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Cittadella dell’accoglienza: “Opera segno in una realtà che ci obbliga a condividere”

"Mi rivolgo alla Regione, mi rivolgo al Comune - si appella Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana -. Quando le istituzioni chiamano, la Caritas alza la mano e dice sempre “presente” grazie alla generosa dedizione di tanti. Purtroppo non sempre accade il contrario. È necessario un maggiore sostegno. Questo luogo, questo servizio, non può andare avanti solo grazie alla generosità e alla buona volontà, al contributo dell'otto per mille e alle piccole e grandi donazioni"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa nel decennale della Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” di Pescara

L'arcivescovo Valentinetti e il direttore della Caritas diocesana Corrado De Domincis, tagliano la torta del decennale della Ciitadella dell'accoglienza Giovanni Paolo II - Foto: Giannicola D'Angelo
La santa messa concelebrata nel cortile della Cittadella

Ieri sera, nel cortile della Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” di via Alento Pescara, è stato il sentimento della riconoscenza a prevalere nella santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, e concelebrata tra gli altri dal direttore di Caritas italiana e all’epoca direttore della Caritas diocesana nonché ideatore e fondatore della Cittadella don Marco Pagniello, nel decimo anniversario dell’inaugurazione dell’opera segno della Caritas diocesana di Pescara-Penne, che da quel 20 giugno 2013 ha saputo sfornare e servire con i suoi 500 volontari in servizio, ogni anno, qualcosa come 693.770 pasti ai bisognosi e ospitare 1.935 persone – fra uomini e donne – in accoglienza notturna e seconda accoglienza. Cifre che hanno dimostrato un amore lungo dieci anni il quale, per citare lo slogan che da sempre campeggia all’interno della mensa della Cittadella e che accompagna il decennale della struttura, che non è vissuto di parole ma di fatti concreti.

Le autorità e gli altri ospiti intervenuti alla santa messa

È stato l’arcivescovo Valentinetti, all’inizio della santa messa animata dal Coro diocesano diretto da Roberta Fioravanti, ad accogliere i circa 200 ospiti presenti tra i quali spiccavano le autorità a partire dal sindaco Carlo Masci, dal vice presidente del Consiglio Comunale di Pescara Berardino Fiorilli, dal vice prefetto e capo di gabinetto della Prefettura di Pescara Patrizia Savarese, dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e dal presidente del Centro servizi per il volontariato Abruzzo Casto Di Bonaventura: «Un cordiale benvenuto a tutte le autorità – esordisce il presule -, ma soprattutto un cordiale benvenuto agli operatori che quotidianamente vivono l’esperienza di questa Cittadella delle accoglienza ormai da 10 anni. Questa celebrazione è un grande rendimento di grazie per l’opera di amore e di carità che il Signore compie non per nostro merito, non per le nostre capacità, ma esclusivamente per Lui che ci insegna costantemente la gratuità e la condivisione». Una celebrazione eucaristica, quest’ultima, dedicata espressamente anche alla memoria dei tanti volontari che hanno servito in questa struttura e oggi sono defunti.

