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“Con il lavoro costruiamo un’umanità in cui ci sia posto per tutti”

"Bisogna assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno - esorta don Antonio Del Casale -. Cioè le sue capacità, le sue iniziative, le sue forze. Chiediamo proprio al Signore che sia questa la realtà della nostra Chiesa diocesana, perché imprenditori, lavoratori, associazioni sindacali, associazione dei lavoratori, movimenti dei lavoratori, possano insieme sempre di più far sì che le condizioni del lavoro siano quelle della creazione dell’uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio. E che ciascuno di noi possa, nel suo piccolo, contribuire sempre ad avere a cuore la dignità dei lavoratori proprio in una chiave di solidarietà e di costruzione del bene comune"

Lo ha affermato ieri don Antonio Del Casale, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, presiedendo la messa del primo maggio, festa dei lavoratori

Don Antonio Del Casale, direttore dell'Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, pronuncia l'omelia

In assenza dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, fermato da una lieve indisposizione influenzale, ieri sera è stato il direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro don Antonio Del Casale a presiedere, nella chiesa di San Giuseppe a Pescara, la santa messa del primo maggio: memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore e festa dei lavoratori. Una santa messa, concelebrata dal parroco don Achille Villanucci, molto partecipata dai fedeli: «È bello in questo momento – esordisce il presbitero – che a livello diocesano cerchiamo di vivere almeno ogni primo maggio, insieme ad altre iniziative della Pastorale sociale e del lavoro, perché ci aiutaattraverso i testi della Parola di Dio ma anche quelli del magistero attraverso il comunicato che i vescovi hanno fatto proprio per questa giornata a comprendere in questo momento il senso anche dell’amore, l’importanza della dignità del lavoro nel nostro momento storico e nella nostra vita di cristiani».

Don Antonio Del Casale e Don Achille Villanucci

Fatta questa premessa, don Antonio ha fatto dapprima riferimento alle letture del giorno: «Abbiamo ascoltato dal Vangelo (Mt 13,54-58) – ricorda il sacerdote – che Gesù è riconosciuto come figlio del falegname, come qualcuno del popolo. Questo scandalizza il Popolo di Israele, la gente di Nazareth: “L’abbiamo visto crescere, ha lavorato a bottega col padre. Cosa si mette a insegnare? È nato falegname, deve morire falegname”. Non riescono a ad avere quella fede che è la premessa per miracoli di Gesù. Nel Vangelo di Matteo sempre troviamo che Gesù chiede la fede e se c’è fede opera miracolo, ma non opera miracoli per aumentare la sua popolarità. Come però sottolineiamo, quel Gesù falegname, quel Gesù operaio è una nota fuori posto nella mente di quella popolazione, forse del popolo di Israele del tempo. Per noi, invece, è una qualità in più. Cioè, il Figlio di Dio non ha disdegnato la vita quotidiana di ciascuno di noi, fino anche a vivere quella fatica del lavoro che quotidianamente ognuno di noi è chiamato a vivere, ma non per esserne schiacciato, ma per essere collaboratori di Dio. Ecco perché il testo della prima lettura, dal Libro della Genesi (Gen 1,26-2,3), ci riporta alla creazione dell’uomo della donna e a questo compito che Dio dà all’uomo e alla donna. Cioè di essere custodi del creato e continuatori dell’opera creatrice di Dio».

Da qui il valore che rappresenta oggi il lavoro per le donne e per gli uomini: «Il lavoro – sottolinea Del Casale – è proprio il modo con il quale ciascun uomo, ciascuna donna può mettere insieme agli altri, nel mondo, la sua opera a disposizione della creazione che va avanti. È un modo nobile e leggendo i testi di San Giovanni Paolo II, come l’enciclica “Laborem exercens”, lo leggiamo e lo approfondiamo davvero molto. Ma il modo con il quale ciascuno di noi da cristiano può vivere il suo lavoro, la sua opera lavorativa, è proprio quello di essere un collaboratore, una collaboratrice di Dio, perché Lui porta avanti la creazione attraverso di noi. Immaginate il progresso scientifico, quel cammino che si sta facendo e anche il Concilio Vaticano II, all’alba degli anni ’70, aveva individuato come un percorso di crescita sicuramente notevole anche a disposizione di tutta l’umanità, lo leggiamo anche nella “Gaudium et spes”. Quel cammino, quella tecnologia che va avanti, quelle possibilità che il lavoro, l’ingegno  umano producono, non devono essere in antagonismo con Dio, ma devono essere vissute proprio come un dono di Dio che si fa dono agli altri per il bene di tutti. Ecco perché il frutto del proprio lavoro non dovrebbe essere soltanto il proprio guadagno, il proprio profitto, il proprio arricchimento, lasciando fuori gli altri».

