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Papa Luciani: “Il suo esempio ci richiama al cuore della vita cristiana”

"Il messaggio di Papa Luciani, con il suo riferimento all’umiltà - sottolinea Stefania Falasca, vice postulatrice della causa di beatificazione -, ha un fondamento teologico ma anche la grande caratura di mischiare sacro e profano, “nova et vetera”, con una grande semplicità che arriva tutti e lo rende unico. Le radici della sua santità vanno ricercate nell’essenza stessa della fede"

Lo ha affermato ieri il cardinale Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione, alla vigilia del rito che domani presiederà Papa Francesco

Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I

Ieri, in Vaticano, si è svolta la conferenza stampa alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo I che domattina verrà proclamata da Papa Francesco all’interno della santa messa che presiederà in piazza San Pietro. Un’occasione, quella di ieri, per ricordare la figura di Papa Albino Luciani e l’importante segno da lui lasciato a dispetto dei soli 34 giorni di pontificato che riuscì a portare a termine prima della morte: «La santità di Papa Luciani – afferma il cardinale Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione – è importante per la Chiesa e per il mondo di oggi perché attraverso il suo esempio siamo richiamati al cuore della vita cristiana. All’umiltà e alla bontà di chi sa riconoscersi peccatore bisognoso di misericordia, di chi vuole servire con dedizione generosa e con opere di bene gli altri, annunciando la gioia del Vangelo. Luciani ci testimonia il volto di una Chiesa umile, laboriosa e serena, preoccupata della sequela del suo Signore, lontana dalla frequente tentazione di misurare l’incidenza e il valore del Vangelo dallo stato di opinione della gente, o della società, nei propri confronti».

Card. Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione

Un segno che Papa Luciani ha lasciato anche precedentemente, durante il suo episcopato: «Albino Luciani ci ha insegnato, attraverso la sua testimonianza di vescovo – aggiunge il cardinale Stella –, che ha a cuore la dimensione universale della Chiesa, l’importanza dell’amore generoso e dell’obbedienza incondizionata al Successore di Pietro, così come il grande valore dell’unità e della comunione episcopale. Diversi episodi della sua biografia ci parlano di questo suo atteggiamento, frutto della sua fede profonda, che riconosce l’importanza della comunione ecclesiale, vissuta talvolta nel sacrificio e nella rinuncia a posizioni e percezioni personali, per il bene della Chiesa e della sua vocazione innata all’unità, tanto desiderata da Gesù nell’ultima cena».

Alla beatificazione di Giovanni Paolo I si è arrivati dopo un meticoloso lavoro di ricostruzione della sua vita durato 19 anni e ripercorso dalla vice postulatrice Stefania Falasca: «Aver reso un servizio alla verità storica – spiega -, fornendo tutta la documentazione necessaria per poter parlare davvero di Giovanni Paolo I, che fino a quel momento aveva avuto uno spazio modesto, poco frequentato a livello storico e storiografico. Attraverso la raccolta di fonti documentali si è potuto mettere in cantiere un processo di ricostruzione storica non estemporanea, per far rilevare la dignità del patriarca e del successore di Pietro, la sua cultura pastorale, la sua formazione di apostolo del Concilio e restituire così l’interezza di un percorso di cui il pontificato era solo la punta di un iceberg».

È stata innanzitutto portata a termine la trascrizione dei suoi interventi, cosa per Luciani non era ancora stata fatta, così come degli appunti autografi dell’agenda e del block notes: «Vediamo oggi – sottolinea la Falasca – tutto quello che ha detto in maniera completa e comprendiamo che niente veniva lasciato all’immaginazione, in tutto l’iter da sacerdote al soglio di Pietro». Inoltre, la vice postulatrice ha parlato della reliquia che verrà portata nella celebrazione eucaristica di domani: «È uno scritto – annuncia -. Si tratta di una novità, di solito si porta una reliquia appartenente al corpo. È uno scritto autografo di tipo spirituale, proveniente dalle carte dell’Archivio privato Albino Luciani, patrimonio della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, che abbracciano tutta una vita. Su un piccolo foglio bianco ingiallito dal tempo, c’è uno schema per una riflessione spirituale sulle tre virtù teologalifede, speranza e caritàche richiama in modo diretto le tre udienze generali del 13, 20 e 27 settembre 1978. Il messaggio di Papa Luciani, con il suo riferimento all’umiltà, ha un fondamento teologico ma anche la grande caratura di mischiare sacro e profano, “nova et vetera”, con una grande semplicità che arriva tutti e lo rende unico. Le radici della sua santità vanno ricercate nell’essenza stessa della fede».

E la beatificazione di Papa Luciani è molto sentita anche dalla sua diocesi natale, quella di Belluno-Feltre: «La beatificazione è soprattutto una consegna che la diocesi natale sente di ricevere – sottolinea don Davide Fiocco, della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I -, per assumere lo stile di vita e del ministero di Papa Luciani. Sarà il vescovo Renato Marangoni a formulare la petizione per la beatificazione, a nome della diocesi che è stata attrice della Causa». Domenica 11 settembre, inoltre, è prevista la celebrazione di ringraziamento sulla piazza del paese natale, Canale d’Agordo, presieduta dal Patriarca di Venezia con al fianco i vescovi di Belluno-Feltre e di Vittorio Veneto:  «Durante il prossimo autunno – annuncia inoltre don Fiocco – i vicariati in cui è suddivisa la diocesi sono stati invitati a indire un pellegrinaggio al paese natale. Nel frattempo sono entrati in fase di esecuzione i lavori per l’adeguamento liturgico della cattedrale di Belluno. È la chiesa in cui Luciani prestò servizio per 15 anni. Nel 1980 venne elevata al rango di basilica minore da Giovanni Paolo II, in onore del suo predecessore. Proprio la beatificazione ha dato impulso a questo progetto artistico». La diocesi si impegna, inoltre, a sostenere gli studi teologici nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, che condivide con le diocesi di Treviso e Vittorio Veneto e che è intitolato alla memoria di Giovanni Paolo I. Nella stessa direzione, dopo la pandemia, riprenderà slancio anche il Centro Papa Luciani di Santa Giustina, una struttura nata 40 anni fa come centro di evangelizzazione.

