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Vita eterna: “Inizia sulla terra, dando sostanza al Vangelo ogni giorno”

"San Cetteo - ricorda il cardinale Stella - ha sperimentato sino in fondo le conseguenze dell’amore coinvolgente per Dio e per la sua comunità, donando la propria vita come un seme posto nella terra, non temendo di perderla, ma affidandola al Maestro con fede, nella sicura speranza che non sarebbe andata sprecata. Infatti, dopo la sua morte, San Cetteo ha continuato a evangelizzare, quando il suo corpo è stato portato dalle acque sino a qui e il miracolo della luce e della guarigione del cieco avvenuto intorno alla sua tomba, ha fatto sì che la fede si propagasse ulteriormente attraverso di lui, sino a farne da allora il vostro Patrono"

Lo ha affermato ieri il cardinale Beniamino Stella, presiedendo il pontificale solenne in onore di San Cetteo

L'arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e il prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Beniamino Stella

San Cetteo e il giovane ricco, al centro del Vangelo della ventottesima Domenica del tempo ordinario. Due figure apparentemente distanti, eppure accomunate dal cammino per giungere alla vita eterna attraverso la loro vita terrena. È stato questo il parallelismo compiuto ieri dal cardinale Beniamino Stella, prefetto emerito della Congregazione per il clero e i seminari, nella sua visita a Pescara in occasione dei festeggiamenti religiosi in onore del Santo patrono del capoluogo adriatico e della sua arcidiocesi.

Il porporato ha dunque presieduto un pontificale solenne all’interno della Cattedrale di San Cetteo: «Possiamo immaginare – esordisce il porporato – che nell’abbracciare la fede cristiana, il giovane dalmata Cetteo abbia sentito sorgere nel suo cuore la domanda su come raggiungere quella vita eterna che Gesù promette e lascia intravedere ai suoi discepoli. Per chi se lo pone con cuore sincero nella preghiera, tale interrogativo apre a una visione ampia della vita e del mondo, alla sequela dell’unico Maestro. Al “giovane ricco”, come  a San Cetteo, Gesù non ha presentato una risposta definitiva, una sorta di “ricetta preconfezionata”, proponendo invece un cammino personale per raggiungere la meta proposta. Potremmo dedurre così che l’unico modo per raggiungere la vita eterna non consiste tanto nel “fare qualcosa” di speciale, ma nel seguire Gesù con tutta la nostra vita, in ogni momento e tappa di essa. La vita eterna non si conquista a suon di “buone azioni”, ma si riceve in dono nella relazione, intensa e permanente, con Colui che “è” la Vita».

Il cardinale Stella pronuncia l’omelia

Un pontificale ovviamente concelebrato dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, che a inizio celebrazione ha accolto il cardinale Stella: «Eminenza reverendissima  -esordisce il presule -, è con vera gioia che la nostra comunità cittadina e diocesana, per la possibilità di presenza dei sacerdoti che di sabato non tutti hanno potuto partecipare, la accoglie e la ringrazia per questa gradita visita, per aver accettato questo invito. Per un mistero grande, che io reputo molto significativo della Provvidenza, le nostre strade si sono incrociate e ciò che ho avuto dalla sua persona è la disponibilità all’ascolto, la chiarezza nel donare la sua esperienza e soprattutto la sua grande adesione al ministero petrino, che oggi è la figura di Papa Francesco. Questi motivi mi hanno dato coraggio nel chiederle di venire in mezzo a noi e di presiedere, così come facciamo ogni anno, la solenne celebrazione in onore del Santo patrono, in verità ancora una volta costretti dai numeri della pandemia, ma in ripresa anche nella vita delle nostre comunità parrocchiali. Infine, vorrei ringraziarla anche per un altro motivo, perché la sua presenza qui questa sera, è particolarmente significativa alla vigilia di un evento importantissimo. Il Santo Padre domani (oggi per chi legge) apre la riflessione e il cammino del cosiddetto Sinodo della Chiesa universale, che vuole riflettere su se stessa nella dimensione della comunione, della partecipazione e della missione. Si sa molto bene che il cardinale, ogni cardinale, è intimamente legato al ministero petrino in maniera del tutto particolare. E allora la sua presenza, questa sera, dà anche a noi il coraggio e la forza di metterci sulla scia di quanto il Santo Padre ci chiede e di far sì che anche nella nostra diocesi, noi lo faremo sabato e domenica prossima, si possa iniziare questo itinerario sinodale. Ci accompagni la sua preghiera e la sua benedizione. Noi le promettiamo che continueremo a ricordarla e a ripensare al bene che lei ha dato alla Chiesa come nunzio apostolico, come presidente dell’Accademia pontificia e, non ultimo, come prefetto della Congregazione del clero. Il Signore la ricompensi per le sue fatiche, amen».

