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“Affidiamoci a Maria: prevalga la pace, non le spese militari”

"Se Gesù è l’annunciatore della misericordia del Padre - ricorda il presule -, è anche vero che c’è questa Parola “Se non userete misericordia, se non userete fraternità, se non userete perdono, il giudizio sarà tutto nelle mani del Padre”. E allora, anche se ci possono essere diritti da rivendicare, diritti che in qualche modo popoli e nazioni vedono conculcati, la strategia del messaggio di Gesù e del messaggio cristiano è totalmente diversa"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, consacrando al Cuore immacolato di Maria l’umanità, la Russia e l’Ucraina

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, consacra al Cuore Immacolato di Maria l'umanità, la Russia e l'Ucraina

È stata una celebrazione solenne, quella svolta in comunione con Papa Francesco e con tutti i vescovi del mondo, quella presieduta ieri pomeriggio – nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara – dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti per consacrare al Cuore immacolato di Maria l’umanità intera, la Russia e l’Ucraina alla Vergine Maria, nella solennità dell’Annunciazione del Signore.

I sacerdoti concelebranti

Un atto di affidamento che il presule ha pronunciato inginocchiandosi davanti ad un’icona della Vergine, dopo la lettura del Vangelo scelto – per l’occasione – da Papa Francesco (Mt 18, 21-35) e aver pronunciato l’omelia: «Il Santo Padre – esordisce l’arcivescovo Valentinetti – ci ha chiesto di unirci a lui in preghiera in questo atto di affidamento a Maria di tutta l’umanità e, in particolare, delle nazioni di Russia e Ucraina. In questo momento così difficile per questi popoli, per queste nazioni, ma anche per tutta l’umanità, il Papa sente tutta la gravità del momento e non si sta stancando di ripetere che solo la pace può essere la risposta a tutte le questioni che possono sorgere nel cuore delle nazioni e dei popoli. La pagina del Vangelo che è stata proclamata è il Vangelo, molto conosciuto, della misericordia non solo del Padre (del padrone) che condona il debito, ma anche dei fratelli che devono condonare i debiti gli uni degli altri. È la preghiera che sempre recitiamo “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Ma il cuore dell’uomo è un cuore indurito. Ne abbiamo avuto la chiara testimonianza in questa pagina evangelica».

E la conclusione del testo, a detta dell’arcivescovo di Pescara-Penne, deve farci pensare: «Perché – spiega – se Gesù è l’annunciatore della misericordia del Padre, è anche vero che c’è questa Parola Se non userete misericordia, se non userete fraternità, se non userete perdono, il giudizio sarà tutto nelle mani del Padre”. E allora, anche se ci possono essere diritti da rivendicare, diritti che in qualche modo popoli e nazioni vedono conculcati, la strategia del messaggio di Gesù e del messaggio cristiano è totalmente diversa».

I fedeli nella Cattedrale di San Cetteo

A questo punto monsignor Tommaso Valentinetti ha voluto proseguire la riflessione rileggendo uno scritto di don Primo Mazzolari «Un profeta inascoltato del secolo scorso – ricorda -, ma sicuramente un profeta della pace». Uno scritto tratto dalla raccolta “Come pecore in mezzo ai lupi”:

“La pace è un bene universale, indivisibile: dono e guadagno degli uomini di buona volontà. La pace non s’impone (“non ve la do come la dà il mondo”); la pace si offre (“lascio a voi la pace”). Essa è il primo frutto di quel comandamento sempre nuovo, che la germina e la custodisce: “Vi do un nuovo comandamento: amatevi l’un l’altro”. Nella verità del nuovo comandamento, commisurato sull’esempio di Cristo (“come io ho amato voi”), “tu non uccidere” non sopporta restrizioni o accomodamenti giuridici di nessun genere. Cadono quindi le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive, reazionarie e rivoluzionarie. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo. O si condannano tutte le guerre, anche quelle difensive e rivoluzionarie, o si accettano tutte. Basta un’eccezione, per lasciar passare tutti i crimini. Per noi queste verità sono fondamento e presidio della pace; la quale non viene custodita né dalle baionette né dall’atomica, ma dal fatto che tutti gli uomini, compaginati in Cristo, formano con lui una sola cosa e hanno diritto di ricevere “una vita sempre più abbondante” da coloro che, per natura e per grazia, sono i loro fratelli. Ognuno è libero di accettare o di rifiutare la visione cristiana della pace, che sorregge – anche se non riconosciuta – ogni sentimento vero e ogni sforzo sincero di pace. chi però l’accetta, e non c’è altra scelta che veramente conduca, davanti a qualsiasi torto del prossimo non può appellarsi alla soluzione giuridica, molto meno a quella vendicativa, ma solo a quella evangelica. Non importa se derisa da troppi cristiani (com’è successo questa mattina – ieri mattina per chi legge – che riprendendo la Parola del Papa che ‘aumentare le armi è una pazzia’, ha scritto ‘Non aumentare le armi è una pazzia’). E la regola di essa è così scritta “A chi vi percuoterà la guancia destra, porgi la sinistra; a chi ti muoverà lite per toglierti la tunica, lascia anche il mantello”. Persuasi che solo su questi principi si può fondare la pacifica convivenza dei popoli, noi accettiamo la stoltezza cristiana a costo di parere fuori della storia, che altrimenti continuerà a essere una catena di violenze o, se volete, un susseguirsi di fratricidi, cioè l’antistoria, e proponiamo: di renderne pubblica testimonianza, rifiutandoci a ogni svuotamento di essi, sia teorico che pratico; di accettare solo quei mezzi di fare la pace che non negano la pace, sia nei rapporti di nazione e di razza, che nei rapporti di classe e di religione, riprovando e condannando egualmente qualsiasi strumento di ingiustizia e di sopraffazione anche se si presenta sotto il nome di dovere; di creare un movimento di resistenza cristiana alla guerra, rifiutando l’obbedienza a quegli ordini, leggi o costituzioni che contrastano con la coscienza di chi deve preferire il comandamento di Dio a quello dell’uomo. Se la guerra è un peccato, nessuno ha il diritto di dichiararla, neanche un’assemblea popolare. Se la guerra è un peccato, nessuno ha il diritto di comandare ad altri uomini di uccidere i fratelli. Rifiutarsi a simile comando non è sollevare l’obiezione, ma rivendicare ciò che è di Dio, riconducendo nei propri limiti ciò che è di Cesare. Mettendoci sul piano del Vangelo e della Chiesa, non rinunciamo a difendere la giustizia, né confondiamo il bene col male prendendo una attitudine rassegnata o neutrale. La “pecora” che non intende farsi “lupo” non dà ragione al lupo; lasciarsi mangiare è l’unica maniera di resistere al lupo come pecora e di vincerlo. Questo è un atto di fede tremendo. Ne abbiamo così piena consapevolezza che la prima testimonianza che domandiamo a Dio di poter dare è proprio questa: credere che la pace non si può fare senza questa fede, che è venuta l’ora di questa fede”.

Da qui la conclusione del presule: «Forse ci ha scarnificato dentro – afferma -, ma il Vangelo questo è quello che dice. Affidiamo i sentimenti nostri di pace, affidiamo i sentimenti di tutti i responsabili delle nazioni al cuore di Maria, affinché prevalgano questi sentimenti e non spese militari. Le spese militari aumentate, così come ha detto il Papa, non costruiscono la pace, non costruiscono un mondo nuovo, non costruiscono un mondo sulla giustizia vera e sulla verità».

About Davide De Amicis (3964 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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