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“Vivere in serietà, verità, onestà e nel bene comune per rimanere nell’amore di Dio”

"San Nunzio - ricorda l'arcivescovo Valentinetti - ha affrontato una storia, lo ricordo sempre quando facciamo la festa, a dir poco pazzesca da un punto di vista familiare, da un punto di vista sociale di questo paese, da un punto di vista della cura della sua malattia. Non è cambiato molto nella storia dell’umanità, sapete?! Eppure è rimasto nell’amore, anzi si è prestato ad un amore nei confronti degli altri. Per rimanere occorre fedeltà, occorre un esame di coscienza, occorre capire veramente se ognuno di noi sta facendo il proprio dovere, se siamo stati veramente capaci di concepire non il mio bene personale, ma il nostro bene comune"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la santa messa nella festa di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia

Un Santuario di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco (Pescara) gremito all’inverosimile di fedeli ieri mattina, complice la bella giornata di sole, ha fatto da sfondo alla festa del giovane santo pescarese – canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018 – culminata con la santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrata dal rettore del Santuario don Nicola Della Rocca.

Il Santuario di San Nunzio Sulprizio gremito dai fedeli

Al centro della riflessione del presule nell’omelia, partendo dalla riflessione sulla Parola di Dio, il tema dell’inclusione sociale: «Uno dei problemi che ebbe la Chiesa primitiva – esordisce l’arcivescovo Valentinetti -, che torna costantemente non solo nella Chiesa ma anche delle comunità, delle nazioni, è la risposta alla domanda “Chi sono quelli dei nostri?”. Perché l’uomo è sempre più portato a fare divisioni che unità, è sempre più portato ad escludere che non ad includere. Così, dal libro degli Atti degli apostoli, avete ascoltato la grande domanda posta “Ma i greci possono essere assimilati agli ebrei nella ricezione del Vangelo”. Ma ad un certo punto succede una cosa che non si sarebbero mai aspettati. Dio scalza ogni pregiudizio, ogni preconcetto, perché succede un fatto straordinario. Lo Spirito Santo che gli apostoli del popolo ebraico avevano ricevuto 50 giorni dopo la Pasqua, ad un certo punto si effonde su tutti. E allora la domanda è “Possiamo evitare che siano dei nostri quelli che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?”. Non è possibile, dobbiamo fare comunità. E da lì la Chiesa si è aperta al mondo intero, alla predicazione a tutte le genti e si è passati dalla logica dell’esclusione a quella dell’inclusione. E si è passati a dire che Dio non ama poche persone, ma che Dio ama tutti. È quello che Papa Francesco dice nella “Fratelli tutti”. Dio vuole che l’umanità si riconosca in una fratellanza universale, perché è umano, perché è l’umanità. Ma non c’è mai stato tempo nella storia, sì c’è stato anche prima, in cui l’umanità viene calpestata?».

A questo punto, il riferimento all’attualità: «In questi tempi – constata l’arcivescovo di Pescara-Penne – stiamo assistendo alla distruzione dell’umanità. Chi prima pensa di avere ragione, “prende la pistola e spara”, il popolo che pensa di avere ragione, prende e fa guerra. Ho letto un articolo su di un giornale, giorni fa, sul fatto che il Congo si starebbe preparando a fare guerra ai Tutsi e agli Hutu. Come se non mancassero le guerre sulla faccia della terra! Eppure, il Signore dice “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Anzi, dovete sapere che non siete voi i protagonisti di questo amore, io lo sono. Voi siete stati scelti, io ho amato voi per primo e non il contrario”. Lui ci ha amati per primo. Ma chi siamo noi? Se ci facciamo un esame di coscienza singolarmente, comunitariamente, popoli, nazioni, Chiesa stessa, possiamo dire di essere perfetti, di poter dire “Ho amato sempre?”. No, “io ho amato voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e perché questo rimanga”».

La processione dell’effige di San Nunzio Sulprizio

Da qui la riflessione su quella che l’arcivescovo di Pescara-Penne ha definito la parola-chiave della sesta domenica del tempo di Pasqua, “rimanere”: «Rimanere nell’amore del Signore non è facile – osserva monsignor Tommaso Valentinetti -. Rimanere e perseverare quando si tratta di affrontare le contraddizioni, quando si tratta di affrontare chi ti viene contro, quando si tratta di affrontare chi ti viene contro, quando si tratta di affrontare le difficoltà della vita, e quest’ultima è piena di difficoltà, lì il Signore ci chiede di rimanere. San Nunzio ha affrontato una storia, lo ricordo sempre quando facciamo la festa, a dir poco pazzesca da un punto di vista familiare, da un punto di vista sociale di questo paese, da un punto di vista della cura della sua malattia. Non è cambiato molto nella storia dell’umanità, sapete?! Eppure è rimasto nell’amore, anzi si è prestato ad un amore nei confronti degli altri. Per rimanere occorre fedeltà, occorre un esame di coscienza, occorre capire veramente se ognuno di noi sta facendo il proprio dovere, se siamo stati veramente capaci di concepire non il mio bene personale, ma il nostro bene comune. Io insisto molto su questo». Immancabile, quindi, il monito ai tanti sindaci dei comuni della Val Pescara, presenti nel santuario: «Lo dico particolarmente agli amministratori – esorta l’alto prelato -. Voi non state dove state per il vostro bene personale, voi state lì per il bene comune e per trovare le soluzioni ai problemi per il bene comune. È così? Io lascio il punto interrogativo, ad ognuno la risposta personale».

Una raccomandazione, quest’ultima, che a dire il vero vale per tutti: «Perché il bene comune – precisa il presule – comincia dal basso, comincia dalle piccole cose, comincia dalla coscienza di fare il proprio dovere. Rimanere nell’amore di Gesù per molti potrebbe significare la preghiera, benissimo, la messa, benissimo, qualche opera di carità, benissimo. Ma rimanere nell’amore del Signore, significa anche questo, ovvero una coscienza capace di vivere nella serietà, nella verità, nella probità, nell’onestà e soprattutto nello spirito del bene comune».

Il rientro della processione

Infine, un riferimento ai giovani: «Sapete noi adulti, qui di giovani non ne vedo molti – interroga l’arcivescovo Valentinetti -, che futuro stiamo preparando per i nostri giovani? Perché noi ci lamentiamo dei giovani. Ci lamentiamo molte volte che sono scapestrati. Ma noi che esempi stiamo dando? Quali comunicazioni di bene e di verità e onestà stiamo propagando? Ora dico una cosa che scandalizzerà sicuramente le forze pubbliche. Io non sono d’accordo sul metodo che stanno usando i giovani per protestare contro la guerra, fanno male a farlo in quel modo, ma sulla sostanza sono d’accordo. Perché non è possibile continuare a consegnare ai giovani un mondo in guerra. Che San Nunzio ci aiuti e interceda per noi. Amen».  

About Davide De Amicis (4402 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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