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Riforma liturgica: “Triste vedere come l’Eucaristia sia motivo di divisione”

"Accompagnare quanti sono radicati nella forma celebrativa precedente – l’esortazione della Congregazione per il culto divino - verso una piena comprensione del valore della celebrazione nella forma rituale consegnataci dalla riforma del Concilio Vaticano II, attraverso una adeguata formazione che faccia scoprire come essa sia testimonianza di una fede immutata, espressione di una ecclesiologia rinnovata, fonte primaria di spiritualità per la vita cristiana"

Lo ha affermato ieri la Congregazione per il Culto divino rispondendo ai “dubia” seguiti la Motu proprio “Traditionis custodes”

I libri liturgici promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della “lex orandi” del Rito Romano. Lo ha ricordato ieri la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, rispondendo ai “dubia” emersi in seguito alla pubblicazione del Motu proprio di Papa Francesco “Traditionis custodes”, che ha approfondito l’utilizzo della liturgia romana precedente alla riforma del 1970: «Ogni norma prescritta – precisa la Congregazione vaticana – ha sempre l’unico scopo di custodire il dono della comunione ecclesiale camminando insieme, con convinzione di mente e di cuore, nella linea indicata dal Santo Padre. È triste vedere come il vincolo più profondo di unità – la partecipazione all’unico Pane spezzato che è il Suo Corpo offerto perché tutti siano uno (cf. Gv 17,21) – diventi motivo di divisione. È compito dei vescovi, cum Petro et sub Petro, custodire la comunione, condizione necessaria – l’Apostolo Paolo ce lo ricorda (cf. 1Cor 11,17-34) – per poter partecipare alla mensa eucaristica».

Per il Vaticano è dunque innegabile una circostanza: «I Padri conciliari – ricorda l’organismo vaticano – sentirono l’urgenza di una riforma, perché la verità della fede celebrata apparisse sempre più in tutta la sua bellezza e il popolo di Dio crescesse in una piena, attiva, consapevole partecipazione alla celebrazione liturgica, momento attuale della storia della salvezza, memoriale della Pasqua del Signore, nostra unica speranza».

Da qui l’invito a non entrare in contrasto con questo nuovo documento: «Come Pastori – osserva la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti – non dobbiamo prestarci a polemiche sterili, capaci solo di creare divisione, nelle quali il fatto rituale viene spesso strumentalizzato da visioni ideologiche. Siamo, piuttosto, tutti chiamati a riscoprire il valore della riforma liturgica custodendo la verità e la bellezza del Rito che ci ha donato. Perché questo accada, siamo consapevoli che è necessaria una rinnovata e continua formazione liturgica sia per i presbiteri sia per i fedeli laici».

D’altra parte, come ha affermato Papa Francesco, «la riforma liturgica è irreversibile». Per questo, scendendo in concreto, non va concessa la licenza di usare il Rituale Romanum e il Pontificale Romanum precedenti alla riforma liturgica: «Libri liturgici che, come tutte le norme, le istruzioni, le concessioni e le consuetudini precedenti, sono stati abrogati – puntualizza la Congregazione -. Solo alle parrocchie personali (prive di giurisdizione territoriale, ma con cura d’anime di gruppi di fedeli che hanno particolari caratteristiche, ad esempio per gruppi di rito orientale, o in base alla lingua o alla nazionalità) canonicamente erette che, secondo quanto disposto dal Motu Proprio Traditionis custodes, celebrano con il Missale Romanum del 1962, il vescovo diocesano è autorizzato a concedere la licenza di usare solo il Rituale Romanum (ultima editio typica 1952) e non il Pontificale Romanum precedente alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II».

Nelle risposte ai dubia si precisa nel testo, si ricorda anche che «la formula per il Sacramento della Confermazione è stata cambiata per tutta la Chiesa latina da san Paolo VI», così come ricordato  anche nel Motu Proprio di Papa Francesco. Quindi l’organismo vaticano ha rivolto una raccomandazione alle Chiese locali: «Accompagnare quanti sono radicati nella forma celebrativa precedente – l’esortazione – verso una piena comprensione del valore della celebrazione nella forma rituale consegnataci dalla riforma del Concilio Vaticano II, attraverso una adeguata formazione che faccia scoprire come essa sia testimonianza di una fede immutata, espressione di una ecclesiologia rinnovata, fonte primaria di spiritualità per la vita cristiana».

C’è solo un caso in cui può essere utilizzata la chiesa parrocchiale per la celebrazione del Missale Romanum del 1962, previa autorizzazione rilasciata al vescovo locale dalla Congregazione per il culto divino e i sacramenti: «Solo nel caso in cui sia accertata l’impossibilità di utilizzare un’altra chiesa, od oratorio o cappella – si precisa nelle risposte ai dubia -. La valutazione di tale impossibilità deve essere fatta con scrupolosa attenzione».

Tra l’altro, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti definisce “non opportuno” inserire questa celebrazione nell’orario delle Messe parrocchiali «essendo partecipata solo dai fedeli aderenti al gruppo – continua l’organismo vaticano -. Si eviti che vi sia concomitanza con le attività pastorali della comunità parrocchiale». Infine altre due indicazioni: «Nel momento in cui dovesse essere disponibile un altro luogo – conclude la Congregazione -, tale licenza sarà ritirata». E nel caso in cui un presbitero al quale sia stato concesso l’uso del Missale Romanum del 1962 non riconosca la validità e la legittimità della concelebrazione – rifiutandosi di concelebrare, in particolare, nella Messa Crismale – tale concelebrazione deve essere revocata.

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Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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