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Fede: “Non tramutiamola in miracolismo. Dio non ci abbandona”

"Dobbiamo pregare lo Spirito Santo - esorta l'arcivescovo Valentinetti -, perché questi capi ascoltino la parola del Papa. E ancora una volta una parola di pace, una parola di “mettersi d'accordo”. Una parola che rifiuta la guerra, perché con la guerra non si è mai risolto assolutamente nulla, né tantomeno con la fabbricazione delle armi. “Mettiti d'accordo con il tuo avversario”. E Sant'Antonio, che fa 13 grazie al giorno, faccia ancora una volta la grazia di ammorbidire i cuori dei potenti""

Lo ha sottolineato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa nella festa liturgica di Sant’Antonio di Padova

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia

Ieri sera è stata, come sempre, molto partecipata la santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti in onore di Sant’Antonio di Padova, nel giorno della sua festa liturgica, presso l’omonima parrocchia di Pescara.

L’effige di Sant’Antonio Di Padova

Una liturgia eucaristica, quella concelebrata dal parroco Fra Alfonso Di Francesco, con la quale il presule ha voluto lanciare un messaggio preciso traendo ispirazione dalla Parola del giorno e dalla grande devozione popolare riposta nel santo di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa: «Abbiamo ascoltato nella prima lettura, potremmo dire quasi certamente, un miracolo del profeta Elia – osserva monsignor Valentinetti -. Un miracolo sulla natura. Il cielo non dava la pioggia da tanto tempo e Acab, re d’Israele, chiede ad Elia di fare qualcosa, di fare un’intercessione. Ed Elia riesce a far piovere. È un miracolo sulla natura e la pioggia: “Si oscurò d’un tratto il cielo si oscura, vennero le nubi e il vento e vi fu una grande pioggia”. Ma i miracoli che cosa sono? I miracoli sono i segni della presenza di Dio. Noi vorremmo chiedere miracoli costantemente, quasi trasformando Dio in un “pronto soccorso”. La tradizione dice che Sant’Antonio fa 13 miracoli al giorno. Probabilmente è vero, ma attenzione a non tramutare la fede in miracolismo».

Un avvertimento dal quale è poi scaturito un approfondimento sul significato vero della fede: «É essenzialmente – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – un cammino che ci fa incontrare Dio attraverso i santi e, tramite essi, chiedere anche la loro intercessione per le necessità della nostra vita, ma accogliere quelli che possono essere identificati “miracoli” come i segni di Dio. Ma quanti segni Dio manda nella nostra storia e nella nostra vita e forse non ce ne accorgiamo? O forse, non ci rendiamo conto che Dio è sempre presente, che Dio non ci abbandona mai, che Dio è il Signore della nostra vita e della nostra esistenza. Ma perché possiamo corrispondere a questa presenza costante di Dio nella nostra vita, pensiamo alla salute, pensiamo a quello che di benessere possiamo avere, pensiamo alla normalità dell’esistenza perché anche quella è il segno della presenza di Dio, perché possiamo scorgere questi segni, capirli e interpretarli, occorre avere un cuore capace di ascolto. Un cuore capace di vivere in sintonia con Dio. Un cuore dov’è possibile scorgere la lotta interiore per aderire al bene e per rifiutare il male. “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli”».

Fedeli e autorità presenti a messa

Da qui l’invito a non guardare all’apparenza, ma alla sostanza: «Gli scribi e i farisei – ricorda monsignor Tommaso Valentinetti – vivevano una fede dell’apparenza, non del cuore. Noi siamo chiamati per accogliere i segni di Dio, a vivere una fede nel cuore. “Hai inteso che fu detto non uccidere, ma nel tuo cuore hai odiato già il tuo fratello, l’hai già ucciso. O se hai detto al tuo fratello una parola scorretta, sei già fuori gioco. E poi, se non riesci a perdonare, se non riesci a trovare la strada per vivere in armonia… Il giorno del Corpus Domini, nell’omelia, ho detto che o ci vogliamo bene o la nostra fede, il nostro camminare nel cristianesimo comincia a diventare inutile? Ma quante liti, ma quante divisioni, ma quante incomprensioni e quanta incapacità di perdonare. Ma questo ci fa cogliere i segni di Dio oppure no? E allora, fratelli e sorelle carissimi, io credo che la parola che Sant’Antonio questa sera ci ha promesso e ci ha portato, che poi è la Parola del giorno, ci conduca a rimetterci in cammino».

Quindi, riferendosi agli ultimi eventi geopolitici in cui l’Italia è in questi giorni protagonista, l’alto prelato è tornato ad invocare la pace sulla scorta di Papa Francesco: «Mi dovete lasciare un ultimo pensiero… – aggiunge l’arcivescovo -. “Presto, mettiti d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui”. È lo spirito con cui Papa Francesco ha detto ai popoli in guerra “Fermatevi e mettetevi d’accordo”. Sembra che questa parola “mettersi d’accordo” sia una parola quasi da vituperare, ma è la parola del Vangelo “Mettiti d’accordo per non avere un guasto peggiore”, perché se non ti metti d’accordo i andare a finire peggio di come stai. Scusate, ma il tema della pace… Domani (oggi) Papa Francesco si recherà a questo incontro dei capi di Stato più importanti di tutto il mondo (il G7) e avrà sette incontri bilaterali con ognuno di questi capi. Dobbiamo pregare lo Spirito Santo, perché questi capi ascoltino la parola del Papa. E ancora una volta una parola di pace, una parola di “mettersi d’accordo”. Una parola che rifiuta la guerra, perché con la guerra non si è mai risolto assolutamente nulla, né tantomeno con la fabbricazione delle armi. “Mettiti d’accordo con il tuo avversario”. E Sant’Antonio, che fa 13 grazie al giorno, faccia ancora una volta la grazia di ammorbidire i cuori dei potenti. Amen».

About Davide De Amicis (4441 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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