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“Vieni Gesù, porta il Natale della pace in Ucraina!”

"Non ci abituiamo alla guerra - afferma il cardinale Matteo Zuppi - e facciamo nostra la stessa trepida attesa del Papa per commuoverci, anche perché speriamo che ogni giorno sia l’ultimo di guerra e attendiamo con ansia, con la fretta di Maria, che venga il Natale della pace. Che tutti noi, come Maria, senza chiederci se tocca o meno a lui, senza indugi, faccia crescere il seme della pace"

Questa l’invocazione rivolta mercoledì dal cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, nella veglia di preghiera per la pace a Bari

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, pronuncia l'omelia nella basilica di San Nicola

«Vieni Gesù, porta il Natale della pace in Ucraina! Il seme della pace possa crescere nelle crepe di cuori induriti e che il Signore possa toccarli con la forza della sua grazia. Che possano vedere presto i piedi del messaggero che annuncia la pace. È un sogno? No». Con questa invocazione, mercoledì sera, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi ha aperto l’omelia della veglia di preghiera, promossa dalla Cei e dall’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, per la pace in Ucraina nella basilica di San Nicola a Bari. Santo, quest’ultimo, caro tanto ai cattolici, quanto agli ortodossi come lo sono la maggior parte degli ucraini e dei russi: «Si può forse essere felici e amare da soli? Amarsi senza amare rovina la nostra vita! La pace è un seme di amore, irriducibile, perché non c’è vita senza pace. È affidato a noi. Dipende da noi: non prendiamocela con Dio! Lui la pace l’ha pagata a caro prezzo. Adesso dipende solo da noi. È un seme: contiene già tutta la pace, ma deve crescere».

Da qui la preghiera del presidente della Cei: «“Cristo, principe della pace, vieni! Vieni ad illuminare chi vive nelle tenebre. Siamo qui per consegnare al Signore, che è il Principe della pace, il desiderio di pace che riempie i nostri cuori e che alimenta la speranza di tante sorelle e di tanti fratelli. Siamo qui per affidare all’intercessione di San Nicola le lacrime di tanti il cui dolore è il nostro dolore, le cui lacrime sono le nostre. L’ansia della pace è il nostro grido che diventa preghiera”».

Quindi il cardinale Zuppi ha esaminato meglio in contesto sociale e religioso in cui sta avvenendo questo conflitto tra Russia e Ucraina: «Una guerra tra cristiani umilia e scandalizza – stigmatizza il porporato -, offende il nostro unico e comune maestro che la spada ordina di rimetterla nel fodero, ricordando che chi di spada ferisce di spada perisce e che la violenza segna la vita della vittima e dell’assassino, sempre. Cosa può pensare San Nicola se non rattristarsi e chiedere nel nome di Dio di fermarsi? San Nicola non vuole la violenza e ordina la pace! Non si dica che non ci sono le condizioni! Quelle si trovano! Smettiamo combattimenti che portano solo alla distruzione! La pace non è un sogno è l’unica via per vivere! È la scelta, non una scelta. E la pace diventa preghiera, sofferta, per certi versi drammatica invocazione. Ma la pace è solidarietà, scelta concreta di aiutare chi è colpito, perché la guerra vergognosamente e senza nessuna pietà distrugge tutto, perfino gli ospedali, le scuole e la guerra uccide di freddo, di malattie non curate, di disperazione. Non smettiamo di aiutare, accogliere, mandare quello che serve per difendere la vita, di sognare che le spade si trasformino in vomeri».

