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“Gesù ha subìto tutti i mali e ci dice che la fede è più forte della paura”

"Dovremo ricominciare a vivere ecclesialmente, cristianamente parlando, in maniera molto più bella - sottolinea monsignor Tommaso Valentinetti - per farci comunicatori di fede e di speranza anche a chi la fede e la speranza o le ha perse o le si sono affievolite, oppure non le mai avute"

Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la veglia pasquale nella chiesa di San Giovanni Battista e San Benedetto Abate a Pescara

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, accede il cero pasquale

È stata il termine “paura” la parola chiave attorno alla quale l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, ieri sera nella parrocchia di San Giovanni Battista e San Benedetto Abate a Pescara colli, ha costruito l’omelia della celebrazione eucaristica della Veglia di Pasqua. Una liturgia solenne aperta, come da tradizione, attraverso il rito della benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale dal quale sono state accese tutte le candele dei fedeli che intonavano il preconio, mentre le luci della chiesa tornavano ad accendersi.

Quindi le letture, la proclamazione del Vangelo delle resurrezione dell’evangelista Marco, e la meditazione del presule: «Ci siamo lasciati domenica scorsa – ricorda – con la narrazione della Passione secondo Marco con una situazione molto difficile, perché quella narrazione ha descritto la morte di Gesù in maniera molto cruenta “Emesso un alto grido spirò”. Poi più niente. Saranno poi gli evangelisti Matteo, Luca e Giovanni, che scrissero tutti dopo Marco, a raccontare anche altri particolari di quella morte. Ma in realtà il primo Vangelo narra la morte di Gesù in maniera molto cruenta e l’unico appello di speranza che vi potevamo percepire, era che le donne stavano a guardare dove l’avevano deposto. Cioè timorose, guardinghe, sono lì. Ormai avevano pensato che tutto era finito. Ma quello che era successo prima è stato ancora peggio, erano scappati tutti. Erano rimaste solo quelle poche donne con Maria, uno aveva rinnegato, l’altro aveva tradito e tutti gli altri, furtivamente, si erano allontanati. , si ritrovarono la sera del primo giorno della settimana nel Cenacolo, ma la paura li aveva attanagliati. E la pagina del Vangelo che proclama la risurrezione di Gesù secondo Marco, non sfugge purtroppo a questa stessa tensione, perché le donne vanno per aver comprato degli olii aromatici per andare a fare ciò che si faceva con un morto, ungerlo. Perché quella sepoltura fatta in fretta (era la parasceve, la vigilia della Pasqua, nel sabato e bisognava fare una sepoltura veloce) non aveva dato loro la possibilità di compiere ciò che veniva fatto per tutte le persone, ungere quel corpo. E di buon mattino, al levar del sole, vanno al sepolcro. Ma i dubbi sono tanti “Chi ci rotolerà la pietra dall’ingresso del sepolcro?”. Ma ecco la meraviglia, la pietra non c’è più, è già rotolata. E nonostante lo stupore, ma oserei dire ancor di più, la paura che attanaglia il loro cuore, esse vanno avanti. E vedono un giovane, avrebbero voluto vedere probabilmente un corpo con velo bianco, lo stesso con cui l’avevano posto nel sepolcro. E invece vedono un giovane, vedono un giovane vestito di bianco alla destra, alla destra di chi? Alla destra di cosa? Il Signore ha detto al mio Signore “Siedi alla mia destra, affinché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”. Ma hanno paura, di nuovo c’è la paura. Non c’è lo slancio, non c’è l’entusiasmo. Tanto è vero che questo giovane che pronuncia qualche parola, la prima cosa che dice è “Non abbiate paura, non abbiate timore. Voi cercate Gesù il nazareno, il Crocifisso è risorto, non è qui”. E la paura è realmente forte, non riescono a darsi una spiegazione, non riescono a capire, non riescono a comprendere ciò che è successo».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Partendo dalla paura delle donne e dei discepoli seguita alla morte e alla resurrezione di Gesù, l’arcivescovo Valentinetti ha fatto un paragone con la paura che attanaglia noi oggi al tempo della pandemia di Covid-19: «In questo testo evangelico – conferma – la fa da padrone la paura. , la paura, ma non stiamo sperimentando anche noi un tempo di paura? Non stiamo vivendo anche noi un tempo in cui la paura attanaglia un po’ tutti? La paura è un nemico pericolosissimo! La paura, molto spesso, è un autocostruzione della nostra persona. Possiamo avere paura, che comunque esiste, ma la paura si annida dentro di noi, diventa un gigante inspiegabile, diventa un gigante pericoloso e guai all’uomo e alla donna che si lasciano avvicinare dalla paura. Ma molto più noi non possiamo né dobbiamo lasciarci prendere dalla paura. Dobbiamo essere prudenti, questo sì, dobbiamo essere attenti, questo sì, dobbiamo essere vigilanti, questo sì, ma guai a noi se ci facciamo prendere dalla paura! – ammonisce monsignor Valentinetti -. Il testo evangelico non riporta l’ultimo versetto della fine del capitolo, dove si dice che le donne vanno via dal sepolcro senza dire niente a nessuno, perché avevano paura, nonostante questa apparizione, nonostante questa evidenza. Gli altri evangelisti dicono ben altro. Se andate a leggere l’Evangelo di Giovanni, Maria di Magdala per prima cosa corre da Pietro e dice “Non c’è più il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto”. E Pietro e Giovanni corrono alla tomba, ma questo nel Vangelo di Marco sembrerebbe tagliato. La situazione che stiamo vivendo, ci sta mettendo di fronte al mistero della paura, c’è poco da dire. C’è solo una cosa che possiamo dire. La grande verità che noi cerchiamo, Gesù il nazareno, il crocifisso, colui che è passato attraverso tutti i mali e i dolori della terra, colui che è passato attraverso le vergogne più profonde, attraverso le solitudini e gli abbandoni più totali, così come tanti defunti di questi giorni. Gesù ha vissuto in sintesi, ma in sintesi cosmica, tutta questa verità. E oggi vuole diventare padrone della nostra paura, vuole entrare dentro il nostro cuore e ci vuole dire che la paura non può albergare dentro di noi, che la fede è più forte della paura, che la fede è più forte di ogni difficoltà e di ogni inquietudine. E che solo attraverso la fede, e fissando lo sguardo su quella luce che questa sera ancora una volta è entrata nel buio di questa chiesa, noi possiamo dire “Sì, Tu sei il risorto, Tu se il Signore, Tu sei la vita”».

