"Si tratta di vivere concretamente le beatitudini - sostiene il cardinale Bassetti -, e dire ai giovani “Guarda che la tua sorte mi interessa, per quanto mi è possibile denuncio il male che ti è fatto e soprattutto. La tua lotta è la mia lotta, e la mia solidarietà, assieme a te, è capace di sviluppare dinamiche creative incredibili”. Questi giovani hanno diritto di sapere, dalla Chiesa, che chi trasforma il loro posto di lavoro in una trincea quotidiana fa l’opera del demonio, non quella di Dio"
"I prodromi di questo sogno – ricorda monsignor Tommaso Valentinetti - li abbiamo vissuti e li vivremo ancora nel cammino sinodale che abbiamo percorso. È un cammino che ci ha fatto sentire quanto è importante l'unità della famiglia della Chiesa, l'unità di questo matrimonio dove laici, presbiteri, diaconi, accoliti e vescovo si uniscono insieme per risentire fortemente il richiamo ad un amore vero e sincero, ad un amore che custodisce l'avvento del Regno di Dio, perché a questo siamo stati chiamati, a custodire l'avvento del Regno di Dio"
"Purtroppo – denuncia Nunzia De Capite, sociologa di Caritas italiana - la retorica dei furbetti ha prodotto il fatto che la gente si vergogna di riceverlo, come se fossero dei ladri. Questo è un effetto che non si doveva creare"
"Non si vede più la frammentazione della persona del paziente, talvolta ridotto a codice sanitario – ammonisce don Massimo Angelelli -, non si vede più soltanto l’organo malato, ma la persona come una totalità unificata. Quando si incontrano due persone, il curante e il curato, nasce la vera presa in carico. Il paradosso della cura è che il paziente diventa strumento di realizzazione non solo professionale, ma di umanità e di grazia del curante"