Quindi il cardinale Zuppi ha citato le parole di colui che ha definito «un instancabile operatore di pace», ovvero don Tonino Bello, «perché ciascuno di noi non si stanchi mai di coltivare, come può, ma sempre con la forza dell’amore, sogni di speranza e di pace». Le parole del presidente dei vescovi italiani: «Un profeta di questa terra di Puglia – ricorda -, un instancabile operatore di pace, don Tonino Bello, trentasei anni fa, in giorni in cui si assisteva a una crescente militarizzazione di questa regione, scriveva “Incombe su di noi la dissolvenza in negativo del testo di Isaia che dice: ‘Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci, e non si eserciteranno più nell’arte della guerra’. Ci sovrasta l’ombra di un minaccioso anti-Isaia, dove sono i vomeri a trasformarsi in spade e le falci in lance. Cosa porta il possesso del nucleare?” – si è domandato il presidente della Cei – Facciamo nostra la sua preoccupazione, che supera il tempo e ci aiuta a vivere nel nostro, perché ciascuno di noi non si stanchi mai di coltivare, come può, ma sempre con la forza dell’amore, sogni di speranza e di pace. Senza visione di pace non la si cerca e non la troviamo. Davvero, un seme sembra piccolo, inutile. In esso è nascosta, però, tutta la pace. Ed è affidato a noi. Se lo teniamo per noi non serve a nulla. Possa ciascuno di noi, artigiano com’è di pace, gettare il seme della pace con il perdono, con la conoscenza, praticando la solidarietà e l’attenzione a ciascuno. Tutti possiamo fare tanto. È la famosa goccia che riempie l’oceano. E noi vogliamo esserci e non fare mancare la nostra goccia. Anche perché, non dimentichiamolo, in una goccia qualcuno vedrà tutto l’oceano!».

Nella parte finale della sua omelia, il cardinale Matteo Zuppi ha quindi rilanciato una proposta concreta: «C’è tanto bisogno di pace – l’appello del porporato -. Noi vogliamo sollecitare, nella nostra umiltà, ma anche con la ferma risoluzione chi può e deve fare qualcosa per la pace perché, anche in maniera esplorativa, sia avviato un cammino che conduca al dialogo. Non ci saranno mai le condizioni, se non la sconfitta! Quanta distruzione di persone e cose dobbiamo aspettare? San Nicola, uomo di pace, volge le spalle a chi non ascolta l’invito di pace. Spingiamo perché sia preparata una conferenza che, come saggiamente avvenne a Helsinki ormai troppi anni fa (l’Accordo di Helsinki fu siglato nel 1975 tra Usa, Urss, Canada e stati europei tranne Albania e Andorra per migliorare le relazioni tra Occidente e blocco comunista), possa risolvere tanti conflitti e creare le basi di una convivenza pacifica. Rinnoviamo l’appello perché nei giorni di Natale non si compiano azioni militari attive, sia permesso ai cristiani di onorare il Dio della pace, non si profani quel giorno distruggendo le tante Betlemme dove vuole nascere il Signore. San Nicola ispiri la saggezza e il coraggio di questa scelta. Non ci abituiamo alla guerra e facciamo nostra la stessa trepida attesa del Papa per commuoverci, anche perché speriamo che ogni giorno sia l’ultimo di guerra e attendiamo con ansia, con la fretta di Maria, che venga il Natale della pace. Che tutti noi, come Maria, senza chiederci se tocca o meno a lui, senza indugi, faccia crescere il seme della pace».

Quindi l’auspicio finale: «La pace – afferma Zuppi – non è un ideale astratto o un dono che cade dal cielo: richiede fatica, tenacia, creatività. Lo facciamo perché non abbiamo pace senza la loro pace». In conclusione, il cardinale Zuppi ha concluso ha ripetuto, senza commentarle, le parole pronunciate da Papa Francesco quattro anni fa, sul sagrato della stessa basilica: “La pace va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni, perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace. Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi. Per fare questo è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! L’anelito di pace si levi più alto di ogni nube scura. I nostri cuori si mantengano uniti e rivolti al Cielo, in attesa che, come ai tempi del diluvio, torni il tenero ramoscello della speranza. ‘Su te sia pace in te giustizia, sopra di te si posi la benedizione di Dio. Amen”.

About Davide De Amicis (4335 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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