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Monsignor Comerlati: “Rendiamo grazie a Dio per il bene che ha fatto”

"Dal 1971 lui è stato qui - ricorda Carlo Masci, sindaco di Pescara - e attraverso la sua persona sono nati i gruppi degli scout, che oggi ci sono ancora, le Comunità neocatecumenali attraverso le quali si professa la religione, si prega. Uomini e donne normali, che hanno vissuto nella religione e nella fede attraverso don Giuseppe Comerlati. E queste cose rappresentano molto anche per la società nostra. Una società che vive attraverso queste persone, questi pastori di anime, perché attorno a questa chiesa, a queste chiese che abbiamo, si stringono delle comunità ed è la cosa più bella"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti alla scopertura della targa alla memoria dell’ex vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne

L'arcivescovo Valentinetti, il sindaco Masci, il parroco don Carmine alla cerimonia d'intitolazione di Largo Monsignor Comerlati

È stata molto sentita e partecipata, ieri mattina nella solennità di Santa Stefano, l’intitolazione della piazza antistante la vecchia parrocchia della Madonna del fuoco a Pescara al compianto ex parroco e vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne, monsignor Giuseppe Comerlati.

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Una cerimonia che si è conclusa in bellezza con la scopertura della targa ufficiale “Largo monsignor Giuseppe Comerlati” da parte del sindaco Carlo Masci, ma che è iniziata solennemente con la santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, il quale volle fortemente monsignor Comerlati suo vicario generale in un momento difficile del suo episcopato: «Entrando questa mattina nel cortile con la macchina e scendendo – racconta il presule – mi sono rivisto una scena che ho vissuto personalmente quando, alla morte del mio vicario generale don Gustavo Britti, avevo la necessità di chiedere a un presbitero di sostituirlo in quel servizio. Sono andato a casa, lui era a casa, gli ho detto “Scendi, perché dobbiamo parlare un momentino” e abbiamo fatto una passeggiatina qui, su questo vialetto da casa verso la chiesa. Ho detto, “Caro don Giuseppe, devi prendere la croce”. Lui “No, no, io non prendo nessuna croce. No, non lo voglio, non lo voglio”. E l’arcivescovo “Mi dispiace, devi prendere la croce, devi accettare questo compito”. Non lo voleva fare, devo essere sincero, però poi alla fine si è consegnato anche lui. Si è consegnato e ha vissuto questo servizio con dedizione e con amore, così come ha vissuto il servizio del discernimento vocazionale nei nei confronti dei giovani che si avviavano verso la vocazione per il seminario e ha vissuto questo servizio nei confronti della diocesi, dei presbiteri e dei fedeli che avevano un’interlocuzione con lui. Questo in un tempo in cui anche in cui la mia presenza si faceva un attimino più discontinua, purtroppo in quel periodo ha avuto la famosa sindrome di Ménière che mi ha bloccato per un po’ di tempo, per cui tante cose erano passate un po’ nelle sue mani. Io dovevo solo verificare e ringrazio il Signore per il bene che ha saputo fare. Ma mancherei a un mio ricordo particolare se non ricordassi la sua dedizione a questa comunità, a questa realtà, in cui ha espresso tutta la sua pastoralità e tutta la sua dedizione. Possiamo dire con gioia, questa mattina, che rendiamo grazie al Signore per un presbitero che ci è stato donato, venuto da lontano, ma al servizio di questa Chiesa locale, venuto da altre realtà, ma al servizio di questa Chiesa locale, per il bene che ha seminato nelle svariate realtà di questa comunità. Che il Signore ricompensi quelle fatiche. Il rendimento di grazie anche a don Carmine e a chi è succeduto proprio a don Giuseppe in questa comunità, perché oggi hanno avuto una bella idea nel ricordarlo in maniera più definitiva, apponendo anche una targa a memoria. Il Signore ricompensi chi ha faticato e dia a noi la grazia di imitazione e di forza, amen».

Don Carmine Di Marco, parroco della Madonna del fuoco

Nella parte finale della liturgia eucaristica, è stato particolarmente commosso il ricordo dell’attuale parroco della Madonna del fuoco don Carmine Di Marco: «Proprio stanotte – confida il presbitero – pensavo che don Giuseppe per me è stato veramente come un padre. È stato lui che mi ha guidato, che ha avuto discernimento nella mia vita, facendomi lasciare tutto quello che amavo, facendomi vedere veramente qual era la volontà di Dio per la mia vita e di questo oggi ne sono veramente molto, molto contento. Rendo lode gloria a Dio e a chi, naturalmente, il Signore si è servito affinché io potessi scoprire questa mia vocazione. Un giorno, quando dovevo essere ordinato, mi chiamò e mi disse che se volevo essere incardinato alla diocesi di Pescara-Penne e io gli dissi “Si faccia si faccia la volontà di Dio, quello che il signore ha voluto per me”. Io ero stato 5 anni Nicaragua e poi mi sono formato al Seminario “Redemptoris Mater” di Macerata. E quando Sua eccellenza, per me un altro padre che mi ha tanto aiutato e di cui sento ogni giorno veramente l’amore e l’affetto, mi disse che mi mandava a fare il vice parroco a Loreto Aprutino. Io naturalmente dentro di me sentivo come una pugnalata, perché dopo tanto girovagare, tornare a 150 metri da casa mi sembrava difficile. Ma anche lì è passato il Signore, perché questa decisione da parte della Chiesa, che si serviva del suo apostolo, mi ha fatto riconciliare completamente con tutta quella che è stata la mia storia.

