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Anziani: “Raddoppiati gli assistiti dalla Caritas rispetto al tempo pre-Covid”

"È necessario - sottolinea don Marco Pagniello, responsabile dell’Ufficio Politiche sociali e Promozione umana di Caritas Italiana - superare il modello di intervento oggi prevalente anche per favorire la domiciliarità. Molti anziani non autosufficienti possono rimanere a casa se supportati e aiutati e questo è fondamentale per il loro benessere. In caso di malati gravi, purtroppo, può diventare necessario ricorrere a strutture competenti. Quindi, abbiamo bisogno di strutture residenziali h24, ma anche in una logica di prevenzione di rafforzare la domiciliarità, l’integrazione delle risposte per favorire il più possibile la permanenza dei non autosufficienti nel loro contesto familiare, non prendendosi cura solo dei malati ma anche dei familiari"

Emerge dal dossier “Io sono con te tutti i giorni”, pubblicato ieri da Caritas italiana

“Io sono con te tutti i giorni” è il tema che Papa Francesco ha scelto per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che ha istituito quest’anno e che si è celebrata lo scorso 25 luglio: «Un invito ad affrontare oggi – osserva Caritas italiana – la condizione degli anziani e delle loro famiglie per poter dare radici e ali al nostro futuro». E proprio Caritas italiana ha voluto riprendere questo tema come titolo del dossier online “Io sono con te tutti i giorni. Le comunità cristiane accanto agli anziani”.

Un rapporto uscito ieri, Giornata che le Nazioni Unite hanno dedicato proprio alle persone anziane, contenendo «dati e testimonianze per mettere a fuoco le esigenze crescenti di questa parte della popolazione e delle loro famiglie, valorizzando in particolare la dimensione sociale, culturale e comunitaria». Il quadro che emerge in Italia è che «il 23,5% della popolazione (13,9 milioni di persone) è composta da ultra 65enni. Sono, inoltre, quasi tre milioni gli anziani non autonomi. Siamo tra i Paesi più longevi al mondo. Nell’ultimo anno la pandemia ha colpito gli anziani in modo drammatico: in Italia nel 2020 un decesso su cinque tra i 65 e i 79 anni è attribuibile al Covid-19». Per quanto concerne, invece, il profilo degli anziani raggiunti dai servizi delle Caritas, «sono per lo più nella fascia tra i 65 e i 75 anni, con bisogni prevalentemente legati a situazioni di povertà e di solitudine. Più di un terzo delle Caritas diocesane realizza attività per anziani, ritenendolo un impegno prioritario. Rispetto al periodo pre-Covid gli anziani intercettati dai servizi offerti dalle Caritas diocesane sono quasi raddoppiati».

Un dato allarmante, quest’ultimo, che emerge da un’indagine compiuta a livello nazionale sulle attività, gli interventi e i servizi offerti dalle Caritas diocesane in favore degli anziani svolta tra febbraio e marzo 2021, in piena terza ondata Covid. Questo studio è stato condotto attraverso un questionario online al quale hanno risposto 206 Caritas diocesane sulle 218 presenti in Italia, consentendo una copertura omogenea tra le diverse regioni. Oltre al potenziamento e alla rimodulazione dei servizi già attivati – ad esempio, supporto alla domiciliarità e alla socialità –, «sono numerose le Caritas che hanno avviato nuovi servizi di ascolto telefonico proprio per far fronte al senso di solitudine e isolamento che sempre più anziani lamentano, sia nel contesto della propria abitazione privata sia in quello di strutture residenziali».

Don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara-Penne

A livello pubblico, un’importante azione di advocacy (sostegno) ha dato vita al “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza” al quale ha aderito anche Caritas Italiana, che intende avviare la riforma nazionale del settore a partire dalle criticità esistenti. A tal proposito, le associazioni aderenti al Patto invieranno al Governo il Piano nazionale di domiciliarità integrata per «fornire risposte integrate agli anziani non autosufficienti e le loro famiglie». Lo ha spiegato don Marco Pagniello, responsabile Ufficio Politiche sociali e Promozione umana di Caritas Italiana: «La proposta – precisa il sacerdote pescarese, già direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne – viene da un network di organizzazioni, di cui fa parte Caritas italiana, perché crediamo che bisogna lavorare insieme per raggiungere obiettivi buoni per tutti, ma soprattutto per le persone in difficoltà e in questo caso non autosufficienti».

Anche il momento viene ritenuto propizio da Caritas italiana: «Pensiamo che questo sia il momento buono – approfondisce don Pagniello – perché c’è tutto il capitolo del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) che riguarderà la riorganizzazione delle strutture e nuovi modelli di welfare. Partendo dalla conoscenza del quotidiano delle persone anziane non autosufficienti, crediamo che questa sia l’occasione, in vista della legge di Bilancio 2022, per riaffermare dei bisogni, dire cose nuove e avviare dei processi. Il Piano nazionale della domiciliarità, vuol dire fornire risposte integrate alle famiglie che non riguardino solo il profilo sanitario, ma anche quello sociale. Non pensiamo solo al non autosufficiente ma a tutti i familiari, ai caregiver che sono chiamati a occuparsi dei non autosufficienti».

Un altro obiettivo di questo piano è far avere assistenza alle persone nel tempo necessario: «A volte, infatti – constata il responsabile dell’Ufficio Politiche sociali e Promozione umana di Caritas Italiana -, registriamo situazioni in cui c’è da attendere molto per ricevere aiuto. Per questo auspichiamo il superamento di alcune separazioni tra i ministeri e i vari servizi, affinché ci sia sempre di più quella integrazione sociosanitaria che dovrebbe essere data per scontata, ma non lo è sui territori. Serve una cabina di regia nazionale perché aiuti anche i decisori politici a fare le giuste scelte». Anche perché ci sono prese in carico differenti: «Non tutti gli anziani – ricorda don Marco Pagniello – ricevono l’intervento da parte dell’Adi (Assistenza domiciliare integrata), è importante ridisegnare alcuni servizi, integrandoli sempre più tra di loro, incrementare i fondi che non sono mai sufficienti. Il finanziamento è legato al riconoscimento del Sad (Servizio di assistenza domiciliare) come livello essenziale di prestazione. Questo è fondamentale. Una volta riconosciuto ciò, integrarlo con l’Adi sarebbe il massimo per noi e soprattutto per le persone che hanno bisogno».

Per questo, secondo don Marco, «è necessario superare il modello di intervento oggi prevalente anche per favorire la domiciliarità. Molti anziani non autosufficienti possono rimanere a casa se supportati e aiutati e questo è fondamentale per il loro benessere. In caso di malati gravi, purtroppo, può diventare necessario ricorrere a strutture competenti. Quindi, abbiamo bisogno di strutture residenziali h24, ma anche in una logica di prevenzione di rafforzare la domiciliarità, l’integrazione delle risposte per favorire il più possibile la permanenza dei non autosufficienti nel loro contesto familiare, non prendendosi cura solo dei malati ma anche dei familiari».

Intanto Caritas italiana continuerà a studiare quello che è stato l’impatto della presa in carico della propria rete a livello locale: «Stiamo per lanciare una nostra raccolta dati – annuncia il presbitero pescarese – su quanto le Caritas diocesane hanno fatto in tempo di Covid. Dal nostro monitoraggio è venuto fuori che l’anziano è sempre di più al centro dell’attenzione da parte delle Caritas. Vorremmo che gli anziani, come ci dice il Santo Padre, non siano solo soggetti di cui prendersi cura, ma anche soggetti dai quali prendere tanto».

About Davide De Amicis (3679 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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