Ultime notizie

Mondo: “Ha bisogno di bene comune per salvarsi dal declino delle armi”

Processione del Cristo morto nel Venerdì santo: "Ho chiesto a tutti coloro che parteciperanno - l'invito dell'arcivescovo Valentinetti -, di vivere questo cammino in segno di preghiera e di penitenza per la pace. Ho chiesto anche alle Forze dell’ordine di non venire in alta uniforme, perché non sono i simboli delle armi ad interessarci in questo momento, ma i simboli della pace a cui possiamo appellarci. Se potete, partecipate anche a questa processione, non tanto stando a guardarla dal marciapiede, ma partecipando al corteo, in fila davanti all’immagine di Gesù e della Madonna. Possibilmente, sarebbe il caso di farlo a piedi scalzi per poter implorare la misericordia del Signore"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa della Domenica delle Palme nella Cattedrale di San Cetteo

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

È stata particolarmente sentita la solenne celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme presieduta ieri, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrata – tra gli altri – dal vicario generale e abate della Cattedrale monsignor Francesco Santuccione.

L’arcivescovo Valentinetti benedice i ramoscelli d’ulivo

Una celebrazione avviata dalla tradizionale benedizione dei ramoscelli d’ulivo, in apertura delle celebrazioni della Settimana santa che la Chiesa di Pescara-Penne vivrà con sobrietà, raccoglimento e preghiera meditando sulla Passione di Cristo che, quest’anno, coincide con quella vissuta dal popolo ucraino a causa della guerra che lo sta sconvolgendo. E proprio a quest’ultima, il presule ha dedicato buona parte della sua omelia, partendo dal presupposto che la Passione del Signore narrata dall’evangelista Luca ha tre caratteristiche particolari: «La prima – elenca l’arcivescovo Valentinetti – è la regalità di Cristo, poi ci sono la tentazione e il perdono».

Quindi la riflessione ha preso in esame la prima caratteristica: «Gesù – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – afferma un nuovo modo di essere re e chiede un modo nuovo per esercitare il potere, la regalità. Quando gli presentano delle spade, Gesù rifiuta di colpire con esse. Quando un discepolo colpisce l’orecchio del servo del sommo sacerdote, Gesù non è d’accordo con la violenza. Fondamentalmente è un non violento, è un uomo di pace. Ecco perché non possiamo essere d’accordo con l’esercizio della regalità e del potere attraverso l’uso delle armi». Da qui il riferimento esplicito alla guerra in atto tra Russia e Ucraina e a tutte le guerre in corso: «Particolarmente in questo momento – osserva monsignor Valentinetti -, da qualunque parte vengono queste armi, in qualunque tempo queste sono state e sono usate, non possiamo essere d’accordo perché la pace è l’equilibrio dei cuori, è la ricerca del bene comune. E mai come in questo momento, il mondo ha bisogno di bene comune per salvare il pianeta che sta declinando rapidamente e su cui stiamo esercitando un potere violento».

Il secondo elemento che caratterizza la Passione del Vangelo di Luca è poi la tentazione: «Gesù – approfondisce il presule – viene tentato nel giardino del Getsemani, ma la rifiuta. Gesù è più forte della tentazione nell’ora dell’agonia, che significa lotta. La tentazione è in agguato in ogni momento della vita per ogni uomo e ogni donna. La tentazione del piacere, del potere, del possedere. Le stesse tentazioni che Gesù subisce all’inizio del suo ministero pubblico e che subisce anche sotto la croce “Se sei il Figlio di Dio, esercita il tuo potere, scendi dalla croce e noi crederemo in te”. Ma non è il potere esercitato con forza e violenza che può convincere. Le tentazioni, su questa strada, vanno da quelle piccole e quotidiane di esercitare i nostri piccoli poteri a quelle più grandi e perniciose. Ma la tentazione più grande è non saper entrare nel mistero della croce. Gesù dice “Se è possibile, passi da me questo calice”. Nemmeno Lui, come uomo, riesce ad entrare nel mistero della croce “Ma non la mia, la Tua volontà sia fatta”». A questo punto, l’arcivescovo Valentinetti si pone più domande: «E chi riesce ad entrare nel mistero della croce? – si interroga – Com’è possibile entrare nel mistero della croce delle famiglie ucraine, che stanno perdendo figli, genitori, nonni. Com’è possibile entrare nel mistero della croce per le tantissime morti della pandemia? Com’è possibile entrare nel mistero della croce per le malattie non curabili, per i bambini che sono sempre più in pericolo perché – magari – minati nel corpo proprio perché una natura non custodita, sta esercitando cattive ingerenze sulla vita di noi tutti. È questa l’ecologia integrale di Papa Francesco».

