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Poveri in Abruzzo: “Aumentano a causa del lavoro. Agire sui giovani”

"Da un lato - auspica Corrado De Dominicis - speriamo che il governo nascente applichi, nell'immediato, degli interventi che possano tenere presente in modo particolare i più fragili, le persone più in difficoltà. Perché credo che sia un segno di una società civile tener conto del passo dell'ultimo. Dall'altro lato, credo che sia importante da parte di ciascuno fare delle scelte consapevoli, anche dei nostri stili di vita. Quindi nel periodo più freddo indossare una felpa in più, stare attenti ai consumi, rispetto all'energia elettrica, staccando le prese, lavorando su quelle che possono essere, a più ampio respiro, le comunità energetiche. Non demandiamo tutto allo Stato, ma ognuno di noi faccia la propria parte"

Lo ha affermato il direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne Corrado De Dominicis, commentando i dati locali del Report Caritas 2022 su povertà ed esclusione sociale

Corrado De Domincis, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne e delegato Caritas Abruzzo-Molise

Sono emersi dati allarmanti, nei giorni scorsi, dal Report 2022 su povertà ed esclusione sociale di Caritas italiana dal titolo “L’anello debole”. Infatti, se si nasce povero in Italia al momento servono 5 generazioni per uscirne, aumentano coloro che usufruiscono dei supporti della Caritas erogati dalle 192 Caritas diocesane: sono 227.556 le persone sostenute dai soli servizi Caritas presenti, con un incremento del 7,7% di nuovi beneficiari rispetto al 2020. Considerando che, tra rincari e caro bollette, andiamo incontro ad un periodo difficile, abbiamo voluto capire quali sono i dati locali relativi all’Abruzzo parlandone, a Radio Speranza e La Porzione.it, con il direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, nonché delegato Caritas Abruzzo-Molise, Corrado De Dominicis.

Corrado, quelli emersi a livello nazionale sono dati sconcertanti, dai quali emerge un quadro preoccupante. Potremmo dire che il peggio deve ancora venire a livello abruzzese? Il dato locale segue il trend nazionale? 

«Sì, il dato abruzzese segue assolutamente, purtroppo mi verrebbe da dire, il dato nazionale. Pensando a quelli che vengono identificati come poveri di prima generazione, il dato italiano si attesta intorno al 41%, quello relativo al sud del nostro paese si attesta intorno al 47% e la media dell’Abruzzo-Molise è del 44%. Quindi il dato regionale è perfettamente in linea con il dato nazionale, mentre ad esempio sulla povertà intergenerazionale il dato italiano è del 59% circa, quello del Sud Italia è al 52% e come Abruzzo Molise ci inseriamo anche lì in una linea mediana, essendo al 55,9%. Siamo quasi al 56%. Questa analisi deve sicuramente deve interrogarci, deve farci riflettere. Un dato che sicuramente non è fine a se stesso, ma racconta storie, volti, persone che vivono la difficoltà di eredità di povertà, che si tramanda per 5 generazioni. Occorrono 5 generazioni per raggiungere un livello di reddito medico. Questo è un dato sul quale riflettere per individuare le prove, le priorità sulle quali agire».

Quindi possiamo dire che anche in Abruzzo aumenta la povertà assoluta e si va erodendo sempre più quella che, una volta, era la classe media?

«Assolutamente. Il dato ci dice proprio questo, ma ormai sono tanti anni che sta verificandosi un fenomeno, ossia chi ha ha sempre di più e chi non ha ha sempre di meno ed è più facile, purtroppo, scivolare verso un livello di reddito inferiore che, piuttosto, risalire verso un livello di reddito superiore. Questo significa che tante famiglie che non sono abituate a vivere in situazioni di difficoltà economica, ci si ritrovano. Le motivazioni sono tante, sicuramente il lavoro è il tema principale. Quello che però stiamo vivendo a livello di crisi energetica e di inflazione, non può far altro che creare delle condizioni perché questo fenomeno possa accentuarsi e su questo bisogna fare una riflessione molto veloce, perché gli interventi che vanno attuati, vanno attuati subito».

A tal proposito, Caritas italiana ha fatto alcune proposte. Quali sono anche secondo la Caritas abruzzese e molisana nonché la Caritas diocesana di Pescara-Penne, i supporti che potrebbero dare subito quantomeno un sospiro di sollievo a queste famiglie in grave difficoltà?

