"Il progetto divino - ricorda il Papa - è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Tra questi ci sono molti migranti e rifugiati, sfollati e vittime della tratta. La costruzione del Regno di Dio è con loro, perché senza di loro non sarebbe il Regno che Dio vuole. L’inclusione delle persone più vulnerabili è condizione necessaria per ottenervi piena cittadinanza"
"Non c'è soltanto una collaborazione – approfondisce don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale vocazionale Cei -, ma un riconoscere la preziosità di entrambe le vocazioni, il matrimonio e il ministero ordinato, ma anche la vita consacrata, al laicato vissuto come un battesimo nel mondo. Perché la Chiesa cresce imparando gli uni dagli altri, ricorda Papa Francesco nella “Christus vivit”, al modo del poliedro e non di un’unità monolitica. Per cui, tessere collaborazione a creare reti, riconoscere le preziosità, le vocazioni le une dalle altre, certamente farà emergere quella comunione che già ci lega perché facciamo parte del corpo di Cristo"