Dunque, come già affermato dal cardinale Beniamino Stella, che la vita eterna “si riceve in dono nella relazione, intensa e permanente, con Colui che “è” la Vita”: «Non a caso – aggiunge Stella -, Papa Francesco ha ricordato in varie occasioni la necessità di «avviare processi» (ad esempio, Discorso alla Curia Romana per gli Auguri di Natale, 21 Dicembre 2019) e proprio domani domenica darà inizio al percorso, o all’esperienza ecclesiale, sul come nella Chiesa si deve camminare insieme, che è la traduzione letterale della parola “Sinodo”. Tale infatti era il “metodo” di Gesù, che chiamava a seguirlo e a stare con lui, a iniziare quindi un cammino – non a ricevere “lezioni” e spiegazioni definitive – per conoscere e percorrere insieme a lui la via del Regno. Permettetemi di sintetizzare dicendo che Gesù non ha detto a nessuno «vieni, ti spiego», ma sempre «vieni e seguimi, vieni e vedi». Egli è maestro di vita cristiana, non di buone e belle teorie. Gesù, con il quale siamo invitati a camminare insieme, pretende di toccare il nostro cuore, di modellarlo alla maniera del suo, mite ed umile, e di far scaturire dal nostro cuore frutti di vita, grandi e inattesi, al di là di progetti e calcoli umani, quello che chiamerei il vero miracolo della santità cristiana».

Il cardinale Stella e l’arcivescovo Valentinetti rendono omaggio al busto argenteo di San Cetteo

Proseguendo poi il parallelismo tra il giovane ricco e San Cetteo, il prefetto emerito della Congregazione per il clero ha ricordato quella che è la prima tappa prospettata al primo per raggiungere la vita eterna, ovvero l’osservanza dei comandamenti: «Essi, infatti, – spiega – danno forma e volto all’esistenza umana secondo il piano di Dio, introducono in una visione soprannaturale già qui su questa terra, e di volta in volta richiamano e invitano a vivere un aspetto particolare dell’unica legge dell’amore, preparandoci a rispondere alla chiamata del Maestro. Papa Francesco lo ha ricordato recentemente, dicendo “E che cosa facciamo con i Comandamenti? Dobbiamo osservarli, ma come un aiuto all’incontro con Gesù Cristo” (Udienza Generale, 18 Agosto 2021). Il giovane ricco può rispondere compiaciuto, «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza», e allo stesso modo San Cetteo avrà potuto sentirsi fiero del suo cuore e del suo agire di Pastore. Egli infatti, prima Vescovo zelante, era poi corso a Roma a presentare al Papa Gregorio la sofferenza del suo popolo e a chiedere consiglio, aveva cercato di portare la pace tra i bellicosi e feroci capi longobardi, cercando addirittura di intercedere per uno di essi – non il più buono, ma il meno forte – perché fosse imprigionato e non messo a morte. Sia il personaggio del Vangelo che il vostro Santo Patrono, mostrano di aver fatto quanto umanamente pareva ragionevole per corrispondere alla chiamata di Dio. Persone cioè coerenti e di spessore umano e cristiano, credenti che non stanno alla finestra, ma vivono la loro fede, facendo scelte anche difficoltose a partire da essa. Il “segreto” per raggiungere la vita eterna è comprendere che essa inizia qui sulla terra, dando sostanza al Vangelo nelle situazioni e nelle relazioni di ogni giorno, vivendole da discepoli del Signore, come ha ricordato il Santo Padre ai giovani – ma non solo a loro – alla Gmg di Rio de Janeiro nel 2013: “Cari giovani, per favore, non “guardate dal balcone” la vita, mettetevi in essa, Gesù non è rimasto nel balcone, si è immerso, non guardate dal balcone la vita, immergetevi in essa come ha fatto Gesù” (27 Luglio 2013)».

