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La Bibbia a tavola (I parte)

Cosa insegna la Scrittura in fatto di alimentazione? Esiste una “dieta del buon cristiano”? E, soprattutto, Dio ci vuole vegetariani?

Una delle ultime trovate in fatto di dieta arriva dalla California, dove il reverendo George H. Malkmus, convinto che il moltiplicarsi di malattie come tumori, diabete, infarti, obesità, sia da attribuire a un pessimo stile di vita e di alimentazione, ha inventato la “dieta della Bibbia”. A parte il titolo altisonante, questa dieta altro non è che un regime alimentare molto semplice (per usare un eufemismo … l’espressione più giusta sarebbe “da fame”), incentrato sulla totale eliminazione di cibi animali, ad eccezione del miele puro (se siete curiosi di conoscere con più esattezza il menù di una giornata-tipo, cliccate qui). La soluzione proposta si avvicina molto ai modelli vegetariani e vegani edovrebbe ispirarsi, a detta del suo inventore, agli antichi precetti religiosi secondo cui «Dio ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno».

Ma è davvero possibile trovare nella Bibbia un modello alimentare? E, se la risposta è affermativa, si tratta di un modello vegetariano o vegano?

La dieta dei patriarchi

Nell’Antico Testamento troviamo molti riferimenti all’alimentazione dei patriarchi, o almeno alle attività che essi svolgevano e dalle quali potevano ricavare il proprio sostentamento. Isacco coltivava grano (Gn 26,12) e Giacobbe mandò i suoi figli in Egitto durante la carestia per acquistarne (Gn 42-44); Esaù andava pazzo per la zuppa di lenticchie, tanto da cedere la sua primogenitura al fratello in cambio di una porzione (Gn 25). Da questi passi deduciamo che gli alimenti principali dei patriarchi erano a base di farina e legumi, ma, dato che erano allevatori nomadi, sicuramente mangiavano anche i derivati del latte. E perché escludere che mangiassero anche carne? A Isacco piaceva la cacciagione (Gn 27,3-4) e Abramo, quando ricevette la visita dei tre angeli (nei quali si è soliti riconoscere la Santissima Trinità), non offrì loro solo focacce schiacciate e latte, ma anche un vitello «tenero e buono»: ed Essi – credo che a questo punto i “vegetariani cattolici” impallidiranno – ne mangiarono (Gn 18,6-8).

 

 

 

 

 

 

Abramo a tavola con i tre angeli del Signore

Alcune usanze alimentari avevano probabilmente legami con i culti religiosi: per es. in Es 23,19 si proibisce di cuocere il capretto nel latte materno, forse perché tale ricetta aveva implicazioni con certe pratiche sacrificali pagane di ambito cananeo. Anche il divieto di assumere la carne di animali con il sangue (Gn 9,4, ripetuta in Lev 7,26 e ribadita dal Concilio di Gerusalemme, At 15,20, quale unica limitazione alimentare richiesta ai cristiani convertiti) e il grasso (Lev 7,23-24) sembra avere un backgroundcultuale, oltre che igienico.

Un intero capitolo del Levitico (11) è dedicato alle prescrizioni alimentari che il popolo di Israele avrebbe dovuto rispettare. L’esclusione di alcuni animali dalla dieta del bravo Israelita derivava da ragioni di purità rituale. Il cammello, la lepre, il maiale, tutti i pesci non dotati di pinne e scaglie, molti uccelli (come l’aquila, il nibbio, lo sparviero, il gufo, il pellicano, il cigno), gli insetti alati con quattro piedi (a eccezione di quelli capaci di saltare, come i grilli, le cavallette e le locuste, di cui si cibava anche Giovanni Battista, Mt 1,7), gli animali che strisciano per terra (come topi, lucertole, tartarughe e talpe), erano tutti vietati, perché ritenuti impuri. Non solo non dovevano essere mangiati, ma neppure toccati; se poi il loro cadavere per caso urtava una persona o un oggetto, essi stessi erano ritenuti contaminati (almeno fino a sera) e dovevano sottoporsi a processi di purificazione (o più semplicemente di pulizia). Ma è evidente che questi usi – che Israele condivideva con altri popoli vicini – erano legati a ragioni igienico-sanitarie, impreziosite da principi etico-religiosi: il popolo eletto doveva mantenersi puro nel corpo e nell’anima («Non rendete le vostre persone abominevoli con alcuno di questi animali … non vi rendete immondi per causa loro, in modo da rimaner così contaminati. Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo», Lv 11,43-44).

