“La comunione nella Chiesa si realizza cercando punti d’incontro nella Verità”
Il Pontefice ha rammentato il compito dei successori di Pietro: "Ascoltare le voci di ciascuno – elenca -, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli"
Papa Leone XIV presiede la santa messa - Foto Siciliani-Gennari/Sir
È stata come sempre intensa e suggestiva la santa messa presieduta stamani da Papa Leone XIV, nella basilica di San Pietro in Vaticano, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo. Una celebrazione eucaristica in cui, come da tradizione, il Papa ha benedetto e consegnato i palli a 35 nuovi arcivescovi metropoliti tre dei quali italiani.
Si è trattato dell’arcivescovo di Sassari monsignor Francesco Antonio Soddu, l’arcivescovo di Benevento monsignor Michele Autuoro e l’arcivescovo di Gorizia monsignor Giampaolo Dianin: «Queste fasce di lana bianca ornate da croci – spiega Papa Leone, approfondendo il significato dei palli – esprimono l’impegno di ogni Pastore, ma anche di ogni cristiano, a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia».
Nell’omelia il Pontefice ha rivolo un monito a tutta la comunità cattolica: «La comunione, nella Chiesa – ammonisce il Santo Padre -, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita».
Quindi Papa Leone ha ricordato la figura di San Pietro, primo Papa della storia della Chiesa, definendolo “custode del popolo di Dio”: «Molte volte nel Nuovo Testamento – ricorda Leone XIV – ci appare impegnato a conservare la comunione tra i fratelli».
Quindi il Papa ha richiamato la simbologia delle chiavi affidate da Cristo a Pietro: «Una chiave non abbatte le porte – osserva il Sommo Pontefice -, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente». Inoltre il Pontefice ha rammentato il compito dei successori di Pietro: «Ascoltare le voci di ciascuno – elenca -, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli».
Quindi il ricordo della figura di San Paolo, ripercorrendo il mistero della conversione sulla via di Damasco: «Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace – sottolinea Leone XIV -. Gli perdonò tutti i peccati e lo collocò in un ministero dove egli avrebbe potuto perdonare i peccati altrui». In seguito il Santo Padre ha annoverato i simboli caratteristici dell’Apostolo delle genti, «il libro e la spada, strettamente uniti tra loro». “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (Eb 4,12).
Infine Papa Leone XIV ha portato il suo saluto alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata dal metropolita Emmanuel di Calcedonia, inviata dal Patriarca Bartolomeo.



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