In seguito, il porporato ha aggiunto come sia la seconda lettura (Lettera agli Ebrei – Eb 4,12-13) a chiamare il giovane ricco e San Cetteo ad un ulteriore tappa del loro percorso di vita: La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito“, cita l’altro prelato: «A un certo punto – continua -, per entrambi – al giovane ricco del Vangelo e al nostro Patronogiunge l’inaspettato, la chiamata non prevista ed molto esigente, quella che penetra il cuore dell’uomo sin nel profondo e richiede una risposta che coinvolge in profondità tutta la vita, l’essere, non solo il fare. L’uomo del Vangelo è da Gesù invitato a disfarsi della sua ricchezza, per liberarsi da un attaccamento ai beni, divenuto evidentemente eccessivo e totalmente assorbente, e a fare invece delle sue ricchezze uno strumento di amore più grande per i poveri. A San Cetteo le circostanze richiedono di amare i fedeli a lui affidati più di se stesso, sino alla morte; di donare la vita, non solo nell’esercizio quotidiano del ministero episcopale, ma anche nel supremo sacrificio di sé, lasciandosi mettere la macina al collo. A questo punto le strade dei due protagonisti – quella del Vangelo e quella del Santo Patrono – divergono. Il “giovane ricco” si intristisce, Gesù lo ha toccato nel profondo ed egli si scopre un “discepolo part-time”, disposto a dare molto, ma non tutto; a compiere buone azioni, ma non a coinvolgere tutta la propria vita. Ed ecco che la porta della vita eterna per lui si chiude – vogliamo comunque sperare che avrà in seguito ripensato alle parole di Gesù, donando tutto per seguirlo – non in seguito a una “condanna”, ma per mancanza d’amore, cioè per un amore mal indirizzato, ai beni di questo mondo, invece che alle persone, in concreto ai poveri. San Cetteo invece ha sperimentato sino in fondo le conseguenze dell’amore coinvolgente per Dio e per la sua comunità, donando la propria vita come un seme posto nella terra, non temendo di perderla, ma affidandola al Maestro con fede, nella sicura speranza che non sarebbe andata sprecata. Infatti, dopo la sua morte, San Cetteo ha continuato a evangelizzare, quando il suo corpo è stato portato dalle acque sino a qui e il miracolo della luce e della guarigione del cieco avvenuto intorno alla sua tomba, ha fatto sì che la fede si propagasse ulteriormente attraverso di lui, sino a farne da allora il vostro Patrono. Con San Paolo, potremmo dire che San Cetteo “credette, saldo nella speranza contro ogni speranza” (Rm 4,18) e continuò a seguire il Maestro anche sulla strada della croceche per lui ebbe la forma di una macina – e del martirio. La speranza infatti è la virtù che fa guardare avanti, oltre il presente anche se felice, ben al di là di quello che gli occhi possono intravedere e la mente ipotizzare. Al riguardo, permettetemi di ricordare ciò che disse qui a Pescara il Cardinale Albino Luciani, già mio Vescovo, a me molto caro, nell’anno precedente alla sua elezione al Pontificato nel 1978 (al Congresso eucaristico nazionale del 1977) “La speranza è sorella gemella della gioia. La speranza ha per oggetto i beni da conquistare, la gioia i beni già posseduti”».