Fu Gesù a invalidare queste prescrizioni, divenute ormai ai suoi tempi vuota esteriorità: «Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!», perchè «tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna» (Mt 15,11.17). In una visione successiva alla Risurrezione e alla discesa dello Spirito Santo, Pietro vide «un oggetto, simile a una grande tovaglia, [che] scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. Ribattè nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano» (At 11,4-9). Il linguaggio allude espressamente alle prescrizioni di Lev 11: sulla tavola si trovano quadrupedi, fiere, rettili e uccelli, che Pietro non vorrebbe mangiare perché – in base alla Legge – li ritiene «profani e immondi» e non vuole contaminarsi a causa loro. Ma il Signore gli ordina di «uccidere e mangiare», perché nessuna delle creature purificate da Dio può contaminare l’uomo. Questo il significato letterale della visione. Dietro di esso, poi, Pietro intuì un insegnamento simbolico che lo spinse ad accettare nella comunità cristiana anche i pagani. Ma di fatto, grazie a questa rivelazione, il cristianesimo ha superato i divieti alimentari imposti dal giudaismo, conservando, come abbiamo già detto, solo il divieto di mangiare sangue (At 15,20).

La dieta nel Paradiso terrestre

Nella stesura di questo articoletto, ho svolto qualche ricerca su internet ed ho trovato molti blog, conversazioni, siti specializzati (il più bello, ricco e interessante tra tutti, almeno per l’ambito italiano, mi sembra www.cattolicivegetariani.it/) che sostengono che l’alimentazione vegetariana e vegana abbiano origini bibliche, se non addirittura divine. Il passo più citato a sostegno di questa teoria è Gn 1.

Il libro della Genesi si apre – come ben sappiamo – con il racconto della creazione. Nel sesto giorno, come apice e compimento della sua opera, Dio creò l’essere umano, maschio e femmina, «a sua immagine» e gli affidò la custodia del creato e di tutti gli esseri viventi («Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra», Gn 1,28). Quanto alla fonte del loro sostentamento, Egli disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde» (Gn 1,29-30). Così, secondo il racconto biblico, in principio l’uomo era vegetariano: poteva cibarsi di ogni erba che producesse seme e di ogni albero fruttifero che trovasse sulla faccia della terra. E vegetariani erano pure gli animali, con la differenza che all’uomo, in quanto essere superiore e privilegiato, erano concessi i frutti, mentre alle bestie della terra solo erbe e foglie. Dico questo perché certi cristiani affermano che tanti animali – poverini – sono costretti per natura a mangiare carne, mentre l’uomo è stato creato vegetariano e poi, essendo “vizioso”, si è dato alla ciccia: secondo la Bibbia tutte le creature sono vegetariane.

Perché? Perché mangiare carne implica uccidere un essere vivente, e ciò – nell’ottica dell’autore del testo sacro – non può rispondere alla volontà di Dio, che ha creato l’universo perché tutto fosse in pace e in armonia. Per questa ragione nell’Eden uomini e animali vivono nella più perfetta armonia (e nessuno mangia l’altro, ma tutti si nutrono dei frutti della terra) e questa condizione ideale torna nei testi biblici a contenuto escatologico. Secondo i profeti, infatti, alla fine dei tempi, nell’era messianica, «il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme» e così faranno «la vacca e l’orsa» e i loro piccoli e il fanciullo giocherà con i serpenti; e addirittura «il leone si ciberà di paglia, come il bue» (Is 11,6-8). La situazione descritta dal profeta vuole insegnare che il Messia riporterà la pace, ripristinando nel mondo le antiche condizioni che erano proprie del paradiso terrestre (così come la cultura che produsse quel testo se lo immaginava).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’armonia tra le creature nel paradiso terrestre

