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Il viaggio di don Massimo e don Antonio in Angola

Come in un diario, gli appunti di don Massimo Di Lullo, in viaggio in Africa.
Sensazioni, esperienze e testimonianze.

Quando quest’estate monsignor Giovanni Gaspari, Nunzio Apostolico in Angola, ma originario di Pescara, è tornato qualche giorno a casa, ho avuto modo di incontrarlo, sia come direttore del Centro Missionario Diocesano, sia per l’amicizia che ci lega da anni. Ci siamo salutati con la promessa che sarei andato a trovarlo per conoscere la realtà in cui vive e per vedere se c’era la possibilità di una qualche collaborazione.

Don Antonio, Monsignor Gaspari, don Massimo

In realtà la presenza di due seminaristi angolani nel Seminario Regionale di Chieti sono già frutto di una collaborazione. Passati alcuni mesi, rinnovati i passaporti, fatti i vaccini necessari e avuto il Visto dall’ambasciata dell’Angola, è arrivato il giorno della partenza. Siamo partiti in due, io e don Antonio Del Casale, responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro. Il tragitto prevedeva Roma, Parigi, Luanda! Quasi un giorno di viaggio

Sono passati già quasi 5 giorni, direi volati. Ho pensato di scrivere per raccontarvi intanto qualcosa. Qui è estate, fa caldo, Luanda è una città di mare di circa 10 milioni di abitanti. Siamo ospitati in una casa affianco alla Nunziatura.

Non è facile scegliere cosa raccontarvi del fitto programma che ci è stato preparato.

Sicuramente vedere le condizioni di vita di gran parte della popolazione della città dell’Africa, di quella che vive nelle periferie in baracche di lamiera o anche in muratura, ma comunque senza pavimenti, acqua potabile e fognature, è terribile. Non si riesce a descrivere quell’insieme di bambini che ridono e giocano, di motorini che sfrecciano con tre e più persone sopra, di donne perennemente con ceste sulla testa che si reggono miracolosamente, in strade di terra polverose che diventano di fango quando piove.

Nello stesso tempo abbiamo incontrato tantissime persone belle che in modo particolare nei quartieri più poveri si spendono completamente e donano la vita. Irma Catarina per esempio è una suora angolana, fondatrice lei stessa di una piccola congregazione diocesana. Ci dice: “Tutto è iniziato quando vedendo bambini e soprattutto bambine abbandonate ho cominciato ad ospitarle io, in una piccola casetta, dormivamo tutti in una stanza. Dopo pochi mesi erano diventati già 20. Tutti in una stanza. Poi con l’aiuto di amici abbiamo fatto un’altra stanza, poi un’altra… Oggi i bimbi accolti sono più di 100, hanno una casa, da mangiare e anche una scuola dove andare. Nel bairro non ci sono scuole. Siamo costretti a fare tre turni ma abbiamo tanti volontari. Non ci è mai mancato niente. Dio provvede”.

Don Massimo con Suor Irma Rosalia

Oppure Irma Rosalia, suora salesia di Padova, da 26 anni in Angola.
Ci racconta: “Sono arrivata qui nel 1997. In questo bairro (quartiere) le condizioni igieniche sono terribili. Un giorno mi ero seduta sotto un albero quando si avvicina una mamma chiedendomi aiuto per il bimbo. Era magrissimo, chissà da quando non mangiava. Andai a comprare del latte in polvere e le dissi di tornare tutti i giorni per controllarlo. Il giorno dopo tornò con un amica e poi un’altra ancora, e ancora, e ancora… In media oggi ogni anno seguiamo più di 1000 bimbi con problemi di denutrizione.. ci prendiamo cura di loro e delle mamme, a volte delle nonne! Facciamo le analisi (più di 100 al giorno) e poi vediamo quale terapia usare. A volte arrivano che non riescono neanche a reggersi in piedi. La provvidenza ci ha sempre aiutato. Oggi abbiamo una quarantina di dipendenti, tutti angolani, infermieri, medici… Lo scorso anno dei quasi 1300 accompagnati, non ne è morto neanche uno”!

Potrei raccontarvi ancora di padre Emil, verbita polacco, o padre Manolo salesiano spagnolo, di Irma Joseline; è incredibile vedere quante persone, nei posti più disparati del mondo dedicano la propria vita agli altri con gioia!

Chissà che da questo viaggio nasca qualcosa!

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