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Quaresima: “Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà”

"È tempo di agire e in Quaresima agire è anche fermarsi – esorta Bergoglio -. Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. L’amore di Dio e del prossimo è un unico amore. Non avere altri dèi è fermarsi alla presenza di Dio, presso la carne del prossimo"

È questo il tema del messaggio per la Quaresima 2024 di Papa Francesco

Papa Francesco - Foto: Vatican media/Sir

Nei giorni scorsi Papa Francesco ha pubblicato il suo messaggio per la Quaresima 2024, dal tema “Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà”, che inizia oggi con la solennità de Le sacre ceneri: «Quando ci manca la speranza – afferma il Papa – vaghiamo nella vita come in una landa desolata, senza una terra promessa verso cui tendere insieme. La Quaresima è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere – come annuncia il profeta Osea – il luogo del primo amore. Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti il passaggio dalla morte alla vita. Come uno sposo ci attira nuovamente a sé e sussurra parole d’amore al nostro cuore».

All’inizio del messaggio, il Pontefice cita il Decalogo dato a Mosè sul monte Sinai: «Quando il nostro Dio si rivela – ricorda Bergoglio -, comunica libertà. Il popolo sa bene di quale esodo Dio parli: l’esperienza della schiavitù è ancora impressa nella sua carne. Riceve le dieci parole nel deserto come via di libertà. Noi li chiamiamo comandamenti, accentuando la forza d’amore con cui Dio educa il suo popolo. È infatti una chiamata vigorosa, quella alla libertà. Non si esaurisce in un singolo evento, perché matura in un cammino. Come Israele nel deserto ha ancora l’Egitto dentro di sé – infatti spesso rimpiange il passato e mormora contro il cielo e contro Mosè –, così anche oggi il popolo di Dio porta in sé dei legami oppressivi che deve scegliere di abbandonare».

Quindi il Santo Padre approfondisce il cammino compiuto il popolo d’Israele: «L’esodo dalla schiavitù alla libertà – precisa – non è un cammino astratto. Affinché concreta sia anche la nostra Quaresima, il primo passo è voler vedere la realtà. Quando nel roveto ardente il Signore attirò Mosè e gli parlò, subito si rivelò come un Dio che vede e soprattutto ascolta: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele”».

Da qui il monito di Papa Francesco: «Anche oggi – ricorda il Papa – il grido di tanti fratelli e sorelle oppressi arriva al cielo. Chiediamoci: arriva anche a noi? Ci scuote? Ci commuove? Molti fattori ci allontanano gli uni dagli altri, negando la fraternità che originariamente ci lega». A tal proposito, tornano attuali le due domande poste dal Santo Padre nel suo viaggio a Lampedusa, riguardanti la “globalizzazione dell’indifferenza”: “Dove sei?” e “Dov’è tuo fratello?”: «Il cammino quaresimale – sottolinea Papa Bergoglio – sarà concreto se, riascoltandole, confesseremo che ancora oggi siamo sotto il dominio del Faraone. È un dominio che ci rende esausti e insensibili. È un modello di crescita che ci divide e ci ruba il futuro. La terra, l’aria e l’acqua ne sono inquinate, ma anche le anime ne vengono contaminate. Infatti, sebbene col battesimo la nostra liberazione sia iniziata, rimane in noi una inspiegabile nostalgia della schiavitù. È come un’attrazione verso la sicurezza delle cose già viste, a discapito della libertà».

In seguito, il Papa ha denunciato un “deficit di speranza”, rivolgendo due domande di vita ai credenti: “Desidero un mondo nuovo? Sono disposto a uscire dai compromessi col vecchio?”: «La testimonianza di molti fratelli vescovi e di un gran numero di operatori di pace e di giustizia – confida il Pontefice -, mi convince sempre più che a dover essere denunciato è un deficit di speranza. Si tratta di un impedimento a sognare, di un grido muto che giunge fino al cielo e commuove il cuore di Dio. Somiglia a quella nostalgia della schiavitù che paralizza Israele nel deserto, impedendogli di avanzare. L’esodo può interrompersi: non si spiegherebbe altrimenti come mai un’umanità giunta alla soglia della fraternità universale e a livelli di sviluppo scientifico, tecnico, culturale, giuridico in grado di garantire a tutti la dignità, brancoli nel buio delle diseguaglianze e dei conflitti».

