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“Ai poveri, troppo a lungo inascoltati, sia restituita la parola”

"Sappiamo - osserva il Papa - che ognuno di noi ha bisogno dell’altro, e anche la debolezza, se vissuta insieme, può diventare una forza che migliora il mondo. Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Un insulto in più, pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, incontrando ad Assisi 350 poveri europei alla vigilia della loro giornata mondiale

Papa Francesco incontra i poveri nella basilica di Santa Maria degli Angeli

È stata una giornata emozionante quella vissuta ieri da Papa Francesco nella basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, alla presenza di 550 poveri provenienti da ogni parte d’Europa a due giorni dalla Giornata mondiale dei poveri: «Assisi – afferma il Papa nel suo discorso – non è una città come le altre, porta impresso il volto di San Francesco. Pensare che tra queste strade lui ha vissuto la sua giovinezza inquieta, ha ricevuto la chiamata a vivere il Vangelo alla lettera, è per noi una lezione fondamentale».

A questo punto il Pontefice ha preso ad esempio uno dei fioretti del santo: «Saperci accontentare di quel poco che abbiamo e dividerlo con gli altri – ricorda il Santo Padre -. Fatti di vita che valgono più delle prediche. Lui e fra Masseo si erano messi in viaggio per raggiungere la Francia, ma non avevano portato con sé provviste. A un certo punto dovettero cominciare a chiedere la carità. Francesco andò da una parte e fra Masseo da un’altra. Ma, come raccontano i Fioretti, Francesco era piccolo di statura e chi non lo conosceva lo riteneva un ‘barbone’; invece fra Masseo “era un uomo grande e bello”. Fu così che San Francesco riuscì a stento a raccogliere qualche pezzo di pane raffermo e duro, mentre fra Masseo raccolse dei bei pezzi di pane buono. Quando i due si ritrovarono si sedettero per terra e su una pietra misero quanto avevano raccolto. Vedendo i pezzi di pane raccolti dal frate, Francesco disse: ‘Fra Masseo, noi non siamo degni di questo grande tesoro’. Il frate, meravigliato, rispose: ‘Padre Francesco, come si può parlare di tesoro dove c’è così tanta povertà e mancano anche le cose necessarie?’. Francesco rispose: ‘È proprio questo che io reputo un grande tesoro, perché non c’è nulla, ma quello che abbiamo è donato dalla Provvidenza che ci ha dato questo pane’».

Quindi Papa Bergoglio ha ricordato la storia della Porziuncola: «Una delle chiesette – ricostruisce il Papa – che San Francesco pensava di restaurare, dopo che Gesù che gli aveva chiesto di riparare la sua casa. Allora mai avrebbe pensato che il Signore gli chiedesse di dare la sua vita per rinnovare non la chiesa fatta di pietre, ma quella di persone, di uomini e donne che sono le pietre vive della Chiesa. E se noi siamo qui oggi è proprio per imparare da ciò che ha fatto San Francesco. A lui piaceva stare a lungo in questa chiesetta a pregare. Si raccoglieva qui in silenzio e si metteva in ascolto del Signore, di quello che Dio voleva da lui».

Da qui l’invito di Papa Francesco: «Anche noi – rilancia – siamo venuti qui per questo. Vogliamo chiedere al Signore che ascolti il nostro grido e venga in nostro aiuto. Non dimentichiamo che la prima emarginazione di cui i poveri soffrono è quella spirituale. Ad esempio, tante persone e tanti giovani trovano un po’ di tempo per aiutare i poveri e portano loro cibo e bevande calde. Questo è molto buono e ringrazio Dio della loro generosità. Ma soprattutto mi rallegra quando sento che questi volontari si fermano un po’ a parlare con le persone, e a volte pregano insieme a loro… Ecco, anche il nostro trovarci qui, alla Porziuncola, ci ricorda la compagnia del Signore, che lui non ci lascia mai soli, ci accompagna sempre in ogni momento della nostra vita».

Ma la Porziuncola è anche un luogo di accoglienza: «È il luogo – spiega il Papa – dove San Francesco ha accolto Santa Chiara, i primi frati, e tanti poveri che venivano da lui. Con semplicità li riceveva come fratelli e sorelle, condividendo con loro ogni cosa. Ecco l’espressione più evangelica che siamo chiamati a fare nostra, l’accoglienza. Accogliere significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione. No, a suo agio, libero». Ma per il Santo Padre l’accoglienza passa attraverso la fraternità: «Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza – osserva -. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto, o peggio l’indifferenza, quel guardare da un’altra parte. L’accoglienza genera il senso di comunità; il rifiuto al contrario chiude nel proprio egoismo».

