Per gli anziani e i malati il decreto ha stabilito che queste persone «potranno conseguire l’indulgenza plenaria purché, unendosi spiritualmente a tutti gli altri fedeli, distaccati completamente dal peccato e con l’intenzione di ottemperare appena possibile alle tre consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), davanti a un’immagine di Gesù o della Beata Vergine Maria, recitino pie orazioni per i defunti – ad esempio, le Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei Defunti, il Rosario mariano, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli -, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita»
"L’opera delle nostre mani, il nostro lavoro, quello che facciamo come continuazione della creazione - sottolinea Don Antonio Del Casale -, va sempre rimesso davanti a Dio. Nel momento in cui pensiamo che con il nostro lavoro possiamo essere sufficienti a noi stessi e bastare all’umanità, ecco che il peccato d’orgoglio, la superbia, la presunzione di dire “Ce la faccio da solo” ci mettono fuori gioco"
"Le violazioni alla libertà religiosa, che arrivano in diversi casi fino alla persecuzione cruenta - ricorda Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia -, interessano almeno un terzo dei Paesi del pianeta. In particolare interessano quelli più popolosi come Cina, India, Bangladesh, Pakistan e Nigeria"
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