già denunciata dall’enciclica Laudato si, con l’1% della popolazione mondiale che possiede il 70% della ricchezza del pianeta e, infine, l’ingiustizia della guerra che crea disastri di carattere ecologico. Non per niente, Papa Francesco ha parlato di guerra mondiale a pezzettini».

Problematiche, queste, che hanno ricadute sulla nostra realtà: «Su questi problemi – conclude monsignor Tommaso Valentinetti – dobbiamo farci una coscienza, dobbiamo studiare, dobbiamo avere la capacità di comprendere realmente quali soni i problemi. Dobbiamo avere i numeri a disposizione e poi, piano piano, cominciare a ragionarci sopra e a renderci presenti partendo dalle piccole cose di casa nostra. Da qui si comincia, per arrivare ad avere una relazione buona con la casa comune, per poi avere delle buone relazioni con la casa comune che è l’intero cosmo».

Card. Baltazar Enrique Porras Cardoso , arcivescovo di Merida

E a proposito di problemi ad extra, è stato l’arcivescovo venezuelano di Merida il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardosoa presiedere la messa conclusiva del Convegno pastorale diocesano presso la chiesa dello Spirito Santo. Un’occasione, questa, per offrire una testimonianza diretta delle violenze che, negli ultimi mesi, si stanno compiendo nel Paese latino-americano a causa dalle iniziative del presidente Maduro: «Voi sapete – racconta il porporato – la situazione sociale e politica in Venezuela è gravissima. La povertà, la mancanza di tutto l’essenziale, l’incertezza, la morte, il potere e la violenza per far crescere la paura. Migliaia di persone sono morte e tanti altri emigrano, lasciandosi dietro le certezze e la propria dignità. Noi credenti, non soltanto vescovi e preti, ma soprattutto i laici, ci sentiamo forti perché abbiamo la speranza in Gesù Cristo. Il cristiano è un uomo di gioia, che non proviene da motivi congiunturali. È una cosa più profonda, è un dono».

A questo punto, il cardinale Porras Cardoso si è chiesto cosa possiamo fare per il popolo venezuelano: «Innanzi tutto la preghiera – afferma l’arcivescovo di  Merida – e poi ci aiutano le relazioni. Abitare implica una dinamica, ovvero il rapporto tra noi, e poi prendente delle iniziative mensili pratiche. Ad esempio, mettete da parte le cose che non usate, come i farmaci per i bambini e gli anziani. Sarebbe bello se in parrocchia, ogni mese, si prendesse un’iniziativa concreta. È importante per la popolazione del Venezuela, sentire la vicinanza di una popolazione lontana, ma che si fa prossima».

I convegnisti nella chiesa dello Spirito Santo

Del resto, per il cardinale venezuelano, abitare significa sempre accompagnare e fare alleanza: «Accompagnare le persone che hanno bisogno di noi – conclude -, accompagnamento nella difficoltà, nella malattia, anche nella morte. Questa è una vera e propria pastorale del condominio. Con questo verbo, possiamo entrare nel senso vero della carità e con questo pensiero voglio benedire ognuno di voi, le vostre famiglie, l’intera comunità pastorale della vostra diocesi con la benedizione di Gesù, nostro Signore, e Maria sua madre e nostra madre celeste».

About Davide De Amicis (2466 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
Contact: Website