"Noi abbiamo bisogno proprio di questo - sottolinea il cardinale Zuppi -, di trovarci con la nostra sedia, con la nostra individualità, in relazione agli altri. È uno sforzo che bisogna fare per accogliere gli altri, noi dobbiamo pensare che le nostre comunità coinvolgono le persone. Dobbiamo ricostruire un legame di comunità che coinvolga ciascuno, senza darlo per scontato. Con il pieno coinvolgimento, quando lo troviamo, ecco che capiamo la bellezza della Chiesa, la bellezza di essere una comunità-famiglia. La sedia e il banco come la nostra sedia di casa"
Il fenomeno migratorio non può essere ridotto ad una diatriba ideologica e strumentale, in una banalizzazione tipica della più feroce propaganda che alla conta dei fatti si rivela deleteria tanto per i migranti e i rifugiati quanto per le comunità in cui essi arrivano.
Chiara Giorgi, coordinatrice per la Fondazione Caritas: «Assistiamo ad alcune situazioni singole che, se non affrontate in maniera mirata e diretta, potrebbero condurre ad una pericolosa strutturazione di un sistema di sfruttamento e caporalato anche nel nostro territorio»
"E poi il tributo di morte e distruzione che patiscono inermi e innocenti - osserva il monaco -, è davvero qualcosa che ci dovrebbe far arrossire e vergognare, anche perché i nostri governi hanno mostrato di essere incapaci di dire una parola forte e hanno preferito una via silente di una neutralità, che è sempre una complicità"
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