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Parrocchie: “Offrono senso di appartenenza alla comunità e creano buone relazioni col territorio”

"Emerge un contributo distintivo delle parrocchie in favore della costruzione sia della comunità locale - spiega Lucia Boccacin, coordinatrice dell'equipe di studio -, sia di quella simbolica in cui le relazioni interpersonali e digitali svolgono un ruolo cruciale. Tale apporto, che da sempre innerva capillarmente il tessuto del nostro paese, oggi potrebbe costituire un tesoro nascosto che merita di essere meglio disvelato, soprattutto a fronte degli effetti prodotti dall’emergenza sanitaria in termini di isolamento sociale"

Emerge da un’indagine compiuta, da un’equipe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, su 420 parrocchie italiane

Una parrocchia romana al tempo del Covid. Ph: Cristian Gennari/Siciliani

I social sono strumenti che vengono utilizzati sempre di più anche in parrocchia per interagire con gli altri. Lo ha dimostrato un’indagine (un questionario online) condotta su 420 parrocchie, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, da un’equipe multidisciplinare costituita da diversi docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretta da Lucia Boccacin: «L’obiettivo della rilevazione – introduce la Boccacin – era di comprendere se e come in esse si generassero e si sviluppassero relazioni sociali interpersonali e associative, in grado di costruire ambiti di comunità e quale fosse la presenza delle tecnologie digitali in tali relazioni –. Inoltre, ci siamo posti l’obiettivo di esplorare se e come il loro apporto andasse nella direzione di supportare e rinforzare le relazioni medesime, da un lato e, dall’altro, di introdurre itinerari innovativi».

E secondo lo studio, gli strumenti più utilizzati per porsi in relazione con gli altri, sono rispettivamente WhatsApp/Telegram (utilizzati per questo scopo specifico dal 56,0% dei rispondenti) e le e-mail (54,0%), dispositivi digitali ampiamenti utilizzati anche per collaborare e favorire la partecipazione. Tra i social media una parrocchia su due ha un account Facebook, molto più raramente Twitter (solo il 15% circa) o Instagram (26%). Mediante la costruzione di un indice sintetico, è stato possibile rilevare come la maggior parte delle parrocchie (70%) utilizzi le tecnologie digitali per entrare in relazione con gli altri, mentre nel 24% dei casi il ricorso alle tecnologie è limitato all’obiettivo di facilitare l’accesso alle informazioni. Rimane poi una ridotta percentuale di parrocchie (6%), che usano le tecnologie per collaborare e favorire la partecipazione alle attività della parrocchia: «Già da questi primi dati – spiega la coordinatrice dell’indagine – emerge un contributo distintivo delle parrocchie in favore della costruzione sia della comunità locale, sia di quella simbolica in cui le relazioni interpersonali e digitali svolgono un ruolo cruciale. Tale apporto, che da sempre innerva capillarmente il tessuto del nostro paese, oggi potrebbe costituire un tesoro nascosto che merita di essere meglio disvelato, soprattutto a fronte degli effetti prodotti dall’emergenza sanitaria in termini di isolamento sociale».

In seguito, dopo la prima ondata della pandemia, ad ottobre 2020 è stata effettuata una seconda rilevazione, non prevista nel progetto originale, per individuare i cambiamenti avvenuti nelle relazioni interpersonali e in quelle mediate digitalmente nella costruzione di contesti comunitari. A questa seconda indagine hanno risposto 144 parrocchie che già avevano partecipato alla prima ricognizione: «I risultati preliminari di questa seconda parte dello studio – aggiunge la ricerca – mettono in luce un uso più frequente delle tecnologie digitali nell’ambito delle attività pastorali e un atteggiamento mediamente più favorevole verso il loro impiego».

E l’analisi ha indagato anche il pensiero dei sacerdoti: «Il 53% dei parroci – precisa lo studio – ha affermato che la funzione principale della parrocchia è quella di offrire senso di appartenenza alla comunità. A seguire, altre funzioni rilevanti riguardano la capacità di offrire risorse pratiche (27%), fornire ambiti intersoggettivi di socialità (13%), operare un significativo empowerment fiduciario (7%)».

Il questionario è stato compilato dal parroco (o dal soggetto facente funzione). Le parrocchie che hanno partecipato allo studio sono collocate soprattutto nel nord Italia (68,1%). Circa una parrocchia su due fa parte di un’unità pastorale (46,3%). I risultati rimarcano “frequenti relazioni” tra la parrocchia stessa e altri portatori d’interesse del territorio, come gruppi o associazioni parrocchiali, diocesi, associazioni di Terzo settore, enti pubblici e, seppur più raramente, con enti privati. Relazioni che sono “mediamente buone”, soprattutto se riferite ad altri gruppi parrocchiali. La qualità di queste relazioni è più alta nelle grandi parrocchie rispetto a quelle medie e piccole, dimostrando che «nei contesti di grandi dimensioni – approfondisce la ricerca – emerge l’importanza di creare reti di relazioni significative con altri soggetti operanti nell’ambiente circostante la parrocchia». Nel contesto relazionale interno a queste realtà, emerge complessivamente un indice medio di fiducia, aiuto e collaborazione. Quest’ultima, in particolare, è più elevata nelle grandi parrocchie rispetto a quelle piccole.

About Davide De Amicis (3712 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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