Anche la nipote di Papa Luciani, Lina Petri, ha partecipato per condividere la sua testimonianza: «Nell’autunno 1975 – uno dei molti aneddoti raccontati – passai a salutarlo prima di partire per Roma – racconta -, matricola all’università e prima che lui partisse per il viaggio in Brasile. Erano i primi giorni di novembre, uno o due giorni dopo l’uccisione di Pier Paolo Pasolini. Gli telefonò il vescovo di Udine, monsignor Alfredo Battisti, per chiedere un consiglio sull’opportunità o meno di celebrarne i funerali religiosi. Le circostanze della morte erano scandalose e a me colpì molto come lo zio valutò la situazione “La sua condotta di vita lasciamola al giudizio del Signore. Tutti noi, nessuno escluso, abbiamo bisogno della sua misericordia. Le sue opere artistiche però – diceva – parlavano per lui e d’altra parte, in Friuli, da giovane, era stato attaccato alla pratica cristiana, ed era giusto che tornando adesso alla sua terra, la Chiesa lo accogliesse con la sepoltura cristiana”. Mi colpì il suo criterio di valutazione che prima di tutto non condannava, ma salvava il buono e mi aveva colpito questa sua spiegazione limpida, da vero pastore».

Durante il brevissimo pontificato sono state le suore della Congregazione di Maria Bambina ad accudire Giovanni Paolo I. Una di loro, suor Margherita Marin, ha raccontato quel periodo: «Nel corso di quel mese – afferma – io l’ho veduto sempre tranquillo, sereno, sicuro. Sembrava che avesse fatto da sempre il Papa. Mentre noi eravamo ancora a riordinare il refettorio, veniva a salutarci. Tutte le sere. Ricordo che ci raccomandava sempre le preghiere per i tanti bisogni nel mondo, a me chiedeva sempre qualcosa riguardo alla preparazione della liturgia del giorno seguente; poi ci augurava la buona notte, salutandoci sempre con queste parole “A domani, suore, se il Signore vuole celebriamo la messa assieme”. Si ritirava presto. L’ultimo giorno fu come gli altri. Al mattino entrò in cappella a pregare alla solita ora ed ha celebrato con noi la santa messa alle sette. Ha fatto normalmente colazione, poi si è fermato un po’ a leggere i quotidiani, quindi è andato giù per le udienze del mattino. Verso le 11.30 è ritornato su in appartamento e ricordo che è venuto in cucina, come spesso faceva, chiedendoci un caffè: “Suore, avete un caffè? Potreste prepararmi un caffè?”. Si sedette prese il caffè e andò poi nel suo studio. Pranzò con i segretari e poi si ritirò per il solito riposo pomeridiano. Quel pomeriggio lì rimase sempre in casa, non si mosse mai dall’appartamento e non ricevette nessuno perché ci disse che stava preparando un documento ai vescovi. Io non so però a quali vescovi fosse indirizzato. Lo ricordo bene perché quel pomeriggio io ero a stirare nel guardaroba con la porta aperta e lo vedevo passare avanti e indietro. Camminava nell’appartamento con i fogli in mano che stava leggendo, ogni tanto si fermava per qualche appunto e poi riprendeva a camminare leggendo e, camminando, passava davanti dove mi trovavo io. Ricordo che vedendomi stirare mi disse anche “Suora, vi faccio lavorare tanto… ma non stia a stirare tanto ben la camicia perché è caldo, sudo e bisogna che le cambi spesso… stiri solo il colletto e i polsi che il resto non si vede mica sa…”. Me lo aveva detto in dialetto veneto, come spesso usava con noi. Dopo cena ricevette la chiamata del cardinale di Milano Giovanni Colombo. Già al mattino avevo sentito il Santo Padre parlare con il padre Magee riguardo a questa telefonata. E dopo cena, il Santo Padre, andò a rispondere al telefono e parlò con il cardinale. Non ricordo esattamente quanto tempo rimase in quella conversazione, forse una mezza ora. Dopo venne da noi, come faceva sempre, per salutarci prima di ritirarsi nel suo studio. Ricordo che mi chiese quale messa gli avessi preparato per il giorno seguente e gli risposi: “Quella degli Angeli”. Ci augurò la buona notte con le parole che ogni sera ci ripeteva: “A domani, suore, se il Signore vuole, celebriamo la messa insieme”. Ho impresso ancora nella memoria un particolare di quel momento lì. Eravamo tutte assieme nel salottino con la porta aperta, la porta era proprio davanti a quella dello studio privato e quando, dopo averci già salutato, il Santo Padre è stato sulla porta dello studio, si è girato ancora una volta e ci ha salutato di nuovo, con un gesto della mano, sorridendoMi sembra di vederlo ancora lì sulla porta. Sereno come sempre. È l’ultima immagine che mi porto di lui».

Domani Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne, trasmetterà dalle 10.25 alle 12.30 la diretta della santa messa di beatificazione e l’Angelus di Papa Francesco in collegamento con Radio Vaticana sugli 87.60 Fm (nella zona di Pescara-Chieti) e in streaming web.

About Davide De Amicis (4419 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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