La chiesa della Madonna del fuoco gremita dai fedeli

E quando poi fu chiamato, dopo un anno e mezzo, per dirmi che dovevo diventare parroco a San Luigi, conoscendo don Francesco (Santuccione), conoscendo il suo carisma, mi ricordo che Sua eccellenza mi disse “Ti senti bene?”. Perché probabilmente ero diventato bianco. Mi tremavano le gambe. , mi dicevo “Don Francesco ha costruito tanto. Io dove vado?!”. E don Giuseppe e mi disse, “Tu accetta e poi quando hai bisogno, mi vieni a chiedere, fidati di me”. Io accettai, ma dopo 15-20 giorni don Giuseppe salì al cielo. Mi chiedevo, quando cominciai ad andare a essere parroco di San Luigi, dicevo “Adesso a chi chiedo di fronte a certe situazioni?” Però vedete fratelli, ho sperimentato la comunione dei santi, perché don Giuseppe è sempre stato sulla mia scrivania e perché a lui ho sempre chiesto aiuto e consiglio per farmi andare avanti nel mio ministero. Poi il Signore ha voluto che io diventassi parroco di questa parrocchia, che lui aveva condotto per tantissimi anni e che poi aveva lasciato a un mio carissimo confratello don Marco, che aveva questo impulso di andare in Cina per poter evangelizzare, e io che mi sono ritrovato ad essere parroco della Madonna del fuoco. Tutto questo per dire che qui don Giuseppe sta sulla bocca e nel cuore di tutti, è entrato in tutte le case e sta in tutte le persone. Ma la cosa bella che sento è che, però, questa responsabilità non mi ha schiacciato. Ci sono responsabilità che schiacciano, che opprimono, che ti fanno dire “Basta, non ce la faccio” e ti fanno rinnegare, forse, anche la storia che il Signore ha fatto con te. Invece questa responsabilità la sento nel mio cuore, questa responsabilità la sento nella mia vita, questa responsabilità mi dà la forza e il coraggio di essere sacerdote e di andare avanti in questo mio ministero. E penso che è la responsabilità che solo i grandi pastori, solo le grandi persone che hanno Gesù Cristo nel proprio cuore e hanno vissuto il Vangelo nella loro vita, possono avere. E di questo rendo lode e gloria a Dio. Grazie eccellenza, grazie con Giuseppe, grazie comunità parrocchiale di Madonna del fuoco, grazie a tutti quanti voi. Veramente voglio ringraziare e lodare il Signore per questo giorno di festa che ci ha concesso».

Carlo Masci, sindaco di Pescara

Infine è avvenuta la scopertura ufficiale della targa, dedicata a monsignor Comerlati, da parte del sindaco di Pescara: «Oggi noi siamo qui – ricorda Carlo Masci – per scoprire una targa dedicata a don Giuseppe Comerlati. Un parroco che è stata una guida per tanti che lo hanno conosciuto. Lo diceva Padre Carmine, che ha rappresentato la sua storia attraverso questo simbolo che ha accompagnato tutta la vita di molti di voi, della nostra comunità pescarese. Questi pastori che ci conducono verso la via di Cristo, creano comunità attraverso la pace, attraverso la religione. Perché Gesù Cristo – che è nato ieri e che da 2000 anni c’è nei nostri cuori, nelle nostre anime – è stato il più grande rivoluzionario della storia, perché ha parlato di pace, perché ha parlato di amore e in un mondo come il nostro, pieno di guerre, pieno di contraddizioni, pieno di cattiverie, ancora oggi la parola di Cristo rappresenta la nostra luce, che si sviluppa sulla nostra terra attraverso uomini come don Giuseppe Comerlati, i quali hanno dato tutto quello che avevano per far crescere una comunità. Dal 1971 lui è stato qui e attraverso la sua persona sono nati i gruppi degli scout, che oggi ci sono ancora, le Comunità neocatecumenali attraverso le quali si professa la religione, si prega. Uomini e donne normali, che hanno vissuto nella religione e nella fede attraverso don Giuseppe Comerlati. E queste cose rappresentano molto anche per la società nostra.

Il sindaco Masci scopre la targa dedicata a monsignor Comerlati

Una società che vive attraverso queste persone, questi pastori di anime, perché attorno a questa chiesa, a queste chiese che abbiamo, si stringono delle comunità ed è la cosa più bella. Ed è per questo che oggi il sindaco è qui a scoprire una targa su questa chiesa che rappresenta don Giuseppe Comerlati. Perché, da oggi in poi, don Giuseppe non sarà soltanto nelle bocche di coloro che l’hanno conosciuto, come diceva Padre Carmine, ma sarà negli sguardi di chiunque passerà su questa via e vedrà questa targa e si chiederà, anche se non l’ha mai conosciuto, chi era con Giuseppe Comerlati e che cosa ha fatto. E ci sarà sempre qualcuno che dirà quello che ha fatto e quello che ha lasciato su questa terra, prima di lasciarci per la terra dei giusti. Io vi ringrazio per questa attenzione e per questo momento di comunità, così come ringrazio l’assessore Patrizia Martelli e Roberto Torricella, che si sono impegnati affinché questa targa e questa celebrazione potessero essere fatti in un tempo brevissimo, dopo la richiesta che è arrivata da Giovanni D’Addario e da tutta la comunità che si stringe attorno a te, don Giuseppe. Perché questi sono momenti importanti per tutti e se avvengono il giorno dopo Natale, se avvengono a Santo Stefano che è stato il primo martire della Chiesa, vuol dire che sono veramente simbolici. Grazie, auguri a tutti, di buon Natale e di buone feste. E che questo sia un Natale, di pace, di amore e serenità per tutti».

Per l’occasione, la parrocchia della Madonna del fuoco – all’interno della vecchia chiesa – ha allestito una mostra fotografica dedicata alla storia e alle attività pastorali curate da monsignor Giuseppe Comerlati, visitabile fino a venerdì 30 dicembre prossimo.

About Davide De Amicis (4403 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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