"Questa pandemia - s'interroga l'arcivescovo Valentinetti - non ci ha insegnato niente? Non ci ha insegnato ad essere un po’ più umani? A tornare ad essere un po’ più solidali? Un po’ più a capire che siamo interdipendenti gli uni dagli altri? Se non siamo capaci di capire quanto questa interdipendenza è interpersonale, intercittadina, interregionale e internazionale, l’umanità è smarrita"
"Volete una famiglia bella? - interroga il presule - Rendetela accogliente, gioite con chi gioisce, esultate con chi esulta, piangete con chi piange, accogliete, state accanto così come Gesù è stato accanto"
"Quando ho ricevuto il crocifisso dalle mani del Papa – aggiunge Anna Lancia - è stato davvero unico. L’ho percepito come un dono, ma anche come una responsabilità. È come se quel gesto mi avesse detto “Porta Cristo agli altri, con la tua vita, con la tua missione"
"Nella ferialità della vita, nella quotidianità della nostra esistenza - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -, nel sentirci piccoli piccoli e poveri poveri dentro questa storia e dentro questa vita di questa comunità diocesana e di queste comunità parrocchiali e dei movimenti e delle associazioni che la compongono, una cosa ve la posso promettere. Che un giorno, forse, anche noi saremo vestiti di bianco, anche noi porteremo la veste del battesimo e qualcuno domanderà “Ma da dove vengono?” e sarà risposto “Signore, Tu lo sai, essi sono coloro che vengono da una tribolazione del quotidiano e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello"