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“Il Parlamento colga il desiderio di unità espresso dal Paese”

"I giovani forse sono i più colpiti dalla pandemia – sostiene il cardinale Bassetti -, ma possono anche essere gli artefici di questo cambiamento d’epoca, di questa inversione di tendenza. Lo dimostra la loro voglia di partecipazione e di impegno solidale, che abbiamo riscontrato proprio in questo tempo di emergenza con l’arrivo di migliaia di nuovi volontari, sotto i 34 anni, nelle nostre reti Caritas. I giovani sono la primavera del Paese e del Continente. A noi il compito di accompagnarli e sostenerli; convinti che senza primavera non si va avanti"

Lo ha affermato ieri il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell’introduzione del Consiglio episcopale permanente

Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana

Anche il Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana, ieri pomeriggio, in apertura della sessione di lavori, in corso a Roma fino a domani mercoledì 26 gennaio, ha rivolto un pensiero riguardo alle concomitanti votazioni per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Lo ha espresso per tutti il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti: «L’ascolto della realtà non è disincanto o esercizio astratto – afferma -, ma è un dovere che interpella direttamente anche le responsabilità della politica. È il presupposto di ogni decisione ed è esso stesso un elemento che qualifica l’azione pubblica. Proprio oggi iniziano le votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica. Il Parlamento, in seduta comune, saprà cogliere il desiderio di unità espresso dal Paese? Non possiamo che auspicarlo nell’interesse generale».

Non è poi mancato un riferimento al presidente della Repubblica uscente: «Lo spirito unitario che anima la stragrande maggioranza degli italiani – ricorda il cardinale Bassetti – ha trovato finora un interprete coerente e disinteressato nella persona di Sergio Mattarella, il cui esempio di uomo e di statista si pone ora come un limpido punto di riferimento nelle scelte che devono essere compiute alla luce della Costituzione. A lui rinnoviamo il nostro saluto rispettoso e grato». Così come non è mancato anche un ricordo per l’ex presidente del Parlamento europeo, scomparso pochi giorni fa: «Il desiderio comune di dialogo e di solidarietà, peraltro, nei giorni scorsi – aggiunge il presidente della Cei – si è manifestato con un’ampiezza e una spontaneità confortanti intorno alla figura di David Sassoli, la cui vicenda terrena si è consumata così prematuramente. Sarebbe un’imperdonabile superficialità non dare ascolto a questo sentimento collettivo, che trova il suo fondamento nel lascito umano e ideale di Sassoli. Nel suo impegno professionale e come uomo delle istituzioni europee, egli si è sempre speso per una società più solidale e più attenta ai bisogni dei giovani e degli ultimi, sostenendo in ogni sede la necessità di abbattere muri e costruire ponti. Di questo c’è urgente bisogno in un momento in cui le tensioni e i conflitti si sono fatti particolarmente acuti anche vicino a noi».

In seguito, il porporato è tornato a parlare del Sinodo: «L’ascolto è il tema portante di questa stagione della vita delle Chiese che sono in Italia e in particolare della prima fase del Cammino sinodale – constata -. Il Papa parla di un ascolto che parte dalla Parola di Dio per praticare la misericordia, ovvero per uscire dal cortile dell’individualismo e avviarsi insieme verso gli orizzonti grandi della fraternità – ricorda il cardinale dopo aver citato “quanti sono morti, veramente tanti” a causa della pandemia e i loro familiari -. Occorre, dunque, rivolgere orecchie e cuore a Gesù e ai fratelli. È il profilo del credente da far maturare in un tempo fortemente caratterizzato dalla paura verso un virus, verso gli altri e, persino, verso la storia. Il Cammino sinodale ci sta spingendo ad ascoltare di più i nostri fedeli, siano essi presbiteri, religiosi o laici. Anche tra loro vediamo annidarsi e talvolta manifestarsi, in modo scomposto, il segno tangibile della paura. Si coglie un timore profondo non solo per il presente, ma anche per il futuro. Molti, soprattutto tra i giovani, si sentono defraudati di qualcosa che invece sarebbe stato accordato ad altre generazioni del passato. Non mancano certo le ragioni di preoccupazione per la salute pubblica, per l’economia e, più in generale, per la tenuta sociale del Paese. Bisogna partire dai suoni e dai rumori che ci sono, cioè dalla realtà concreta, che è sempre abitata dallo Spirito. Così, ascoltare la realtà con fede, speranza e carità può permettere alla comunità credente di sentirsi e di essere ancora responsabile e protagonista della fase storica attuale». Il Cammino sinodale sta generando sempre più entusiasmo nelle nostre comunità – constata -. Dopo pochi mesi, ci rendiamo sempre più conto di quanto sia buono, bello e giusto camminare insieme». Questo il bilancio dei primi mesi di lavoro. Quindi, il presidente dei vescovi italiani ha individuato nei giovani la prima tra le “sfide sociali e politiche che abbiamo davanti”, facendo anche riferimento al discorso di fine anno del presidente Mattarella: «Non fermatevi, non scoraggiatevi – esorta il cardinale Gualtiero Bassetti -, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società. La scelta dell’Unione europea di proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani dovrebbe dare slancio a un’inversione di tendenza».