Ora si potrebbe chiedere a un esperto di zoologia se sia mai esistito un tempo in cui tutti gli animali erano erbivori … Ma, per quanto riguarda l’uomo, io ricordo di aver studiato (nei tempi remoti della scuola) che nella preistoria era effettivamente vegetariano: viveva nella foresta intertropicale e si nutriva dei frutti che le piante gli fornivano in abbondanza. Ma gli eventi climatici successivi (glaciazioni, fasi pluviali ecc.) ridussero l’estensione delle foreste e la loro capacità produttiva, costringendolo a modificare le sue abitudini alimentari: dapprima iniziò a nutrirsi dei frutti della savana (scoprendo, tra l’altro, che cotti sul fuoco erano più commestibili e gustosi); poi la natura avara lo costrinse per necessità a cacciare per cibarsi delle carni degli animali erbivori che abitavano quelle regioni (potete trovare un breve resoconto di questi fatti al link).

Tracce evidenti di questo passaggio si leggono nella Bibbia. Quand’è, infatti, che secondo la Scrittura l’uomo iniziò a mangiare carne? Dopo il diluvio universale: «Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi dò tutto questo, come già le verdi erbe» (Gn 9,1-3). Come si giustifica questo cambiamento? Il diluvio rappresenta certamente una di quelle fasi interglaciali e pluviali che ridussero notevolmente l’estensione delle foreste e la produzione degli alberi da frutto. Di cosa avrebbe potuto nutrirsi l’uomo allora se non di animali? E di tutti gli animali, nessuno escluso: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo», assieme alle erbe che già gli erano state date per il suo sostentamento. L’episodio del diluvio universale reca memoria di un fatto realmente accaduto (di cui si trovano tracce nelle tradizioni di altri popoli euro-asiatici) interpretato in chiave religiosa: la pioggia è inviata da Dio per “dare una ripulita” all’umanità contaminata e corrotta dal peccato (Gn 6; anche nella mitologia greca Zeus fa lo stesso). Così, secondo alcuni esegeti, anche il cambiamento di alimentazione si spiegherebbe con il peccato, che ha rotto l’originaria armonia tra gli esseri viventi. Qui potrebbero gioire i vegetariani, ma attenzione: secondo il racconto biblico appena letto, il cambio di dieta non fu un’autonoma iniziativa umana, ma ebbe il beneplacito della divinità. Forse perché –secondo l’autore del testo biblico – in quelle nuove circostanze, l’umanità aveva realmente necessità di trovare una fonte di alimentazione negli animali; ma non mi risulta che in altri passi della Scrittura il Signore abbia mai espressamente comandato un ritorno all’antica dieta da erbivori.

[se volete conoscere il seguito di questa ricerca, abbiate un po’ di pazienza:

tra sette giorni scopriremo cosa mangiava Gesù di Nazaret]

About Sabrina Antonella Robbe (68 Articles)
Laureata in Filologia e Letterature del Mondo Antico, è Dottore di Ricerca in Studi Filologico-Letterari Classici (Università di Chieti). I suoi interessi spaziano dal mondo classico a quello cristiano medievale, con particolare attenzione alla storia e letteratura del cristianesimo tardo-antico e all’agiografia.
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1 Comment on La Bibbia a tavola (I parte)

  1. Mauro Valente // 4 maggio 2014 a 10:47 //

    Mi pare che dal bell’articolo di Sabrina emerga una contraddizione di fondo che affligge molti fratelli, anche in buona fede: invece di sentirsi aperti ad un futuro di gloria e santificazione che non siamo in grado neppure di immaginare, ci si volge ad un passato mitizzato, percepito come un momento di perfezione a cui tornare (ad esempio per quanto riguarda il mangiare)

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