"Preghiamo – conclude il Papa - perché ciascuno di noi ascolti con il cuore il grido della Terra e il grido delle vittime dei disastri ambientali e della crisi climatica, impegnandosi in prima persona a custodire il mondo che abitiamo"
il confine più arduo – precisa monsignor Carlo Maria Redaelli, presidente di Caritas italiana - è tra operatori e volontari Caritas e gli ultimi. Un confine che c’è perché siamo in due situazioni diverse, chi aiuta e chi ha bisogno di aiuto. Ma è un confine che va superato. Sarebbe utile meditare su alcune pagine del Vangelo capovolgendo i ruoli, ossia pensandoci noi come gli affamati, gli assetati, gli stranieri che abbiamo bisogno di aiuto. Mettersi dall’altra parte del confine della povertà e del bisogno, può essere una buona idea per farlo diventare luogo di contatto"
"Non spegnere la speranza con surrogati inefficaci - esorta il Papa -. Aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare. Sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio"
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