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Foie gras di adolescenti

Ci ritroviamo ad ingozzare i ragazzi come oche col nostro disorientamento, con l'inadeguatezza e il disarmo di fronte alla complessità del mondo. Il nostro sonno della ragione viene usato per ingrassare i fegati delle generazioni che ci incalzano.

I giovani sono lo specchio delle azioni della generazione immediatamente precedente. Mentre il mondo degli adulti si limita ad indignarsi, rinunciando ad agire sulle fragilità, loro ci imitano ed estremizzano le nostre frustrazioni.

Roma, nelle vie della mondanità giovanile, tra locali ed occasioni di incontro, si ammassano ragazzi incuranti di ogni prescrizione di prevenzione dal contagio da Covid-19; due ragazzi, intervistati da una troupe del programma “Dritto e rovescio” in onda su Rete 4, in quello che in gergo potrebbe essere definito “trappolone televisivo”, dichiarano candidamente di essere deliberatamente non curanti della situazione perché per loro il virus è una passeggiata e a morire sono solo gli anziani. Fano, un ragazzo di 18 anni, plagiato dalle follie negazioniste di un cinquantenne, si rifiuta di indossare la mascherina in classe e per protesta si incatena al banco, mostrando un atteggiamento di estrema aggressività fino all’intervento dell’autorità sanitaria che ne dispone un TSO.

Queste vicende hanno un filo conduttore non nelle loro conseguenze, bensì nelle premesse: è semplice e anche comodo pesare gli eventi sull’onda emotiva dell’indignazione popolare, ma vogliamo davvero ridurre tutto ciò ad una condizione giovanile che ci fa vedere solo i fatti compiuti o vogliamo finalmente interrogarci sulle precise responsabilità di un’opinione pubblica che ormai alla deriva ha perso la bussola di ogni tipo di contestualizzazione?

I giovani stanno facendo ciò che gli stiamo insegnando e permettendo. Stanno facendo ciò che gli è stato concesso e legittimato al loro cospetto; abbiamo assecondato la realtà col soggettivismo di un sommessamente sussurrato “buonsenso”: le condizioni riferite ai fatti riportati sono state create da disposizioni culturali, sociali e politiche appositamente sdoganate. Non è il caso di sottovalutare la trafila dei piagnistei genitoriali rispetto ad una strana e quanto mai patetica lotta per la salvaguardia del superfluo nell’opulenza occidentale.

Ci ritroviamo ad ingozzare i ragazzi come oche col nostro disorientamento, con l’inadeguatezza e il disarmo di fronte alla complessità del mondo. Il nostro sonno della ragione viene usato per ingrassare i fegati delle generazioni che ci incalzano. Commettiamo l’errore di parlare a nome dei giovani perché non abbiamo il coraggio di parlare di noi adulti e magari scoprire di dover riordinare fallimenti e frustrazioni. Se come disse Sandro Pertini “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”, è bene riflettere sul fatto che ciò che c’è dietro e dentro molti accadimenti e circostanze riguardanti la vita della cosiddetta “Generazione Z” (perché tutto deve essere rigidamente catalogato, nel consueto schema di distinzione tra un punto di partenza e la restante alterità) è il pagamento dello scotto delle aberrazioni di tanti cattivi maestri che si estraniano da qualsiasi responsabilità di cui nessuno chiede mai conto.

Nel processo di passaggio da una logica basata sull’intelligenza ad un’affettività basata sulla volontà, tipico dell’anticamera dell’adolescenza, ci scontriamo con una Società che cresce individui convinti di poter raggiungere qualsiasi meta ci si prefigga, ma senza fornire gli strumenti per confrontarsi con gli eventuali fallimenti che ne possono derivare; affondiamo quindi nella melma degli elementi autoassolutori. La pandemia, nella sua tragedia, ha fatto anche questo, ovvero si è proposta come paravento assolutorio e in un certo senso confortevole, il fido e comodo tutone da casa per la coscienza, sdraiata debole ad oziare sul divano dell’indifferenza.

Questi ragazzi, con le loro azioni, ci stanno essenzialmente descrivendo per come ci vedono, in base a ciò che gli stiamo fornendo.

About Giannicola D'Angelo (86 Articles)
Giornalista e laureato in Sociologia presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti, si occupa dell'Ufficio comunicazione della Caritas diocesana di Pescara-Penne, studi sociali e Osservatorio diocesano povertà e risorse. Oltre alla collaborazione con il notiziario "La Porzione.it" è autore e conduttore del programma radiofonico "Binario 1" in onda su Radio Speranza.