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Guerra in Ucraina: “Passo indietro per l’ecumenismo e maggiore diffidenza”

"E poi il tributo di morte e distruzione che patiscono inermi e innocenti - osserva il monaco -, è davvero qualcosa che ci dovrebbe far arrossire e vergognare, anche perché i nostri governi hanno mostrato di essere incapaci di dire una parola forte e hanno preferito una via silente di una neutralità, che è sempre una complicità"

Lo ha affermato Fratel Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, a margine degli esercizi spirituali della Chiesa di Pescara-Penne

Fratel Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose

È stato Fratel Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, a dirigere gli esercizi spirituali per religiosi, sacerdoti e laici della Chiesa di Pescara-Penne, dal 21 al 27 febbraio scorso all’Oasi dello Spirito di Montesilvano colle, sul tema degli Atti degli Apostoli. Una settimana che è stata anche di preparazione all’inizio della Quaresima, conclusa dal ritiro diocesano di domenica 27 febbraio a margine del quale il monaco, grande pensatore dell’età contemporanea, ha riflettuto sulle difficoltà del tempo attuale che stiamo vivendo per Radio Speranza e La Porzione.it.

Fratel Enzo, che Quaresima è quella che stiamo iniziando? Una Quaresima difficile, di meditazione, ma anche di penitenza visto che quello che sta accadendo. Spirano venti di guerra in Ucraina, usciamo da una pandemia: le piaghe di questa umanità ferita, che non riesce a ritrovare il sentiero della pace…

«Indubbiamente questa Quaresima porta i segni orribili di una guerra che si combatte qui in Europa e si combatte tra nazioni cristiane. È una situazione tragica per tutti noi. Non a caso, Papa Francesco ha fatto degli sforzi terribili per impedire questo conflitto. Non dimentichiamo che, per la prima volta, si è anche umiliato fino a voler andare all’Ambasciata russa, sperando di ottenere una tregua, per quanto tutto questo sembra essere inefficace. Abbiamo avuto il digiuno per la pace, la preghiera per la pace il Mercoledì delle Ceneri. Tutti i cristiani sono stati chiamati a questa preghiera e si sono unite le altre Chiese. Va detto che è stato un grande segno, dalla Chiesa della riforma alla Chiesa ortodossa, ma ancora una volta siamo incapaci di fare la pace, di accogliere il Vangelo della pace e ancora una volta noi cristiani siamo protagonisti di una guerra fratricida tra noi. Questo dobbiamo dirlo anche perché, da decenni, proprio in quelle terre c’è un’inimicizia con continui atti di violenza tra le differenti Chiese, che sono l’eredità slava della missione cristiana. La situazione non è facile, anche perché ha ripercussioni tra tutte le Chiese ortodosse e con le Chiese d’Occidente. Significa passi indietro per l’ecumenismo, maggiore diffidenza. E poi il tributo di morte e distruzione che patiscono inermi e innocenti, è davvero qualcosa che ci dovrebbe far arrossire e vergognare, anche perché i nostri governi hanno mostrato di essere incapaci di dire una parola forte e hanno preferito una via silente di una neutralità, che è sempre una complicità».

Intanto la Chiesa italiana ha provato a fare qualcosa. Domenica 27 febbraio, a Firenze, si è concluso l’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo e, in particolare, sabato 26 febbraio è stata siglata la Carta di Firenze: un auspicio per la pace universale. Basta questo? Il Mediterraneo può essere davvero un luogo di promozione della pace che possa estendersi in Europa, culla della civiltà eppure ancora principio di guerre fratricide?

«È stato certamente un tentativo buono, ma non basta. Tanto è vero che, a questo Convegno del Mediterraneo, io mi domando perché erano assenti i vescovi delle Chiese ortodosse che, per metà, si affacciano sul Mediterraneo come quelle cattoliche. Se al primo convegno di Bari erano presenti, non si capisce perché a questo convegno non sono stati invitati. Proprio quando c’è una guerra che vede, eventualmente, le Chiese ortodosse che sono in conflitto tra loro anche con la Chiesa cattolica di rito orientale. Dobbiamo stare attenti, perché quando facciamo le cose andrebbero fatte con tutte le attenzioni possibili, non tralasciando mai i protagonisti che possono essere convocati per un’azione di pace. Comunque è certamente sempre un bene che ci sia un appello per alla pace, da parte dei sindaci, dei vescovi, ma non dimentichiamo che la posta in gioco è molto alta stavolta. Rischiamo molto in Europa».

Per concludere il Sinodo. Lei l’ha aperto nell’Arcidiocesi di Pescara-Penne e sta entrando nel vivo la fase diocesana, poi si passerà a quella della Chiesa universale. Come sta andando, quale cammino può innescare questo processo?

«È un cammino nuovo e bisogna avere anche pazienza, perché non sarà così spedito ovunque con la stessa convinzione. Ci vuole del tempo. Dipende anche molto dalle iniziative dei vescovi, dei presbiteri, se riescono ad interessare davvero la popolazione. Il popolo cristiano non ha mai sentito parlare di Sinodo, non ha assolutamente nessuna esperienza sinodale. Non è che da un momento all’altro si può impegnare, però un via è stata aperta. Sono convinto che ci vuole pazienza, ma il cammino si può fare».

Infine, gli auguri di Fratel Enzo Bianchi alla comunità diocesana pescarese, alla Chiesa di Pescara-Penne, per questa Quaresima e per la prossima Pasqua…

«Gli auguri. Io sono convinto che sono auguri che vanno nel segno giusto. E che, stretta attorno al vescovo, faccia questo cammino di Chiesa, che è veramente un cammino non solo fedele al Concilio e nello spirito sinodale voluto da Papa Francesco, ma è un cammino che il mondo ci chiede di fare come cammino di speranza per tutti».

About Davide De Amicis (3970 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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