Ciononostante, il Signore ci è sempre vicino: «Dio non si è stancato di noi – rassicura Papa Bergoglio, invitando a vivere la Quaresima con un “tempo di conversione, tempo di libertà” -. A differenza del Faraone, Dio non vuole sudditi, ma figli. Il deserto è lo spazio in cui la nostra libertà può maturare in una personale decisione di non ricadere schiava. Nella Quaresima, troviamo nuovi criteri di giudizio e una comunità con cui inoltrarci su una strada mai percorsa, anche se questo comporta una lotta contro “le menzogne del nemico”».

E qui Francesco rivolge un nuovo monito: «Più temibili del Faraone sono gli idoli – avverte -. Potere tutto, essere riconosciuti da tutti, avere la meglio su tutti. Ogni essere umano avverte la seduzione di questa menzogna dentro di sé. È una vecchia strada. Possiamo attaccarci così al denaro, a certi progetti, idee, obiettivi, alla nostra posizione, a una tradizione, persino ad alcune persone. Invece di muoverci, ci paralizzeranno. Invece di farci incontrare, ci contrapporranno. Esiste però una nuova umanità, il popolo dei piccoli e degli umili che non hanno ceduto al fascino della menzogna. Mentre gli idoli rendono muti, ciechi, sordi, immobili quelli che li servono, i poveri di spirito sono subito aperti e pronti: una silenziosa forza di bene che cura e sostiene il mondo».

Quindi l’invito del Papa: «È tempo di agire e in Quaresima agire è anche fermarsi – esorta Bergoglio -. Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. L’amore di Dio e del prossimo è un unico amore. Non avere altri dèi è fermarsi alla presenza di Dio, presso la carne del prossimo». E per riuscirci al meglio, i gesti da compiere sono fondamentali: «Preghiera, elemosina e digiuno non sono tre esercizi indipendenti – precisa il Pontefice -, ma un unico movimento di apertura, di svuotamento. Fuori gli idoli che ci appesantiscono, via gli attaccamenti che ci imprigionano. Allora il cuore atrofizzato e isolato si risveglierà. Alla presenza di Dio diventiamo sorelle e fratelli, sentiamo gli altri con intensità nuova: invece di minacce e di nemici troviamo compagne e compagni di viaggio».

E la Quaresima assume un valore aggiunto anche alla luce del Sinodo che sta vivendo la Chiesa universale: «La forma sinodale della Chiesa, che in questi anni stiamo riscoprendo e coltivando – osserva il Sommo Pontefice -, suggerisce che la Quaresima sia anche tempo di decisioni comunitarie, di piccole e grandi scelte controcorrente, capaci di modificare la quotidianità delle persone e la vita di un quartiere: le abitudini negli acquisti, la cura del creato, l’inclusione di chi non è visto o è disprezzato».

Questa la proposta concreta del Papa, che nel suo Messaggio per la Quaresima invita ogni comunità cristiana a compiere un’azione particolare: «Offrire ai propri fedeli – propone il Pontefice – momenti in cui ripensare gli stili di vita; darsi il tempo per verificare la propria presenza nel territorio e il contributo a renderlo migliore. Nella misura in cui questa Quaresima sarà di conversione, allora, l’umanità smarrita avvertirà un sussulto di creatività: il balenare di una nuova speranza. Cercate e rischiate – aggiunge Papa Francesco, riproponendo le parole rivolte agli universitari in occasione della Gmg di Lisbona -, cercate e rischiate. In questo frangente storico le sfide sono enormi, gemiti dolorosi. Stiamo vedendo una terza guerra mondiale a pezzi. Ma abbracciamo il rischio di pensare che non siamo in un’agonia, bensì in un parto; non alla fine, ma all’inizio di un grande spettacolo».

About Davide De Amicis (4373 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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