“Diventiamo annunciatori di vita facendoci strumenti di pace”
"Che Cristo, nostra speranza - invoca monsignor Tommaso Valentinetti -, possa essere per noi risurrezione e vita e possa essere per tutti coloro che stanno vivendo momenti drammatici speranza e vita, perché ogni persona trovi di camminare nel suo nome. Amen"
L'arcivescovo Valentinetti entra nella Cattedrale di San Cetteo
In questa Pasqua 2026 dominata dall’incessante richiesta di pace nel mondo, che Papa Leone XIV ha ulteriormente rilanciato annunciando – al termine del messaggio Urbi et orbi – la veglia di preghiera che si terrà sabato 11 aprile in piazza San Pietro, non poteva non unirsi all’appello corale anche la Chiesa di Pescara-Penne attraverso il solenne Pontificale di Pasqua presieduto stamani, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti.

Le sue parole di condanna delle ostilità sono state nette fin dall’introduzione della liturgia: «Cristo è risorto, veramente è risorto – esordisce il presule -. Questo è l’annuncio della Chiesa in questa solenne celebrazione eucaristica. Dobbiamo guardare al Signore della vita e non al signore e ai signori della morte che, in questi giorni, spadroneggiano sulle realtà del mondo. Riconosciamoci tutti peccatori, bisognosi di essere operatori di pace, operatori di vita».
Una riflessione, quest’ultima, che ha fatto inevitabilmente da sfondo anche nell’omelia nella quale l’arcivescovo Valentinetti ha posto la sua attenzione innanzitutto sul mistero della Pasqua e della resurrezione di Cristo: «Oggi – ricorda l’arcivescovo di Pescara-Penne -, in tutto il mondo dove vive la Chiesa, in qualunque confessione cattolica, protestante, ortodossa, dovunque c’è una comunità che riconosce Gesù, il Cristo, il Signore, l’Autore e il Perfezionatore della nostra fede, si annuncia questo grande evento: Cristo è risorto dai morti. “Rallegrati ed esulta” è l’annuncio di speranza, è l’annuncio della vita nuova, è l’annuncio che abbiamo sentito risuonare ancora una volta in questa assemblea nelle letture che sono state proclamate, sia la seconda lettura (la lettera di San Paolo Apostolo ai corinzi – Col 3,1-4 – “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo”), sia la pagina del Vangelo – che ha narrato la scoperta della tomba vuota – e sia nella pagina del libro degli Atti degli Apostoli (At 10,34a.37-43), che hanno predicato immediatamente la verità della resurrezione».
Ma questo mistero, a detta di monsignor Valentinetti, oggi sembra quasi stridere con l’attuale contesto storico-politico mai così caotico, violento e complesso: «Il cuore – osserva l’alto prelato – di fronte a questo annuncio è un cuore che geme. Sembra un po’ quasi anacronistico pensare alla resurrezione, quando in questi mesi e in questi giorni stiamo sperimentando la cattiveria della guerra, la cattiveria della morte. Papa Leone ha pronunciato parole di fuoco, nella celebrazione eucaristica da lui presieduta, dicendo molto chiaramente che “chi si fa promotore di guerra e chi si fa promotore di morte sarà chiamato al giudizio di Dio”».

Da qui il richiamo del presule ai tanti fedeli presenti in Cattedrale: «Cari fratelli, care sorelle – esorta -, non possiamo fare a meno di alzare la voce anche noi in questa assemblea, dicendo la cattiveria della guerra, la cattiveria del male, la cattiveria della morte. Dobbiamo ripetere anche noi l’annuncio della resurrezione, così come gli Atti degli apostoli. Noi non siamo stati testimoni che hanno visto, ma siamo testimoni che credono e abbiamo ricevuto l’annuncio. È stato ordinato anche a noi di annunciare e testimoniare che Egli è giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. E allora, cari fratelli, se questa è la verità del Vangelo odierno, rallegriamoci ed esultiamo perché dobbiamo credere anche noi che possiamo essere annunciatori di una vita che può andare al di là della morte, facendoci strumenti di pace nelle nostre case, nelle nostre città, nelle nazioni e nel mondo intero. Dobbiamo correre anche noi verso quei luoghi della morte, ma non per constatarla, non per ridire a tutti che purtroppo siamo stati costretti a vederla, ma quanto perché vogliamo essere operatori di resurrezione e di vita».
Quindi l’arcivescovo Valentinetti ha concluso la sua riflessione, con una preghiera di affidamento e un auspicio: «Raccontaci Maria – invoca il presule -, che hai visto sulla via la tomba del Cristo vivente, la tomba di tanti uomini e di tante donne, di tanti bambini inermi, la gloria del Cristo risorto – una gloria persa, una gloria non riconosciuta – gli angeli, suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Che Cristo, nostra speranza, possa essere per noi risurrezione e vita e possa essere per tutti coloro che stanno vivendo momenti drammatici speranza e vita, perché ogni persona trovi di camminare nel suo nome. Amen».




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