E la celebrazione eucaristica delle veglia pasquale ha anche visto due donne adulte – Eliona e Tatiana – ricevere il sacramento del battesimo impartito dal presule: «Carissime sorelle – afferma rivolgendosi alle due candidate -, questa sera riceverete il battesimo, vi immergerete in una vita nuova perché il battesimo immerge nella vita di Cristo e nella vita nuova. Che sia una vita gioiosa, bella, buona, che sia una vita senza paura. Quella fede che adesso proclameremo insieme, e che voi proclamerete personalmente, sia sempre la vostra forza, il vostro rifugio, il vostro sostegno, la vostra capacità di andare sempre oltre sfidando le fatiche e le difficoltà della vita».

Quindi l’arcivescovo di Pescara-Penne è tornato a riferirsi al dramma dell’emergenza sanitaria che ci attanaglia da oltre un anno: «Molte persone – ricorda – in questi tempi stanno vivendo drammaticamente questo tempo di pandemia, purtroppo è vero. Ma se non ci facciamo sopraffare da quanto il male, perché il male esiste, e da quanto la caducità della vita – perché questa realtà che stiamo vivendo è caducità della vita – possono riservare per la nostra esistenza, noi non vivremo nella dimensione della fede, non vivremo nella dimensione della speranza. Invece stasera, in questa santa veglia, noi vogliamo radicarci sempre di più in questo cammino e vogliamo uscire dalla tomba, vogliamo correre. Sì, correre e dire a tutti “Il Signore è risorto, è vivo, è la nostra salvezza, è la nostra forza”».

I fedeli presenti alla veglia pasquale

Da qui l’incoraggiamento dell’arcivescovo Valentinetti: «Socialmente parlando – auspica – ricominceremo a vivere, me lo auguro, speriamo in maniera migliore di quanto non abbiamo vissuto fino ad oggi. Ma soprattutto dovremo ricominciare a vivere ecclesialmente, cristianamente parlando, in maniera molto più bella per farci comunicatori di fede e di speranza anche a chi la fede e la speranza o le ha perse o le si sono affievolite, oppure non le mai avute».

Infine, ancora un riferimento alle due battezzande e al cammino della comunità ecclesiale pescarese: «Questo battesimo vostro, carissime sorelle – aggiunge l’arcivescovo -, per noi è un segno importantissimo. Entrambe vi sareste dovute battezzare lo scorso anno, ma in quel caso non abbiamo potuto fare la veglia di Pasqua, e quando don Giovanni (don Giovanni Campoverde, il parroco) mi ha chiesto “Ma i battesimi li facciamo?”. Io ho detto “Sì, li facciamo perché siano il segno della speranza nuova, il segno della vita nuova”. Così come ho voluto l’ordinazione sacerdotale di un giovane diacono (don Roberto Grifaci), deposto nel cuore di questa Chiesa diocesana, perché non possiamo fermarci. Dobbiamo continuare a camminare, dobbiamo evangelizzare, dobbiamo donare i sacramenti, dobbiamo donare sempre più l’amore di Cristo risorto».

About Davide De Amicis (3614 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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