«Siamo pienamente allineati a quello che già il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello, in occasione della presentazione del report che è avvenuta il 17 ottobre in occasione della Giornata mondiale di lotta alla povertà, aveva prefigurato. Ed è un intervento assolutamente prioritario sul tema culturale, sul tema dell’istruzione e della messa in rete delle competenze oltre alla messa in chiaro delle competenze che vengono acquisite dalle persone, con un lavoro indirizzato anche verso i giovani che possono essere subito protagonisti di quello che c’è da costruire nel nostro Paese, anche a livello lavorativo. Questo perché non possiamo pensare a prospettive future che vadano troppo in là nel tempo, ma ad interventi che debbano indirizzarsi nei confronti dei giovani nell’immediato. E tutto questo va fatto considerando le persone non come delle monadi, ma inserite in un contesto familiare, in un contesto sociale a 360 gradi. E questo lavoro di riduzione delle differenze socio-economiche, lo riusciremo a fare solo se saremo una comunità coesa, consapevole, coesa, che – anche a livello culturale – faccia uno scatto verso la possibilità di andare avanti e non tornare indietro su tutte quelle attività che sono già messe in campo. Un esempio su tutti è quello del Reddito di cittadinanza, che non va demonizzato e che non va tout court eliminato, ma che probabilmente va ripensato nell’ottica della composizione delle politiche attive del lavoro, ovvero la parte che è stata più deficitaria nella versione iniziale di questo strumento che tanto, comunque, è stato utile e necessario soprattutto nel tempo della bambina».

Vedremo cosa ne penserà, a tal proposito, il nuovo governo di centrodestra. Ma quali sono i servizi maggiormente richiesti alla Caritas in Abruzzo e, in particolare, nella diocesi di Pescara-Penne?

«Il tema significativamente più rilevante, ovviamente, è quello del lavoro e in questo momento si stanno affacciando tante richieste anche sull’ambito dell’abitare, di sostegno al pagamento degli affitti. Il Comune di Pescara ha varato un intervento in questo senso e diverse sono le difficoltà anche nel pagamento delle bollette. Noi stiamo monitorando la situazione, anche alla luce degli aumenti che sono stati annunciati a partire dall’inizio di questo mese, proprio per capire quali priorità possono essere tenute in considerazione nell’immediato futuro. Quello dell’abitare è un tema serio. Si fa sempre più fatica a trovare abitazioni in affitto, si fa fatica a trovarle per i possessori di reddito, si fa fatica a trovarle per i migranti, si fa fatica a trovarle per quelle persone che non hanno una stabilità lavorativa. Quando non c’è un contratto, diventa sempre impossibile trovare soluzioni all’abitare. Allora un ragionamento che va fatto sicuramente in via prioritaria è quello sulla dimensione della casa, che è uno degli elementi importanti, imprescindibili per la costruzione di una famiglia, di un futuro e, mi verrebbe da dire, anche di una società che guardi alle persone in maniera inclusiva e non esclusiva».

La Caritas, a livello nazionale così come a livello locale, regionale e diocesano, è pronta ad intervenire su quella che sarà un’eventuale emergenza legata al caro bollette dei singoli utenti?

«Assolutamente. Il lavoro che è stato descritto dal report, e che tu hai annunciato all’inizio di questa nostra conversazione, dice quanto sia presente Caritas in tutta Italia, con il numero di 227.556 persone seguite in 192 diocesi. Questo dice la capillarità, la presenza costante e l’impegno di tutta la Chiesa italiana nell’essere sempre dalla parte dei più poveri. Questo assolutamente non mancherà, ma sarà importante – in un’ottica di sussidiarietà – un lavoro serio, un lavoro puntuale anche da parte del governo, delle istituzioni regionali, comunali e da tutti gli enti che sono preposti a far sì che, come comunità, ognuno per la sua parte, possiamo prenderci cura delle persone che in questo momento sono più fragili».

Da operatore Caritas, da funzionario e dirigente Caritas, quali sono gli auspici di Corrado De Dominicis per i mesi difficili che verranno?

«Da un lato speriamo che il governo nascente applichi, nell’immediato, degli interventi che possano tenere presente in modo particolare i più fragili, le persone più in difficoltà. Perché credo che sia un segno di una società civile tener conto del passo dell’ultimo. Dall’altro lato, credo che sia importante da parte di ciascuno fare delle scelte consapevoli, anche dei nostri stili di vita. Quindi nel periodo più freddo indossare una felpa in più, stare attenti ai consumi, rispetto all’energia elettrica, staccando le prese, lavorando su quelle che possono essere, a più ampio respiro, le comunità energetiche. Non demandiamo tutto allo Stato, ma ognuno di noi faccia la propria parte. Questo è l’auspicio che mi sento di fare, in previsione di quello che sarà sicuramente un tempo invernale complesso, ma che insieme possiamo affrontare».

L’intervista realizzata da Radio Speranza
About Davide De Amicis (4085 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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