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Nell’omelia l’arcivescovo Valentinetti è partito dall’approfondimento delle letture del giorno, particolarmente significative per l’occasione: «La prima lettura, la pagina di San Paolo ai corinzi – spiega – ci dà un segnale chiarissimo su come le prime comunità cristiane vivevano l’esperienza della carità. Sappiamo dalla testimonianza di Paolo stesso che lui personalmente si rende protagonista di una colletta per i poveri di Gerusalemme e insegna a tutte le Chiese a fare altrettanto. E l’attenzione ai bisogni e alle situazioni delle varie comunità, vengono affrontate e risolte con la logica della condivisione. In altro passaggio San Paolo dice “Non si tratta di mettere noi nelle ristrettezze o voi nelle ristrettezze, ma quanto si tratta di fare equità”. Parola in disuso, purtroppo, ma questa è la logica che promana dalla parola di Dio. Dunque, la prima lettura ci richiama fondamentalmente alla condivisione, essere capaci di condividere. Una vera carità, un vero amore, non è assolutamente dare quello che potrebbe essere il superfluo, ma avere la capacità di una condivisione di quello che ci appartiene, di quello che è nostro, di quello che abbiamo sempre reputato essere nostra proprietà. Ma anche questa è un’idea ormai molto in disuso. La pagina del Vangelo invece, non l’abbiamo fatto apposta, queste sono le letture del giorno, il Signore ce le ha messe davanti e le dobbiamo accogliere così come sono, ci parla addirittura dell’amore vissuto anche nei confronti dei nemici, di un amore cioè che non guarda in faccia nessuno, che non guarda al colore della pelle, che non guarda allo stato sociale, che non guarda alla realtà che la persona vive, ma è capace di gratuità. Ecco la seconda parola. Se la prima parola era condivisione, la seconda parola è gratuità. Gratuità senza mezzi termini, che fa superare le logiche umane, gli scribi, i farisei, i dottori della legge e forse anche i pubblicani. Cioè i pubblici peccatori facevano del bene ai propri amici, alla propria conventicola, al proprio tornaconto personale. Ma Gesù dice, “Se fate così, non fanno così anche gli scribi, i farisei, pubblicani, i dottori della legge? Che merito ne avete?”. Una gratuità a tutta prova».

Da sinistra don Marco Pagniello, l’arcivescovo Valentinetti, don Giorgio Moriconi e il cerimoniere episcopale don Emilio Lonzi

Letture, quest’ultime, che richiamano la riflessione di tutti: «Perché – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne – la conversione di fronte alla parola di Dio è fondamentalmente personale e ognuno di noi è chiamato a fare un esame di coscienza sulla condivisione del proprio essere, del proprio avere e sulla gratuità del proprio essere, del proprio avere. Ma la Caritas, la Fondazione Caritas, mette in atto delle opere segno e questa è un’opera segno che 10 anni fa abbiamo inaugurato per bella iniziativa allora della Caritas diocesana, sostenuta dalla diocesi con il direttore don Marco Pagniello che ringrazio di essere venuto da Roma per partecipare a questa eucarestia, e poi anche con l’aiuto delle istituzioni. Abbiamo avuto il fortissimo contributo della Fondazione Pescarabruzzo, che ci ha messo a disposizione questo terreno per realizzare quest’opera d’amore e l’otto per mille della Conferenza episcopale italiana (a cui si aggiungono 500 mila euro di fondi stanziati dalla Regione Abruzzo attraverso il Comune di Pescara). Detto questo, se facciamo delle opere segno non è perché con le opere segno possiamo risolvere tutti i problemi della carità. Anzi, tutt’altro, non siamo capaci di risolvere tutti i problemi della carità. Però una cosa non la dimenticheremo mai, essere la spina nel fianco di tutti coloro che hanno responsabilità perché le leggi dello Stato, perché le leggi degli enti locali, perché le realtà d’impegno della società, perché gli imprenditori mettano a disposizione quello che loro riescono a condividere e soprattutto a dare gratuitamente. Se dentro la nostra società continuiamo a ragionare senza questi principi, che sicuramente sono ispirati al Vangelo ma che sono principi anche umanamente ineccepibili, noi avremo sempre delle discriminazioni, noi avremo sempre cittadini di serie A e di serie B, avremo sempre situazioni difficilissime da affrontare. Credo che ognuno di noi debba ripensare il proprio impegno anche nella “polis”, per poter essere capaci di costruire gesti concreti di solidarietà, condivisione e gratuità. Ma è molto difficile in un mondo che ha già speso 100 miliardi di euro, di dollari, per una guerra che non ha senso. È difficile parlare di attenzione ai Paesi in via di sviluppo, per cercare di contenere o aiutare i popoli che soffrono e che bussano costantemente alle porte della nostra casa. È molto difficile, se non cambiano gli schemi fondamentali e devono cambiare, perché – non è una brutta profezia quella che sto facendo – il tempo si è fatto breve. Allora, cari fratelli, care sorelle, noi siamo sicuramente una piccola opera segno. Non abbiamo la presunzione di crescere in opere segno, abbiamo però il senso di questa realtà che ci obbliga ad aprire il nostro cuore, a condividere gratuitamente».