I fedeli partecipi nella Cattedrale di San Cetteo

Quindi c’è la terza caratteristica emersa dalla Passione di Cristo tratta dal Vangelo di Luca, il perdono: «Il perdono sempre – ricorda l’arcivescovo -, senza riserve, addirittura ai crocifissori “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Al ladrone che si raccomanda all’ultimo istante della vita. Allo sguardo di misericordia, forse anche con un po’ di delusione, su Pietro che lo aveva appena rinnegato “Pregerò per te, perché Satana ti sta vagliando, vi sta vagliando, ma io pregherò per te perché tu possa confermarmi i tuoi fratelli”. Il perdono sì, il perdono di quegli uomini e quelle donne che se ne tornano a casa battendosi il petto».

Da qui la proposta concreta rivolta dall’arcivescovo Valentinetti ai fedeli pescaresi: «Forse è il caso – illustra il porporato -, all’inizio di questa Settimana santa, che come uomini e donne di questo tempo, assumendo forse su di noi responsabilità condivise di tutti gli uomini e le donne di questa terra, anche noi – con un pizzico in più di umiltà e penitenza – ci battiamo il petto. E, riguardando a Cristo in croce che proclama “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Dire a Lui “Cristo Gesù, non ci abbandonare. Cristo Gesù, fa che Satana non i poteri di questa terra, fa che non vagli noi”».

Al termine della celebrazione eucaristica, infine, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha dapprima ricordato l’appuntamento di questa sera alle 21, nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara, con il concerto dal tema “Canti sul Salmo 50 in epoca di Pandemia” che eseguirà l’Orchestra sinfonica Tosti, accompagnando le voci della Compagnia dell’Alba – diretta dal maestro Gabriele De Guglielmo – tutti coordinati dal maestro Palo Angelucci.

L’arcivescovo Valentinetti depone la palma sotto l’effige di San Cetteo

Poi ha fatto una precisazione sulla Processione del Cristo morto che, dopo i due anni di stop imposti dalla pandemia, tornerà a svolgersi venerdì 15 aprile (Venerdì santo) con il corteo che, alle 19.30, partirà dal Santuario della Divina misericordia di piazza Sacro Cuore, per giungere nella Cattedrale di San Cetteo dopo aver attraversato Corso Umberto, Corso Vittorio Emanuele II, piazza Unione e via Conte di Ruvo.

Un percorso, quest’ultimo, che verrà compiuto meditando l’animazione liturgica curata da don Emilio Lonzi, scandita dalla sua stessa voce e da quella di Roberta Fioravanti, Nicola Flacco e Valentina Angelucci, che verrà trasmessa in diretta da Radio Speranza sugli 87.60 Fm nella zona di Pescara-Chieti e, in streaming web, su Radio italiane e Tunein: «Abbiamo deciso – puntualizza monsignor Valentinetti – di non portare i simboli della Passione, ma solo le statue del Cristo morto e della Madonna perché di Passione simbolica ne stiamo vedendo fin troppa in questi giorni. E la preghiera è proprio perché i segni della Passione sulla carne degli uomini e delle donne sono segni forti, che solo Gesù e la Vergine Maria possono lenire e curare. Ho chiesto a tutti coloro che parteciperanno, di vivere questo cammino in segno di preghiera e di penitenza per la pace. Ho chiesto anche alle Forze dell’ordine di non venire in alta uniforme, perché non sono i simboli delle armi ad interessarci in questo momento, ma i simboli della pace a cui possiamo appellarci. Se potete, partecipate anche a questa processione, non tanto stando a guardarla dal marciapiede, ma partecipando al corteo, in fila davanti all’immagine di Gesù e della Madonna. Possibilmente, sarebbe il caso di farlo a piedi scalzi per poter implorare la misericordia del Signore».

About Davide De Amicis (3970 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
Contact: Website