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“Diffidiamo della politica epidermica, a volte ignorante, senza cultura”

"L’infiacchimento della democrazia – avverte Zuppi - è sempre un cattivo presagio per la pace. La visione di Camaldoli aiutò a preparare quell’inchiostro con cui venne scritta la Costituzione, frutto di idealità ma anche di capacità di confronto, visione, consapevolezza dei valori della persona, la giustizia e la libertà. È requisito indispensabile quando si pensa di toccarne il testo e, aggiungo, per impostare un piano che sia nazionale e di vera resistenza e resilienza"

Lo ha affermato venerdì il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, intervenendo ad un convegno sugli 80 anni del Codice di Camaldoli

Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi - Foto: Siciliani-Gennari/SIR

Venerdì al Monastero di Camaldoli si è svolto il convegno dal tema “Il Codice di Camaldoli. Tra mito e storia una vicenda ricolma di futuro a ottant’anni dal convegno del luglio 1943” (il documento programmatico, il quale abbracciava tutti i temi sociali, che venne sottoscritto da un gruppo di intellettuali di fede cattolica per indirizzare l’azione delle forze sociali nell’Italia liberata dal nazifascismo). Tra gli altri relatori è stato il cardinale arcivescovo di Bologna, nonché presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Zuppi a pronunciare una prolusione dal titolo “Vocazione di cristiani e coscienza di cittadini: i cattolici e l’Italia”: «Il Codice – esordisce il cardinale – nacque in uno dei momenti più bui della lunga notte della guerra. Dobbiamo constatare che la pace non è mai un bene perpetuo neanche in Europa. Questa consapevolezza dovrebbe muoverci a responsabilità e decisioni! Anche allora c’era un Papa che – come oggi Francesco – parlava senza sosta di pace, Pio XII. Perché la posizione dei papi del Novecento – tutti – è farsi carico del dolore della guerra, cercando in tutti i modi vie di pace, curando le ferite dell’umanità e favorendo la soluzione dei problemi. Pio XII credeva nella pace e si pose con forza il problema del ‘dopo’: ricostruire la società e l’ordine internazionale. La presenza politica, che avrebbe segnato la ricostruzione e decenni successivi, rinasceva dal grembo della cultura».

Al contrario di quanto, per il cardinale Zuppi, accade attualmente: «Uno dei problemi di oggi – conferma il presidente della Cei – è invece proprio il divorzio tra cultura e politica, non solo per i cattolici, consumatosi negli ultimi decenni del Novecento, con il risultato di una politica epidermica, a volte ignorante, del giorno per giorno, con poche visioni, segnata da interessi modesti ma molto enfatizzati. Dovremmo diffidare di una politica così, ma spesso ne finiamo vittime, presi dall’inganno dell’agonismo digitale che non significa affatto capacità, conoscenza dei problemi, soluzione di questi». Da qui il monito dell’alto prelato: «L’infiacchimento della democrazia – avverte Zuppi – è sempre un cattivo presagio per la pace. La visione di Camaldoli aiutò a preparare quell’inchiostro con cui venne scritta la Costituzione, frutto di idealità ma anche di capacità di confronto, visione, consapevolezza dei valori della persona, la giustizia e la libertà. È requisito indispensabile quando si pensa di toccarne il testo e, aggiungo, per impostare un piano che sia nazionale e di vera resistenza e resilienza».

In seguito, il presidente dei vescovi italiani ha riflettuto sul tema della guerra: «Opera sempre distruzioni profonde – ricorda -, non solo materiali ma morali, azzerando ogni patrimonio di relazioni stabili, di regole condivise, di fiducia reciproca. Papa Francesco, mentre chiede la pace presto, opera per preparare un ‘dopo’ senza la guerra. Se vuoi la pace prepara la pace! Significa promuovere una visione che attragga verso un mondo differente e che mobiliti passioni e energie per costruirlo, ma anche organismi e modalità in grado di mantenerla. Non c’è cura della casa comune se non impariamo a riconoscerci e a trattarci da “Fratelli tutti“. Finiremmo per distruggerla e per distruggerci. Bisogna risvegliare gli sguardi e le menti, per superare il ‘circolo vizioso’ per cui tutto diventa impossibile. Non si può parlare di pace senza parlare della giustizia».