Questo l’auspicio del cardinale, davanti ad un quadro impietoso che fotografa le condizioni di vita delle nuove generazioni: «Le statistiche sono indubbiamente preoccupanti – conferma il presidente della Cei -. I figli stanno peggio dei genitori, i nipoti peggio dei nonni. In Italia la povertà cresce al diminuire dell’età. Oltre l’80% delle diocesi segnala la prevalenza di povertà e bisogni legati al mondo giovanile». Eppure, a detta del cardinale, è proprio da loro che può partire il riscatto: «I giovani forse sono i più colpiti dalla pandemia – sostiene -, ma possono anche essere gli artefici di questo cambiamento d’epoca, di questa inversione di tendenza. Lo dimostra la loro voglia di partecipazione e di impegno solidale, che abbiamo riscontrato proprio in questo tempo di emergenza con l’arrivo di migliaia di nuovi volontari, sotto i 34 anni, nelle nostre reti Caritas. I giovani sono la primavera del Paese e del Continente. A noi il compito di accompagnarli e sostenerli; convinti che senza primavera non si va avanti. Le nostre Chiese guardano al futuro e fanno affidamento sui giovani e sulla riserva di grande speranza che ciascuno di loro incarna, nei sogni di pace, giustizia, solidarietà e bontà. Avremo modo di toccare con mano questa ricchezza durante l’incontro di Papa Francesco con gli adolescenti italiani, in programma a Roma il 18 aprile».

Successivamente, il cardinale Bassetti è tornato a parlare di migrazione: «Non cediamo all’illusione di poterci difendere chiudendoci nei nostri confini, né pensiamo che ciò che accade nel bacino del Mare Nostrum sia qualcosa di cui possiamo disinteressarci – ammonisce -. La situazione geopolitica internazionale sta precipitando. Pensiamo, in modo particolare, all’Ucraina. Il Papa ha proposto che il 26 gennaio sia una giornata di preghiera per la pace. Come Chiesa in Italia, accogliamo questa proposta che vivremo, in modo collegiale, durante questa sessione del nostro Consiglio». Quindi ha rivolto un altro invito: «Non dimentichiamo che i Paesi più coinvolti nei conflitti gravitano di fatto intorno all’area del Mediterraneo – aggiunge il cardinale -. Per questo, la scelta di promuovere l’Incontro sul Mediterraneo che riunirà a Firenze, dal 23 al 27 febbraio, vescovi e sindaci di Paesi del Mare Nostrum – a due anni dalla prima edizione svoltasi a Bari -, va proprio nella direzione di una rinnovata attenzione e di un impegno di dialogo, fondamentali per costruire percorsi di fratellanza. Non possiamo voltarci dall’altra parte, perché la questione ci riguarda: gesti decisivi, come la firma del Trattato contro le armi nucleari, possono aprire grandi orizzonti».

Nella parte finale della sua introduzione, il presidente dei vescovi italiani ha poi parlato di economia: «L’inflazione in crescita sta suscitando tanto allarme sociale anche perché – avverte -, se non la si contiene entro limiti fisiologici, essa può diventare una forma occulta e iniqua di tassazione, che colpisce soprattutto i redditi medio-bassi, i più esposti all’aumento dei prezzi al consumo. È giusto che le istituzioni mettano in campo i rimedi possibili a tutela dei più deboli, tanto più a fronte del vistoso incremento delle disuguaglianze provocato dalla pandemia. Ormai dovremmo aver imparato che tutto è connesso e i nodi irrisolti, non esclusi quelli apparentemente lontani, producono conseguenze negative anche nella quotidianità della vita delle nostre famiglie. Basti pensare all’impatto della questione energetica sull’andamento dei prezzi».

E ancora, il porporato è tornato a parlare di eutanasia: «Preoccupa l’iniziativa referendaria che punta a liberalizzare l’omicidio del consenziente – ribadisce l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve -, facendo leva su situazioni che richiederebbero ben altro tipo di risposte. È in queste situazioni di estrema fragilità che il nostro ascolto si fa accompagnamento e aiuto, necessari a ritrovare ragioni di vita. La tutela delle persone fragili è un dovere non soltanto sul piano economico. In tempi come questi, la tentazione della ‘cultura dello scarto’ si fa ancora più insidiosa e può creare il terreno favorevole all’introduzione di norme che scardinano i presidi giuridici a difesa della vita umana».

Infine, il cardinale Bassetti è tornato a parlare dei vaccini anti-Covid: «In una società che voglia essere comunità – osserva -, ciascuno deve farsi carico responsabilmente della salute di chi non può accedere a questo strumento di salvaguardia. È necessario operare congiuntamente affinché, da un lato, si contribuisca ad estendere la copertura vaccinale personale; dall’altro ci si impegni per inviare i vaccini là dove mancano, con un meccanismo di dono autentico ai Paesi poveri. Come vescovi, dobbiamo sentirci interpellati da questo oggi di luci e ombre. Non possiamo stare a guardare. In questi anni ho potuto toccare con mano l’impegno dell’episcopato italiano, ma credo che ora serva un qualcosa di più. Il come lo dobbiamo trovare insieme, facendo della nostra collegialità un luogo di fraterna condivisione per riscoprire, noi per primi, l’inaudito del Vangelo».

About Davide De Amicis (3876 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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