A tal proposito, monsignor Valentinetti ha poi invitato a visitare la cappella della Cittadella, al cui interno ci sono tre elementi simbolici, tra cui un’opera d’arte che ieri – nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato – è stata particolarmente significativa: «Nella cappella – precisa il presule – c’è un’icona di Madre Teresa di Calcutta, che la sapeva lunga su questo argomento. E c’è anche una reliquia che mi è stata regalata dal cardinale Comastri, ma c’è anche un’opera di uno scultore a me molto caro (Franco Sciusco) che fa delle sculture in cartone. La scultura rappresenta un pescatore che ha una rete tra le mani. E questa rete sapete che contiene? Verrebbe da dire il pescatore, l’apostolo che va alla ricerca dei propri figli. Ma quelle reti contengono delle mani. Le mani dei naufraghi, le mani di chi – forse per l’ultima volta – ha cercato di aggrapparsi ad una barca e non ci è riuscito. È un’icona che abbiamo sempre davanti, che ci spinge al mistero d’amore, di condivisione e gratuità, amen».

CORRADO DE DOMINICIS: “QUANDO LE ISTITUZIONI CHIAMANO LA CARITAS C’E’. NON SEMPRE ACCADE IL CONTRARIO. SERVE PIU’ SOSTEGNO”

L’intervento di Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana

Al termine della santa messa, è stato il direttore della Caritas diocesana Corrado De Dominicis a ringraziare dapprima i protagonisti di questa bella avventura solidale: «Il primo ringraziamento di questa sera – afferma il direttore – va a tutti coloro che, attraversando un momento di difficoltà, una situazione di povertà, frequentano e rendono vivo questo luogo. Perché ci permettono di essere fedeli all’impegno, preso 10 anni fa, di metterci al servizio dei più fragili, vivendo il comandamento evangelico della carità e facendo vera l’esperienza di fraternità. Un secondo grazie va all’arcivescovo e a don Marco Pagniello, oggi direttore di Caritas italiana, che ce l’ha messa tutta per essere qui oggi – perché c’era il Consiglio nazionale Caritas a Roma – per aver avuto la tenacia e la perseveranza nel realizzare quest’opera che, con le parole usate 10 anni fa, “da tempo era nel cuore della Chiesa di Pescara-Penne”. Un grande grazie alla Fondazione Pescarabruzzo, della vice presidente professoressa Paola Nardone e del presidente professor Nicola Mattoscio, perché dalla collaborazione con loro e grazie al fatto di aver messo a disposizione il terreno, è potuto nascere questo frutto di carità cristiana e solidarietà civile. Sì, di carità cristiana. Grazie a tutti coloro che firmano l’otto per mille alla Chiesa cattolica. Se questo progetto è stato realizzato, la gran parte si deve a voi, a noi che mettiamo quella firma. E visto che siamo ancora nel tempo della dichiarazione dei redditi, possiamo mettere quella firma, mettiamo questa firma, perché questi sono i frutti tangibili di quelle firme. Un ringraziamento va alla Regione Abruzzo che, attraverso il Comune di Pescara, all’epoca, fece pervenire una somma di 500 mila euro per la costruzione e il restauro di questo immobile. Il terzo grazie va a tutti i volontari delle parrocchie, i volontari di gruppi, associazioni, ma anche i volontari che – pur non appartenendo a quest’ultimi – si sono avvicinati nei modi più diversi alla Cittadella e alla Caritas. Grazie agli operatori della Caritas diocesana che, nel corso di questi 10 anni, si sono avvicendati nel servizio in questo luogo. Come detto all’inizio, un pensiero particolare lo rivolgiamo a quanti non ci sono più e festeggiano con noi oggi nella comunione dei santi. Ringraziamo inoltre i tanti donatori, piccoli e grandi, che attraverso la generosità sostengono il servizio quotidiano. Dieci anni, 365 giorni, 366 nel 2016 e nel 2020 in quanto bisestili, significano 3.652 giorni di intensa attività. Neppure la pandemia, che ci ha fermato tutti, ha fermato la carità. Spesso questo luogo, e la Caritas più in generale, è conosciuta per i pasti che vengono offerti, per le notti di accoglienza o per i pacchi distribuiti. Quanto fatto in questa direzione in questi 10 anni lo trovate in questo piccolo opuscolo (disponibile online qui) a disposizione di tutti “Dieci anni di amore che non vive di parole”. Ma oggi mi voglio soffermare per dire che questi, la mensa, il dormitorio, i pacchi, sono solo strumenti per incontrare i più fragili, gli ultimi, per incrociare le loro storie e fare un pezzo di strada insieme, per accompagnarli verso il recupero della piena dignità di uomini e donne, per tornare pienamente all’interno della nostra comunità. Quante storie, quanti volti, quante cadute, ma anche, quanti amici che si sono rialzati e sono tornati ad essere segno di speranza. Quanti volti nella singola storia di una persona abbiamo incontrato e siamo riusciti a rendere di nuovo felici camminando insieme».

