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Don Carlo: il medico-presbitero che curerà l’anima e il corpo dei fedeli

“Chiedi un segno?”: «No – la replica di monsignor Valentinetti -, non devi chiedere un segno. Il Signore ti ha ricolmato già di tanti segni e noi rendiamo grazie al Signore per questo dono che la nostra Chiesa diocesana riceve. Sii fedele, dunque, a questo ministero, a questa vocazione che hai ricevuto perché hai risposto per fare la Sua volontà"

L’ha ordinato venerdì l’arcivescovo Valentinetti, nella solennità dell’Annunciazione del Signore

L'arcivescovo Valentinetti presiede l'ordinazione sacerdotale di don Carlo Faraone

Da venerdì sera, solennità dell’Annunciazione del Signore alla Beata Vergine Maria, la Chiesa di Pescara-Penne non ha solo un nuovo sacerdote, ma anche un nuovo medico. È il quarantaduenne don Carlo Faraone, originario di Ortona (Chieti), che anche nella sua nuova vita di presbitero (temporaneamente affidato all’unità pastorale di San Cetteo-San Luigi) continuerà ad esercitare la professione di medico nella Fondazione Paolo VI.

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Lo ha ordinato l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, concelebrando la liturgia con il nunzio apostolico in Angola – il pescarese monsignor Giovanni Gaspari – e molti sacerdoti diocesani, alla presenza di un folto numero di fedeli lungo le navate della Cattedrale di San Cetteo: «Carissimo Carlo – afferma il presule durante l’omelia -, la Provvidenza mi ha dato la possibilità di scrutare la tua vocazione non solo per il discernimento che, come vescovo, oggi ho dovuto fare per ammetterti al sacerdozio, ma anche per il mistero nascosto di predilezione di Dio quando mi ha rivelato – tantissimi anni fa – che il Signore stava irrompendo nella tua vita. E non per presunzione e non per vanagloria, in questo stesso modo in cui ha fatto irruzione nel cuore della Vergine Maria. Da quel momento in poi, sono state molte le tracce della vocazione. Sono state molti i cammini che hai dovuto seguire e, sicuramente, sono stati molti i momenti in cui il tuo animo si è sentito turbato. Ma “sarò ammesso anche io nella Chiesa, un giorno, a vivere lo stesso mistero d’amore di Maria che continua a dare al mondo l’umanità di Gesù e l’Eucaristia di Gesù, la presenza reale di Gesù nella celebrazione dell’Eucaristia e di tutti i sacramenti”. E allora, non considerando nulla di quanto può essere stato complicato, non hai voluto né sacrificio né offerta, ma hai preparato una vita e questo è il rendimento di grazie che questa sera io con te, e con tanti fratelli e sorelle, innalziamo al Signore perché puoi finalmente offrire definitivamente la vita in una fedeltà al Signore, in una fedeltà alla Chiesa, in una fedeltà al servizio presbiterale, ma anche al servizio della cura di coloro che ti sono sempre stati cari e ti sono sempre stati cari e ti sono sempre stati affidati: i malati nella tua professione di medico, che hai esercitato con amore per amore, disinteressatamente, senza pensare a nessun tornaconto personale, ma offrendo fondamentale questo servizio che io – a nome della Chiesa diocesana – non ti chiedo di abbandonare, poiché possa essere la completezza del servizio alla persona, la completezza del servizio di tutta la realtà umana, che si possa trasfigurare nella bellezza della risurrezione di Cristo, nell’anima e nel corpo nella tua professione di medico».

I sacerdoti concelebranti all’ordinazione sacerdotale

A questo punto l’arcivescovo Valentinetti, mettendosi nei panni del novello presbitero, si è posto una domanda “Chiedi un segno?”: «No – la replica di monsignor Valentinetti -, non devi chiedere un segno. Il Signore ti ha ricolmato già di tanti segni e noi rendiamo grazie al Signore per questo dono che la nostra Chiesa diocesana riceve. Sii fedele, dunque, a questo ministero, a questa vocazione che hai ricevuto perché hai risposto per fare la Sua volontà. Ma ometterei il ricordo di una persona che, in tanti momenti, mi ha aiutato a fare discernimento sulla tua vocazione. Un amico caro, un amico fedele, a cui devo tanto nella mia vita: monsignor Enzio D’Antonio, già arcivescovo di Lanciano-Ortona, a cui hai confidato molte volte il tuo cammino vocazionale. E se oggi sei qui è perché la sua esortazione a custodire la tua vocazione, non tanto a farti giungere al presbiterato, è stato un testamento che io non ho potuto disattendere. Così come tanti altri testamenti che lui ha lasciato alla mia persona. Chiedo venia per questo ricordo particolare, ma la varietà degli affetti non può non ridondare dentro una storia di grazia e di Provvidenza. Amen».

DON CARLO: “Spero di portare avanti la mia missione con umiltà, ma anche con tanto zelo e tanta forza”

Don Carlo Faraone

Al termine della celebrazione eucaristica, don Carlo Faraone ha voluto condividere a La Porzione.it e a Radio Speranza tutta la sua gioia per questa sua nuova vita, al servizio di Dio nella Chiesa di Pescara-Penne: «Sento un’emozione indescrivibile – racconta il neo sacerdote -. Potrei dire tante cose, ma preferisco dire che l’amore del Signore si è completato dentro me e crescerà in base a quello che Lui mi donerà».

Una vocazione, quella di don Carlo, maturata quando era ancora uno studente: «Avevo 22 anni e facevo l’università – ricorda -. Ho raggiunto questo traguardo dopo tanti anni di prove e aver maturato tanta fede, che rimane sempre piccola e deve crescere tanto. È la fede che accompagna la speranza e la carità». Infine l’auspicio del novello presbitero: «Spero – conclude – di poter essere al servizio delle persone che mi verranno affidate come presbitero e medico, come mi ha detto l’arcivescovo. E spero di portare avanti la mia missione con umiltà, ma anche con tanto zelo e tanta forza, che mi daranno il Signore e lo Spirito Santo».

About Davide De Amicis (3876 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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