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Musulmani: “Mettersi nei loro panni per superare il fondamentalismo”

"C’è un versetto del Corano – ricorda il sociologo Mario Campli - che afferma come nell’Islam uno dei principi ispiratori fondanti è che l’ortoprassi è superiore all’ortodossia (il pensiero). “Quelli che fanno uno sforzo (si traduce in jihad, che non vuol dire violenza)” – è Allah che parla – per noi, noi li guideremo sulle nostre vie. E certamente Allah è con coloro che fanno il bene”. La rivoluzione è sempre il capovolgimento di una realtà e questo è il capovolgimento del modo di pensare sia quando sentiamo parlare di Islam, ma è anche una sfida per tutti i credenti, così come ci sono delle sfide a cui dobbiamo rispondere noi come cristiani e cattolici, non solo nel fare un comunicazione corretta del fondo della loro fede, ma anche riscoprendola"

Lo ha affermato il professor Francesco Zannini, docente di lingua e cultura araba all’Università Lumsa, in un convegno moderato a Pescara dall’arcivescovo Valentinetti

L'arcivescovo Valentinetti modera il Convegno di approfondimento sull'Islam
L’arcivescovo Valentinetti introduce i lavori

È stato un interessante approfondimento sulla religione islamica, tra radici antiche, religione di stato, radicalismo e dialogo possibile con il cristianesimo, quello condotto nell’ambito del convegno che, lunedì 20 febbraio, si è svolto all’Auditorium Giovanni Paolo II di Pescara con la moderazione dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti: «Come sapete – premette il presule -, siamo in un percorso sinodale e c’è un cammino di ascolto da fare. Ma prima di addentrarci in un ascolto diretto, credo sia importante una conoscenza, tant’è vero che la prima relazione s’intitola “Noi e l’Islam: conoscere per capire”. Il secondo motivo per cui abbiamo pensato di fare questa riflessione è perché, giocoforza, siamo sempre più immersi in una società multiculturale, dove la tentazione dell’esclusione o dell’emarginazione è un qualcosa che assale sempre. E allora, probabilmente, un’attenzione conoscitiva a quello che è il mondo islamico, a quello che accade ad intra, ma anche a quello che accade ad extra, ci aiuta in questo nostro momento di cammino e di riflessione».

A condurre il primo approfondimento è stato il professor Francesco Zannini, docente di lingua e cultura araba presso l’Università Lumsa, nonché membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano presso il Ministero dell’Interno, e già professore di arabo e islamistica presso il Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai) di Roma: «Che cosa dice il Corano dei cristiani? – s’interroga dapprima il professor Zannini – Il Corano ha due posizioni fondamentali nei confronti dei cristiani. Il Corano non è nemico dei cristiani, ma è totalmente contrario ai fondamenti di base della dogmatica cristiana. Quindi non è che i musulmani devono lottare contro i cristiani. Nei primi secoli, addirittura, non si preoccupavano neanche di convertire. Saranno poi gli ottomani ad iniziare le conversioni, prima era addirittura difficile convertirsi all’Islam. Ma è fondamentale questo, cioè la stretta visione dell’unità di Dio. Ed è Dio come totalmente altro che crea l’uomo, poi lo lascia nella storia camminare per conto suo e non può accettare la visione di un Dio che dall’Antico testamento si coinvolge nella storia e diventa parte della storia con Gesù. Quindi mentre il rapporto con i cristiani deve essere buono, e il Corano stesso lo dice “Troverai quelli più vicini nell’affetto familiare”. Attenzione, non parla di amore, ma proprio di affetto familiare. D’altra parte, la risposta cristiana a questo messaggio coranico, nel Concilio Vaticano II, apre il mondo della salvezza. Tra l’altro anche nell’Islam c’è questa visione. Cioè dice l’Islam “Coloro che sono cristiani, ebrei o sabei (una corrente religiosa d’ispirazione giudaica che risiedeva nella regione di Harran, un’area compresa tra l’Anatolia sud-orientale e il nord della Siria) non abbiano paura. Cioè il cristiano, in quanto tale, è destinato al paradiso, destinato a vivere in buoni rapporti coi musulmani“. E, dal punto di vista nostro, il Regno di salvezza abbraccia, in particolare, i musulmani. E la dichiarazione della Nostra Aetate è molto semplice “La Chiesa guarda con stima i musulmani”. E qui attenzione, vengono messi in evidenza gli aspetti dogmatici che ci uniscono. L’unico Dio, e qui ci sarà da dialogare per far capire che anche noi crediamo nell’unico Dio, in tre persone uguali e distinte, ma è unico Dio. I cristiani, nei Paesi arabi, concludono non con “Il Padre, Figlio, lo Spirito Santo, ma dicono “Dio è uno”, per far capire ai musulmani che non siamo dei politeisti. Qui però ci sono gli elementi di distinzione, i musulmani non riconoscono Gesù. Invece sul fare il Concilio Vaticano afferma “Operiamo assieme”. Poi Papa Francesco ha fatto suo questo discorso, affermando “Operiamo insieme per la giustizia, per la libertà, per un cammino comune, ecc…”. Quindi il Concilio Vaticano II incita a questa collaborazione che poi in con l’attuale Papa trova compimento».

Ma per i musulmani c’è anche la Sharia: «È la guida per l’uomo che vuole camminare verso Dio – spiega l’esperto -, ma non è un “codice napoleonico”. Chi lo ha fatto diventare tale sono i fondamentalisti attuali, che l’hanno sforbiciata qua e là facendola diventare come dicevano loro. Mentre essa è più vicina al sistema anglosassone del common law. Un cammino che, lentamente, fa adattare i principi del Corano e della vita di Maometto e il suo esempio di vita, facendoli diventare norme adattabili alle società in cui si entra».