Le autorità e i fedeli presenti

Infine, il cardinale Beniamino Stella ha invocato l’intercessione di San Cetteo sull’arcidiocesi e sulla città: «Perché – conclude – in ogni uomo e in ogni donna si accenda, o si ravvivi, il desiderio della vita eterna, e sia custodito, tale desiderio, ogni giorno tramite la cura e il servizio ai più poveri e sofferenti – ognuno di noi sa individuare quelli a lui più vicini – rendendoci pronti a quel “di più” che spesso il Signore chiede, per permetterci di tirar fuori la grande capacità di amare che ha messo in ciascuno – tanto più necessaria nella congiuntura ancora difficile che stiamo vivendo – come dono prezioso per la Chiesa e per il mondo. Amen».

IL CARDINALE STELLA ALLA CITTADELLA DELL’ACCOGLIENZA GIOVANNI PAOLO II: “RESTO EMOZIONATO NEL VEDERE COME LE DIOCESI E LA CHIESA DI ORGANIZZANO PER LA CARITÀ”

Intervista e foto di Giannicola D’Angelo

Il direttore della Caritas diocesana Corrado De Dominicis, l’arcivescovo Valentinetti e il cardinale Stella

Prima di celebrare il Pontificale solenne in Cattedrale, sempre accompagnato dall’arcivescovo Valentinetti, il porporato si è recato in visita presso la Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II”, gestita dalla Caritas diocesana in via Alento. Ad attenderlo i tanti operatori e volontari guidati dal direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne Corrado De Dominicis. Al termine, il cardinale Stella ha commentato in toni entusiastici la realtà caritatevole pescarese: «Resto sempre emozionato – confida – di vedere come le diocesi, la Chiesa, si organizza per la carità. C’è sempre gente disponibile, gente che ha bisogno di essere ingaggiata, che è disposta a dare tempo, sacrificio e, talvolta, anche mezzi. Si tratta di governare, di coordinare e, di solito, le diocesi hanno il desiderio perché oggi le necessità sono tante. Sono, purtroppo, cresciute e quindi resto impressionato di come, dove c’è carità, c’è servizio, donazione, assistenza».

E il cardinale Stella, a tal proposito, è rimasto colpito dall’ampio coinvolgimento dei giovani nel servizio in Caritas: «Giovani – sottolinea – che hanno desiderato esserci e quando qualcuno ha teso loro la mano hanno detto “Contate su di me”». Tutto ciò, per il prefetto emerito della Congregazione per il clero, è una testimonianza di bellezza della Chiesa: «È bello vedere queste opere – commenta soddisfatto -. È qui che la Chiesa si qualifica, cresce e diventa molto credibile».

Il direttore della Caritas diocesana descrive al cardinale Stella la Cittadella dell’accoglienza

Ma la povertà non è solo materiale, sono tante le sue forme, a partire da quella relazionale ed esistenziale, e la vera sfida è farlo capire alle collettività e alle istituzioni: «Questo aspetto è quello più difficile – ammette il cardinale Beniamino Stella -, sfamare non è che sia facile, però si trovano mezzi e forze fisiche. Quell’altro aspetto, quello che riguarda la solitudine, le umane fragilità, è veramente complesso. Occorre una specializzazione ed è lì che la Chiesa deve un po’ qualificarsi. Penso che bisogna cercare le persone, perché non ci si improvvisa in quell’ambito. La Chiesa deve dare l’esempio e deve preparare i suoi, ma anche qui c’è gente che è preparata e aspetta solo un “vieni” per dire “eccomi”. Anche in questo ambito, oggi questa pandemia ha moltiplicato queste fragilità, queste carenze psicosomatiche. Bisogna cercare di scoprirle, individuarle, raccoglierle, sostenere il cammino di tante persone che oggi si sentono quasi incapaci di affrontare la vita, che non hanno più compagnia, che si sentono fallite, si sentono spesso disperate. Qui la Chiesa, che ha una rete grande di operatori, può fare veramente tanto. Ma occorre uscire di casa, abbandonare i propri comodi e mettersi alla ricerca di questi rifugi di tante persone che non osano più, per vergogna, di presentarsi in pubblico e hanno bisogno di essere sostenute e aiutati ad affrontare la vita per non soccombere, purtroppo, alle difficoltà incombenti e accresciute che questa brutta pandemia ha provocato nella società e nelle comunità».

About Davide De Amicis (3674 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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