Da qui l’appello a rilanciare l’impegno per sostenere sempre di più la Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” e lo sforzo della Caritas diocesana: «Quando 10 anni fa inaugurammo questa realtà – ricorda De Dominicis -, don Marco disse di aver dovuto comprare delle scarpe nuove, dopo la tanta strada che aveva dovuto fare e le tante scale di palazzi percorse per ottenere i fondi necessari alla realizzazione dell’opera. Ecco, io le scarpe nuove non le ho ancora comprate, ma mi sto organizzando, perché pensando in questi giorni a oggi, mi veniva in mente questo esempio. La realizzazione della Cittadella è come quando in famiglia si compra una casa. La comunità pescarese mi piace immaginarla come questa grande famiglia. Allora si risparmia, si sceglie il luogo che ci piace, ma anche che ci si può permettere e si acquista questa casa. In quel momento si è tutti felici, si festeggia e si chiama anche il parroco per la benedizione. Noi abbiamo chiamato il cardinale (il 20 giugno 2023 intervenne l’allora cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco ad inaugurarla). Dal giorno dopo, però, occorre la manutenzione, la cura, le spese quotidiane, le bollette. Perché queste non sono solo quattro mura. E allora, mi rivolgo alla Regione, mi rivolgo al Comune. Quando le istituzioni chiamano, la Caritas alza la mano e dice sempre “presente” grazie alla generosa dedizione di tanti. Purtroppo non sempre accade il contrario. È necessario un maggiore sostegno. Questo luogo, questo servizio, non può andare avanti solo grazie alla generosità e alla buona volontà, al contributo dell’otto per mille e alle piccole e grandi donazioni. Il bilancio sociale che abbiamo pubblicato, e che trovate online oggi (per il quale voglio ringraziare il lavoro di Giannicola D’Angelo, responsabile dell’Osservatorio sulle povertà e responsabile delle Comunicazioni Caritas), dice tanto il bene che viene fatto per questa città, per questa provincia e a beneficio di tutta la regione. Sappiamo che Pescara è un polo di attrazione per l’intero territorio regionale e ci si deve assumere la responsabilità necessaria a sostenere quanto qui viene realizzato. Perché l’amore non vive di parole, vive di gesti, di concretezza e di fraternità. L’ultimo grazie lo riservo a coloro che ci hanno aiutato, volontari e operatori, nell’allestire questo momento. Penso in particolare a chi ci ha aiutato a preparare il cibo e a coloro che lo serviranno. Voglio ringraziare, a nome di tutti, Monica, Massimiliano, Angelo, Tullio, Tiziana, Francesca, Klodian, Peppino, Patrizia e Nicola, perché da giorni alacremente stanno preparando questo luogo per farlo essere ancora più bello di quello che è».