Quindi il cardinale Matteo Zuppi ha rivolto un appello a tutti i credenti: «Oggi la democrazia appare infragilita e in ritirata nel mondo – ammonisce -. Ecco un campo cui i cristiani devono applicarsi, interrogandosi su come deve essere la democrazia nel XXI secolo, vivere quell’amore politico senza il quale la politica si trasforma o si degenera. Bisogna mettere a fuoco attorno a questa emergenza così decisiva esperienze, tradizioni, visioni, idee, risorse reali, anche se disperse. In questa prospettiva, sarebbe importante una Camaldoli europea, con partecipanti da tutt’Europa, per parlare di democrazia e Europa. Sarebbe importante che i cristiani europei tornassero a confrontarsi perché l’Europa cresca, ritrovi le sue radici e la sua anima, si doti di strumenti adeguati alle sfide. C’è chi chiede alla Chiesa di promuovere o favorire incontri, riflessioni tra cattolici su temi civili. Non mancano occasioni e questioni. Capisco l’esigenza e sono disponibile ad aiutare iniziative di questo tipo, proprio perché senza interessi immediati, personalistici o di categoria. I credenti devono avere il coraggio, nel rispetto delle diverse sensibilità, di interrogarsi dialogando e ascoltandosi, che vuol dire ispirarsi al Vangelo nella costruzione della comunità umana».

Al di là di tutto, il Codice di Camaldoli è stato un documento fondamentale per l’allora nascente Italia repubblicana: «Le idee del Codice di Camaldoli hanno camminato sulle gambe dei partiti – ricorda Matteo Zuppi -. Oggi la situazione è molto diversa. Non ci sono partiti d’ispirazione cristiana e, più in generale, partiti organizzati di stampo novecentesco. Questo non deve certo diventare un alibi per non cercare nuovi modi di fare politica o per fare politica svincolati da principi, valori e contenuti. La Chiesa è attenta a ciò che avviene sul piano politico e sa riconoscere ciò che ha valore e ciò che non lo ha. Ad esempio, da anni, la Chiesa chiede a tutti i governi che chi fugge da grandi povertà, da pericolo grave o di morte, sia accolto come fratello o sorella, con risposte che siano all’altezza dell’umanesimo vera identità del nostro Paese. Guai a dilapidare quelle che sono le caratteristiche più profonde e vere del nostro Paese! Da anni chiediamo una politica di sostegno della natalità e di difesa della vita, tutta, dal suo inizio alla sua fine, nelle sue fragilità e debolezze. Siamo consapevoli – come ha detto Francesco – che il futuro demografico dell‘Italia ha bisogno dell’apporto degli emigrati. Natalità e accoglienza si completano, non si oppongono. L’impegno dei cattolici – quando è sincero e generoso – è di per sé de-polarizzante e rappresenta un antidoto alle tossine che inquinano la democrazia».

Infine, il porporato ha rivolto ancora un invito: «Il Codice di Camaldoli – afferma – è diventato il simbolo della capacità di iniziativa dei cattolici per il futuro dell’Italia durante la guerra. Oggi siamo in una stagione in cui si sente il bisogno di una responsabilità civile maggiore. Per l’Italia, per l’Europa, per il mondo: tutto è incredibilmente connesso. Una ripartenza? Certo, non si può restare inerti. Non restiamo chiusi nel nostro “io”. Bisogna avere il coraggio del noi! Fosse un “noi” che discute, diverge, ascolta, propone. Siamo, come allora, travolti dalla tempesta della guerra. Nessuno può dire che non ci riguarda. Le conseguenze sono per tutti. Lo abbiamo capito, purtroppo ad intermittenza, lo dimentichiamo facilmente, ma – come disse Francesco – siamo tutti sulla stessa barca!».

About Davide De Amicis (4380 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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