Dall’orizzonte romano alle Chiese locali: il cammino sinodale e la sfida della missione
"Se la sinodalità non sfocia in una missione rinnovata - afferma il cardinale Grech -, se non accende cuori e non muove passi, se non genera comunità che annunciano Cristo con gioia e con parresia, allora rischia di restare incompiuta"
Il cardinale Mario Grech presiede una riunione sinodale - Foto: Vatican media/Sir
Il Sinodo sulla Sinodalità non è stato una parentesi istituzionale, né un adempimento procedurale da archiviare, al contrario, si profila come l’incipit di un nuovo modo di essere Chiesa, un processo di rigenerazione ecclesiale che, dalle grandi assise romane, si riverbera e interpella direttamente il tessuto liturgico, sociale e pastorale delle Chiese locali. Dopo la storica conclusione della XVI Assemblea Generale Ordinaria nell’ottobre 2024, il Popolo di Dio è entrato nella fase, delicata e feconda, di attuazione dei decreti conciliari: un itinerario che troverà un momento di snodo cruciale nelle imminenti Assemblee ecclesiali del biennio 2027-2028.
Proprio in questi giorni, dal 23 al 25 giugno, la Segreteria Generale del Sinodo ha convocato a Roma i rappresentanti e i coordinatori delle équipe sinodali dei cinque continenti. Dai pastori e laici del Celam (America Latina) al Secam (Africa), attraversando gli organismi di Asia (Fabc), Europa (Ccee), Oceania (Fcbco), Medio Oriente e America del Nord: la Chiesa universale si è ritrovata attorno allo stesso tavolo per declinare le linee guida del recente documento sussidiario “Verso le Assemblee 2027-2028. Tappe, criteri e strumenti per la preparazione”.
Oltre le strutture: lo slancio di un movimento missionario. Nel tardo pomeriggio di martedì 23 giugno, ad aprire i lavori e a tracciare le coordinate di questo tornante ecclesiale è stato il cardinale Mario Grech, Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo. Nel tracciare un breve bilancio del cammino finora compiuto, il porporato ha voluto sottolineare l’assoluta unicità dell’attuale processo: «Non c’è mai stato un processo sinodale che abbia generato un tale slancio, una tale gravitas». Un fermento testimoniato dalle numerose iniziative fiorite nelle Chiese locali, dove sono nate vere e proprie scuole di sinodalità per sostenere la formazione, accanto a simposi, convegni e percorsi strutturati di ascolto e discernimento volti a coinvolgere capillarmente i fedeli.

Tuttavia, lo sguardo del Segretario Generale punta dritto all’essenziale, mettendo in guardia dal rischio di derive autoreferenziali o burocratiche. «Io sarò veramente felice – ha confidato il cardinale Grech – solo quando vedrò nascere un ampio movimento missionario, un nuovo slancio che porti la Chiesa a uscire, a rischiare, a farsi prossima, a testimoniare con libertà e creatività il Vangelo». Lo scopo ultimo di questa conversione sinodale, infatti, non risiede semplicemente nel miglioramento dei processi interni o nel rendere più partecipative le strutture. Al cuore di tutto vi è l’annuncio vivo della persona di Gesù Cristo, così come limpidamente ricordato dal Documento Finale (al paragrafo 14) della XVI Assemblea Generale Ordinaria. Per il cardinale Grech il discrimine è netto: «Se la sinodalità non sfocia in una missione rinnovata, se non accende cuori e non muove passi, se non genera comunità che annunciano Cristo con gioia e con parresia, allora rischia di restare incompiuta».
L’ecclessia poliedrica: l’unità nella pluralità dei doni. Questo orizzonte missionario si radica profondamente nella transizione ecclesiologica che la Chiesa sta compiendo sin dal Concilio Vaticano II, orientata a promuovere un modello capace di valorizzare i diversi contesti sociali e culturali in cui vive e opera la Chiesa locale. Lungi dall’essere un elemento di debolezza, la varietà teologica, liturgica, pastorale e disciplinare rappresenta la condizione stessa della cattolicità. Essa impedisce di ridurre la dinamica ecclesiale a un’unica sensibilità o a un solo modello culturale prefabbricato. In quest’ottica, la sinodalità si rivela come il cammino spirituale attraverso cui la comunità cristiana impara a riconoscere, accogliere e integrare la pluralità come dono dello Spirito Santo.
A sostegno di tale visione si staglia la prospettiva di una Chiesa “poliedrica”. Un’immagine felice, declinata originariamente da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (EG 236) e autorevolmente rilanciata da Papa Leone XIV nella sua recente Enciclica Magnifica Humanitas (MH 25). L’immagine del poliedro diventa così una vera e propria icona ecclesiologica contemporanea: l’unica verità del Vangelo si riflette da molteplici angolature, custodendo intatta la propria unità intrinseca, ma arricchendosi della pluralità delle culture, delle esperienze e dei carismi. Applicata alla sinodalità, questa logica si fa particolarmente eloquente: il cammino intrapreso non mira a occupare spazi istituzionali o a ridefinire equilibri di potere, ma a generare dinamiche di ascolto reciproco e corresponsabilità che trasformano la Chiesa dall’interno. Un processo che non teme la diversità, ma la abita come luogo teologico in cui la Parola può risuonare in modi sempre nuovi e inattesi. Un cammino, ha concluso il porporato, che non manca di abbracciare e fecondare anche la fondamentale dimensione ecumenica.
Il lavoro dei delegati e il mandato di Papa Leone XIV. I lavori assembleari proseguono intensamente nella giornata odierna di giovedì 25 giugno. Tra sedute plenarie e gruppi di studio, i partecipanti si stanno confrontando sui principali sviluppi legati all’implementazione del Documento Finale, condividendo le esperienze più significative, le inevitabili difficoltà emerse e le priorità pastorali dei rispettivi territori. Un focus particolare è dedicato al ruolo degli organismi continentali nell’accompagnamento delle Chiese locali e dei raggruppamenti ecclesiali, con un’attenzione specifica al delicato tema della comunicazione. La narrazione del Sinodo, infatti, deve farsi essa stessa strumento di evangelizzazione capace di raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali delle nostre parrocchie.
Questo fitto tessuto di riflessioni troverà il suo sigillo nel pomeriggio di oggi, quando Papa Leone XIV incontrerà i partecipanti presso la sede della Segreteria Generale del Sinodo. Un momento di dialogo fraterno e di ascolto in cui il Pontefice confermerà nel mandato i delegati, tracciando i binari spirituali sui quali la Chiesa intera dovrà camminare verso l’Assemblea Generale dell’ottobre 2028. (Il testo integrale del discorso d’apertura del cardinale Grech è interamente consultabile sulla piattaforma ufficiale www.synod.va).





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