DON MARCO PAGNIELLO: “IL DECENNALE DELLA CITTADELLA CI AIUTA A MOLTIPLICARE GLI SFORZI”

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana

A margine della cerimonia però, prima del rinfresco in coda al quale l’arcivescovo Valentinetti e il direttore della Caritas diocesana De Domincis hanno tagliato la torta celebrativa del decennale, il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello ha ricordato l’importanza della Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II” da lui voluta e fondata: «È una gioia grande – commenta il presbitero – rendere grazie a Dio per quanto fatto e anche per quanto non fatto, mi verrebbe da dire, perché questo luogo parla di tutta la carità che la città di Pescara, la diocesi di Pescara, ha saputo esprimere, ma anche di tutto il dolore per quanto non fatto. Perché le sfide sono state tante, però festeggiare oggi questo anniversario dà anche speranza. Ci incoraggia a continuare a fare quello che si è sempre fatto nel moltiplicare gli sforzi, ma soprattutto a richiamare continuamente, così com’è stato fatto dal direttore di Caritas Pescara, il senso vero di un’opera che è sì accoglienza, ma anche richiamo alla responsabilità, la corresponsabilità di tutti». Ma ora, comunque, si può guardare avanti per realizzare tutto ciò che ancora manca: «Credo che 10 anni fa – osserva il direttore di Caritas italiana, già direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne – questo luogo era profezia e si conferma ancora tale. Oggi le povertà stanno cambiando volto e questi volti ci dicono di cambiare qualcosa. Sicuramente questo è il luogo di prima accoglienza per tanti fratelli e tante sorelle e forse, adesso, si tratta di accompagnarle con ancora più forza e di trovare una seconda accoglienza. Cioè possibilità per riscoprire l’autonomia e la vita dignitosa per ciascuno. Ma credo che non dobbiamo semplicemente essere in ascolto dello Spirito, ma dare seguito a quanto lo Spirito ci suggerisce».

Guardando alla povertà attuale, c’è più incertezza pensando al sostentamento dei bisognosi che, a partire da agosto, in seguito alla riforma varata dal Governo Meloni, non potrà più fruire del Reddito di cittadinanza così come lo conosciamo oggi. Arriverà infatti l’Assegno d’inclusione (Adi), oltre al Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), che dimezzerà la platea di beneficiari: «Lo strumento che il Governo ha scelto di mettere in campo – riconosce don Marco – è qualcosa che prevede la promozione umana, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a noi questo sta bene, non abbiamo mai detto il contrario. Però, il richiamo continuo che facciamo alle istituzioni è a non dimenticare quanti, purtroppo, faranno fatica, noi lo possiamo già prevedere, quando faticheranno a reinserirsi nel mondo del lavoro. Perché ci sono fratelli e sorelle che a cui non basteranno sei mesi per trovare un lavoro e per essere autonomi. Quindi, chiediamo con forza al Governo, alle istituzioni, di non dimenticare questo. Quindi non solo i senza dimora, ma penso anche a tutte le persone che vengono fuori anche da momenti difficili di vita. Penso a chi ha problemi psichici, penso a quanti hanno il diritto e il dovere di reinserirsi, ma hanno bisogno di tempi più lunghi».

Infine l’auspicio di don Marco Pagniello per la Caritas diocesana di Pescara-Penne e per Caritas italiana, per il proseguo delle loro attività: «L’auspicio per Caritas Pescara – conclude il sacerdote pescarese – è che possa essere sempre attenta a ciò che lo Spirito le chiede, ad essere capace di animare sempre di più la diocesi e la comunità pescarese perché ognuno possa fare la sua parte. Per Caritas italiana continuo a dire che noi dobbiamo sempre, da una parte, sollecitare le Chiese diocesane a fare, a mettersi in gioco. Dall’altra parte, però, essere pungolo, richiamo per le istituzioni tutte, affinché possano non dimenticare i poveri, partire dai poveri, senza escludere nessuno con politiche più giuste, con politiche più inclusive, con politiche che mettono al centro la vita delle persone».

About Davide De Amicis (4441 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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