Non è questa, secondo don Antonio Del Casale, la logica del lavoro in chiave cristiana: «È invece la capacità, la possibilità, che Dio ci dà di essere per gli altri – precisa il direttore della Pastorale sociale e del lavoro dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne -. Tant’è vero che il comunicato della Conferenza episcopale italiana parla del lavoro come qualcosa da fare “con e per”. Collaboriamo con Dio, ma facciamolo per gli altri, facciamolo per l’umanità intera. Ecco, allora, le frontiere della tecnologia, le frontiere delle possibilità che si aprono. Anche il Papa lo sta sottolineando con l’intelligenza artificiale o con ciò che ci permetterà di velocizzare anche tanti processi. Non devono andare a discapito del benessere dell’umanità, ma devono essere servizio del bene comune. Ecco la frontiera della logica cristiana per quanto riguarda il nostro compito di lavoratori e lavoratrici, costruire il bene comune. Arrivare, attraverso il lavoro, a costruire una creazione e un’umanità nella quale ci sia posto per tutti, ci sia dignità per tutti, non ci sia sfruttamento di qualcuno. Oggi non so cosa abbiate mangiato, cosa ci sia stato sulle vostre mense. Ma quei prodotti agricoli sicuramente sono stati raccolti da ragazzi immigrati che non sono stipendiati regolarmente. Purtroppo è ancora una piaga della nostra società. Non so se abbiamo ascoltato qualche telegiornale, ma la notizia di qualche crisi aziendale, di qualche difficoltà anche nel nostro Abruzzo risuona quotidianamente».

I fedeli che hanno partecipato alla messa del primo maggio

E poi, sempre nella nostra regione, c’è il dramma dei morti sul lavoro con 1.900 incidenti e 4 vittime registrati solo nel primo trimestre del 2024. Un dato spaventoso che spegne inevitabilmente la soddisfazione di un Abruzzo in cui, in base ai dati forniti dall’assessore regionale al Lavoro Tiziana Magnacca, il tasso di occupazione è salito al 61,3%, con 11 mila persone che hanno riconquistato un impiego. Insomma, la priorità è più che mai la sicurezza sui luoghi di lavoro: «Purtroppo abbiamo notizie di incidenti sul lavoro e di morti – conferma il presbitero -. Noi abbiamo ancora il numero di oltre mille morti in Italia ogni anno. Sono numeri da guerra. Mille persone, mille famiglie che non vedono tornare qualcuno della loro famiglia, che la mattina era andato a lavorare, e lo vanno a ritrovare in un obitorio. Allora, capite che non può essere questo il modo di lavorare, né un lavoro che “se lo vivo io, meglio che lo vivo io e qualcun altro no, non mi interessa”. No, perché il lavoro è anche solidarietà. Quando parliamo di lavorare in collaborazione con Dio e per gli altri, il valore della solidarietà è importantissimo perché insieme costruiamo una società giusta, che possa dare a tutti dignità. E allora chiediamo al Signore, proprio in questa celebrazione nella quale vogliamo mettere proprio tutte le intenzioni della nostra diocesi, delle sue diverse realtà lavorative che vanno dal mare, dai pescatori sulla costa fino all’ultimo agricoltore dell’entroterra o a coloro che si occupano delle greggi nell’entroterra. Mettere proprio davanti al Signore questo compito che ci prendiamo, di rendere sempre più giustizia al lavoro, di rendere sempre di più dignità ai lavoratori e alle lavoratrici, di essere rispettosi di quel lavoro che facciamo. Quanti meccanismi, anche nella grande distribuzione, vanno purtroppo a discapito del lavoratore ultimo. Quanto sul lavoratore che è all’inizio di tutta la catena di forniture pesa quello sconto, quel risparmio, quel 3 × 2 che abbiamo potuto ottenere».

Da qui la riflessione e gli inviti finali: «Allora – conclude don Antonio Del Casale – dobbiamo chiederci davvero, qual è la giustizia? È la giustizia del mio risparmio, è la giustizia di chi lavora e non riesce a portare poi a casa uno stipendio dignitoso? Chiediamo al Signore proprio questo. Papa Francesco ce lo ricorda nella Fratelli tutti. Il grande tema del lavoro, perché bisogna assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno. Cioè le sue capacità, le sue iniziative, le sue forze. Chiediamo proprio al Signore che sia questa la realtà della nostra Chiesa diocesana, perché imprenditori, lavoratori, associazioni sindacali, associazione dei lavoratori, movimenti dei lavoratori, possano insieme sempre di più far sì che le condizioni del lavoro siano quelle della creazione dell’uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio. E che ciascuno di noi possa, nel suo piccolo, contribuire sempre ad avere a cuore la dignità dei lavoratori proprio in una chiave di solidarietà e di costruzione del bene comune».

About Davide De Amicis (4402 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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