Francesco Zannini, docente di lingua e cultura araba all’Università Lumsa

Quindi i fondamentalisti hanno deformato la realtà islamica: «Nel diciannovesimo e ventesimo secolo – denota Zannini – c’è una ripresa dell’Islam che si svilupperà in due settori. Uno da parte di coloro che vogliono un vero rinnovamento dell’Islam, così com’è avvenuto per i cristiani con il Concilio Vaticano II, perché sia più vicino al popolo e, dall’altra parte, questi signori ne hanno fatto l’Islam politico. Lo scopo fondamentale era innanzitutto reinterpretare il Corano, quindi prenderlo da un punto di vista politico affermando “Se l’Islam non diventa una ideologia, saremo sempre perdenti”. Questo fa scomparire il discorso religioso. Così l’Islam diventa un codice completo di vita, non solo per i musulmani, ma per tutto il mondo. Quindi si creano l’idea di essere un popolo eletto, con una missione che è quella di eliminare culturalmente, e talvolta anche fisicamente, quello che è il mondo che nasce dai valori dell’Occidente, perché viene considerato come l’epoca dei pagani, degli idolatri, delle faide, della cattiveria, nei confronti della donna che veniva prima dell’Islam. Così emerge la necessità della lotta armata non contro soldati, ma contro chiunque vuole uccidere l’Islam. Ora, secondo la teoria che viene elaborata con una loro lettura del Corano, è tutto l’Occidente che vuole uccidere l’Islam culturalmente, fisicamente, ecc… Per cui, chiunque nasce in Occidente è un soldato, o meglio un cancro nei confronti dell’Islam, e così giustificano quello che il Corano non giustifica, ovvero l’uccisione di donne, bambini eccetera».

Il Corano, invece, afferma principi diametralmente opposti: «“Non si può costringere nessuno alla religione, la verità del vostro Signore viene dal vostro Signore. Creda chi vuole e chi non vuole non crede”. L’Islam non ha mai mirato al proselitismo, che comincia con l’Impero ottomano, prima non c’era. Anzi, c’era una certa difficoltà a convertirsi. Naturalmente, su questo cammino inizia anche tutto un discorso intellettuale, con il grande imam dell’Università di Al-Azhar che scrive questo documento “È un crimine ogni manifestazione di intolleranza nella religione, di persecuzione e di distinzione. Quindi l’establishment dell’Islam ha capito il messaggio. L’Università di Al-Azhar dice “Non si può costruire nessuna democrazia senza la libertà di pensiero o di azione”, a meno che non si vada fuori dalla morale, di pensiero e di fede. Grande rispetto sta penetrando, che è quello proprio che c’era all’inizio dell’Islam, solo che purtroppo sui giornali non vanno a finire questi documenti».

Ma ultimamente Papa Francesco ha fatto molto per gettare nuovi ponti solidi con l’Islam: «Di fronte a episodi fondamentalismo violento – spiega il docente di islamistica – è preoccupato e le sue conclusioni, sono che bisogna avvicinarsi con un atteggiamento evangelico nei confronti dei musulmani e dei travagli che stanno soffrendo, in una società che appare sempre più come un vulcano in eruzione, alla ricerca di un modello, di una condizione di stabilità. Cioè l’Islam sta soffrendo adesso, perché sta cercando la via in questo nuovo mondo. La cosa più importante, per me, è mettersi nei panni degli altri. Questo è evangelico. “Se tu musulmano soffri, anch’io come cristiano devo soffrire, devo capire la tua sofferenza”. Quindi entrare in un atteggiamento di empatia, mettersi negli occhi suoi, capire eventualmente anche gli sbagli, ma capire anche le sue aspettative. E concludo con una frase che ha guidato tutta la mia vita, tratta dalla Costituzione conciliare “Gaudium et spes”, “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, sono le gioie e le speranze, le tristezze e le nostre angosce dei discepoli di Cristo”».

Mario Campli, sociologo e studioso

Quindi è intervenuto il sociologo Mario Campli, studioso di teologia, esegesi biblica e storia del Cristianesimo e di islamistica presso il Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai) di Roma, che ha condotto una relazione dal tema “Islam politico: una repubblica islamica?”, facendo esempi rispetto a quanto accaduto ultimamente in Egitto e in Iran, ma parlando anche del contesto francese dove la comunità islamica vive in uno stato laico con tutte le difficoltà di convivenza del caso. Ma nella conclusione, facendo riferimento al libro sacro dell’Islam, Campli ha sollecitato ad un sforzo di comprensione nei confronti dell’Islam moderato, scevro da fondamentalismi, per giungere ad una serena coesistenza e collaborazione: «C’è un versetto del Corano – ricorda l’esperto – che afferma come nell’Islam uno dei principi ispiratori fondanti è che l’ortoprassi è superiore all’ortodossia (il pensiero). Di solito teologi e teoretici dicono il contrario, ovvero che il pensiero è superiore alla prassi. In realtà nell’Islam c’è un capovolgimento e il versetto si esprime in questi termini. “Quelli che fanno uno sforzo (si traduce in jihad, che non vuol dire violenza)” – è Allah che parla – per noi, noi li guideremo sulle nostre vie. E certamente Allah è con coloro che fanno il bene”. La rivoluzione è sempre il capovolgimento di una realtà e questo è il capovolgimento del modo di pensare sia quando sentiamo parlare di Islam, ma è anche una sfida per tutti i credenti, così come ci sono delle sfide a cui dobbiamo rispondere noi come cristiani e cattolici, non solo nel fare un comunicazione corretta del fondo della loro fede, ma anche riscoprendola».

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About Davide De Amicis (4189 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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