“Fai il bene e vai avanti!”
"Per cambiare il mondo in meglio - spiega il Papa - bisogna fare del bene a chi non è in grado di ricambiarci, come ha fatto il Padre con noi donandoci Gesù"

«Non basta amare chi ci ama. Non basta fare il bene a chi ci fa del bene. Per cambiare il mondo in meglio bisogna fare del bene a chi non è in grado di ricambiarci, come ha fatto il Padre con noi donandoci Gesù». È la consegna finale lasciata ieri dal Papa agli oltre 30 mila fedeli giunti in piazza San Pietro per prendere parte alla consueta udienza generale del mercoledì, dedicata alle opere di misericordia, nella quale ha condotto per gran parte una catechesi a braccio: «Ma quanto abbiamo pagato noi per la nostra redenzione? – chiede il Papa ai fedeli – Niente, è tutto gratis! Ecco perché bisogna imparare a fare il bene senza aspettarsi nulla in cambio, così come ha fatto con noi Gesù. Che bello vivere nella Chiesa, nella nostra madre Chiesa che ci insegna queste cose che ci ha insegnato Gesù! – esclama il Pontefice, riassumendo tutto in una massima -. Fai il bene e vai avanti!».
Un bene da esprimere specialmente stando vicino a chi è abbandonato e muore solo, seguendo l’esempio della Beata Madre Teresa di Calcutta che, come ricordato dal Santo Padre, “ha aiutato la gente a morire bene, in pace”: «Quanto sia fondamentale – spiega Papa Bergoglio – questa opera di misericordia, lo aveva capito la Beata Madre Teresa, che raccoglieva per le strade la gente con la carne che incominciava ad essere mangiata dai topi, e lei li portava a casa perché morissero belli, tranquilli, accarezzati… Gli dava l’arrivederci. Lei e tante persone come lei, vi aspetta alle porte del cielo».
Insomma, la madre Chiesa insegna a stare vicino a chi è malato: «Quanti santi e sante – ricorda Papa Francesco – hanno servito Gesù in questo modo! E quanti semplici uomini e donne, ogni giorno, mettono in pratica quest’opera di misericordia in una stanza di ospedale, o di una casa di riposo, o nella propria casa, assistendo una persona malata». Ma tra le opere di misericordia, non va dimenticata anche la visita ai carcerati: «Ma padre, è pericoloso! – ha affermato il Pontefice, citando l’obiezione più frequente -. Ognuno è capace di fare lo stesso – ammonisce il Santo Padre, riferendosi agli uomini e le donne che stanno nelle carceri -. Tutti abbiamo la capacità di peccare, di fare lo stesso, di sbagliare nella vita, perché chi è carcerato non è più cattivo di te e di me. La misericordia supera ogni muro, ogni barriera, e ti porta a cercare sempre il volto dell’uomo. Ed è la misericordia che cambia il cuore e la vita, che può rigenerare una persona e permetterle di inserirsi in modo nuovo nella società».
E la Chiesa, ci insegna anche a dare da mangiare e da bere a chi ha fame e a sete, così come a vestire chi è nudo: «E come lo fa? – interroga il Papa – Lo fa con l’esempio di tanti santi e sante che hanno fatto questo in modo esemplare, ma anche con l’esempio di tantissimi papà e mamme, che insegnano ai loro figli che ciò che avanza a noi è per chi manca del necessario. Nelle famiglie cristiane più semplici, è sempre stata sacra la regola dell’ospitalità: non manca mai un piatto e un letto per chi ne ha bisogno».
Una regola spiegata meglio, raccontando a braccio la storia di una madre: «Una volta una mamma – racconta Papa Bergoglio – mi ha raccontato che voleva insegnare ai suoi figli cosa significa aiutare, dare da mangiare a chi ha fame. Ne aveva tre. Un giorno era sola a pranzo con i suoi figli piccoli, di sette, cinque, quattro anni… Il marito era fuori al lavoro. Bussano alla porta, e c’era un signore che chiedeva da mangiare. “Aspetta un attimo” – ha detto la mamma -. È rientrata e ha detto ai figli: “C’è un signore che chiede da mangiare? Cosa facciamo? Gli diamo?”. “Sì, gli diamo – la risposta dei figli, che avevano ognuno nel piatto una bistecca con delle patate fritte».