Il Papa parla davanti ai 350 poveri

Poi la citazione di Madre Teresa, «che aveva fatto della sua vita un servizio all’accoglienza»: “Qual è l’accoglienza migliore? Il sorriso”: «Condividere un sorriso con chi è nel bisogno – assicura Bergoglio – fa bene a tutt’e due, a me e all’altro. Il sorriso come espressione di simpatia, di tenerezza. Anche il sorriso ti coinvolge dopo, e tu non potresti allontanarti dalla persona a cui hai fatto un sorriso». In seguito il Pontefice ha espresso la sua riconoscenza ai presenti: «Vi ringrazio – afferma -, perché siete venuti qui da tanti Paesi diversi per vivere questa esperienza di incontro e di fede. Incontrarci è la prima cosa, cioè andare uno verso l’altro con il cuore aperto e la mano tesa. Sappiamo che ognuno di noi ha bisogno dell’altro, e anche la debolezza, se vissuta insieme, può diventare una forza che migliora il mondo. Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Un insulto in più, pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli».

L’antidoto a tutto questo, per Francesco, è dunque l’incontro: «Se noi uomini e donne – ammonisce il Papa – non impariamo a incontrarci, andiamo verso una fine molto triste». Inoltre il Papa ha rivolto un appello: «È tempo che ai poveri – invoca – sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate. È tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono. È tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro. È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza. È tempo che cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio. È tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo».

In coda all’incontro, Papa Bergoglio ha ricordato com’è nata l’idea di istituire la Giornata mondiale dei poveri: «È un’idea nata un po’ strana, in una sacrestia – racconta ai poveri presenti -. Uno di voi, si chiama Etienne, mi ha dato un suggerimento: ‘facciamo la Giornata dei poveri’. Io sono uscito e ho sentito la Spirito Santo dentro, e ho deciso di farla. Così è nata, dal coraggio di uno di voi». Quindi il saluto ad un cardinale presente: «Vorrei ringraziare la presenza del cardinale – afferma Francesco -. Lui è fra i poveri, anche lui ha subito con dignità l’esperienza della povertà, l’abbandono, la sfiducia. E lui si è difeso col silenzio e la preghiera. Grazie, cardinale Barbarin, per la sua testimonianza che edifica la Chiesa. Grazie, eminenza, per il vostro appoggio e aiuto a questo momento».

Durante l’incontro, tra l’altro, anche i poveri hanno offerto la loro testimonianza al Papa: «Ho ascoltato con attenzione le vostre testimonianze – conferma Francesco -, e vi dico grazie per tutto quello che avete manifestato con coraggio e sincerità. Coraggio, perché le avete volute condividere con tutti noi, nonostante siano parte della vostra vita personale. Sincerità, perché vi mostrate così come siete e aprite il vostro cuore con il desiderio di essere capiti. Ho colto, anzitutto, un grande senso di speranza. La vita non è stata sempre indulgente con voi, anzi, spesso vi ha mostrato un volto crudele. L’emarginazione, la sofferenza della malattia e della solitudine, la mancanza di tanti mezzi necessari non vi ha impedito di guardare con occhi carichi di gratitudine per le piccole cose che vi hanno permesso di resistere».

Resistere, in particolare, il verbo segnalato da Francesco: «Questa è la seconda impressione che ho ricevuto e che deriva proprio dalla speranza – precisa il Santo Padre -. Cosa vuol dire resistere? Avere la forza di andare avanti nonostante tutto. Resistere non è un’azione passiva, al contrario, richiede il coraggio di intraprendere un nuovo cammino sapendo che porterà frutto. Resistere vuol dire trovare dei motivi per non arrendersi davanti alle difficoltà, sapendo che non le viviamo da soli ma insieme, e che solo insieme le possiamo superare. Resistere ad ogni tentazione di lasciar perdere e cadere nella solitudine o nella tristezza. Resistere a quella poca o grande ricchezza che possiamo avere. Penso alla ragazza afgana, che ha detto “il mio corpo è qui, ma la mia anima è in Afghanistan”. Penso alla mamma romena: dolore che non si vede l’uscita, speranza forte nei figli che l’accompagnano e ridanno la tenerezza che hanno ricevuto da lei. Chiediamo al Signore che ci aiuti sempre a trovare la serenità e la gioia».

Infine, ancora un grazie rivolto ai poveri presenti dal Pontefice: «Grazie ai poveri che aprono il cuore per darci la loro ricchezza e guarire il nostro cuore ferito. Grazie per questo coraggio. Grazie Etienne – afferma omaggiando l’ideatore della giornata -, sei stato docile al lavoro dello Spirito Santo. Grazie a questi anni di lavoro e di testardaggine, e di portare il Papa ad Assisi. Qui alla Porziuncola, San Francesco ci insegna la gioia che viene dal guardare a chi ci sta vicino come a un compagno di viaggio che ci capisce e ci sostiene, così come noi lo siamo per lui o per lei. Questo incontro apra il cuore di tutti noi a metterci a disposizione gli uni degli altri, ad aprire il cuore, per rendere la nostra debolezza una forza che aiuta a continuare il cammino della vita, per trasformare la nostra povertà in ricchezza da condividere, e così migliorare il mondo. Grazie a tutti, vi porto nel mio cuore! E, per favore, non dimenticate di pregare per me, perché io ho le mie povertà, e tante».

About Davide De Amicis (3716 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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