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Matrimonio: “Non la meta, ma l’inizio di un viaggio che ci fa una cosa sola”

"Con questi Itinerari Papa Francesco, con grande coraggio - sottolinea don Pierluigi Pistone - ci aiuta a ridare centralità al messaggio evangelico e a quello insito nella castità, che non dev’essere una continenza fine a se stessa, ma un dare valore a ciò che si è, a ciò che si sta diventano e a ciò che si farà con il matrimonio. È lì la bellezza. Non vedere la castità semplicemente come un impedimento, ma vederla e viverla anche in questo caso come un percorso, come un’attesa di un qualcosa che ancora non siamo ancora, ma che diventeremo. Essere una cosa sola all’interno del sacramento del matrimonio"

Lo ha affermato don Pierluigi Pistone, direttore della Pastorale familiare diocesana di Pescara-Penne, commentando i nuovi Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale

Don Pierluigi Pistone, direttore della Pastorale familiare dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne

Sono stati pubblicati un mese fa i nuovi “Itinerari catecumentali per la vita matrimoniale. Orientamenti pastorali per le Chiese particolari”, elaborati dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Per capire cosa cambia davvero e come, per le coppie in preparazione al matrimonio così come per quelle già sposate, ne abbiamo parlato con il direttore della Pastorale familiare dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Pierluigi Pistone.

Don Pierluigi, questi nuovi orientamenti sono stati elaborati per dar seguito ad un’indicazione ripetutamente espressa da Papa Francesco nel suo magistero, ovvero «la necessità di un ‘nuovo catecumenato’ che includa tutte le tappe del cammino sacramentale: i tempi della preparazione al matrimonio, della sua celebrazione e degli anni successivi», soprattutto quando gli sposi potrebbero attraversare delle crisi e dei momenti di scoraggiamento. Possiamo dire che la Chiesa di Pescara-Penne è già abbastanza avanti da questo punto di vista? Quali sono le novità e cosa cambia anche per la nostra Chiesa locale?

Questi orientamenti Itinerari catecumenali che il Dicastero ci ha fornito portano una novità per la Chiesa in generale, perché fondamentalmente ci chiedono di rinnovare un percorso formativo che possa partire già dai bambini, dai ragazzi, dagli adolescenti. Quindi preparare un terreno a quello in futuro potrà essere una risposta vocazione ed, eventualmente, anche matrimoniale. La nostra diocesi risponde già abbastanza a queste esigenze, anche se non in modo esattamente uguale, a quello che gli itinerari ci chiedono. Innanzitutto abbiamo il percorso Lui e Lei che può andare a sovrapporsi a quella parte degli Itinerati catecumenali offertici dal Dicastero e dal Santo Padre, in cui si chiede appunto il cammino per gli adolescenti. Il Lui e Lei è un percorso per ragazzi, per giovani fidanzati, che li aiuta ad iniziare a ragionare insieme, a vivere insieme un cammino di discussione e condivisione su determinate tematiche, tra le quali anche quella molto importante della sessualità. Dal Lui e Lei, poi, passiamo ai percorsi prematrimoniali che, in quanto tali, hanno già una strutturazione molto più approfondita rispetto ai vecchi percorsi. Anzi, mi piace sottolineare che mentre prima si parlava di corso prematrimoniale la nostra diocesi, da quando sono usciti i percorsi del nostro ufficio anni fa, noi lo chiamiamo percorso prematrimoniale. Questo è importante perché prevede un cammino di riscoperta della fede, che è proprio ciò che viene chiesto negli Itinerari catecumenali. Una crescita della persona e della coppia, dal punto di vista umano, e poi si arriva al sacramento del matrimonio. È un percorso prematrimoniale che prevede un cammino ben strutturato. Dopo questo cammino, noi proponiamo un percorso per giovani coppie. Anche qui il Papa e il Dicastero sottolineano quanto sia importante continuare a seguire le coppie dopo il matrimonio. E questo percorso nasce proprio da una richiesta che le stesse coppie, al termine del percorso prematrimoniale, facevano. Questo ci ha aiutato a capire come questa novità, questi nuovi percorsi che proponiamo per la preparazione al matrimonio, stimolino tanto questi giovani, queste persone che si avvicinano al sacramento. Inoltre, la nostra diocesi propone sia il percorso per le coppie in crisi (denominato Ancora o Ancòra, con l’accento che si muove a seconda del percorso) e quello per i separati e i divorziati (Percorso Samaria)».

Ma quanto dura la preparazione di una coppia, quanto tempo impiega una coppia a sposarsi?
«Ci sarebbe da lavorare sui tempi, nel senso che se parliamo della formazione imminente, prima del matrimonio, che noi chiamiamo percorso prematrimoniale, riusciamo a fare un cammino di 13-15 incontri che vanno da gennaio fino a subito dopo Pasqua. Ma quello che è fondamentale, in realtà, è la qualità di questi incontri. Nel percorso che noi proponiamo, la coppia si mette davvero in gioco. Non viene semplicemente ad ascoltare un sacerdote che parla, ma viene a fare un ascolto di coppie. Questa è la bella novità. Non è solo il prete che parla, ma è la coppia che accompagna la coppia. Abbiano dei validi collaboratori che si mettono insieme e portano avanti il percorso insieme al sacerdote. In questi 15 incontri è la qualità che ci interessa, non tanto la durata. Ma se a questi incontri aggiungiamo anche la possibilità del percorso Lui e Lei, allora stiamo già parlando di 2-3 anni di percorso possibile per le coppie che vogliono davvero mettersi in gioco. Ma la differenza, come sempre, la fanno le persone, la fanno i giovani se hanno voglia di mettersi in gioco oppure no».

Un altro aspetto saliente dei nuovi itinerari, che non è nuovo per la Chiesa anche se ha fatto piuttosto scalpore sulla stampa generalista, è il richiamo alla castità come elemento fondamentale per la preparazione e la formazione delle coppie, anche nel caso dei conviventi…
«Noi corriamo un rischio. Quello che per avvicinare i giovani, in qualche modo, siamo spinti dalla tentazione di annacquare il messaggio e scendere a compromessi. Con questi Itinerari, invece, Papa Francesco – con grande coraggio – ci aiuta a ridare centralità al messaggio evangelico e a quello insito nella castità, che non dev’essere una continenza fine a se stessa, ma un dare valore a ciò che si è, a ciò che si sta diventano e a ciò che si farà con il matrimonio. È lì la bellezza. Non vedere la castità semplicemente come un impedimento, ma vederla e viverla anche in questo caso come un percorso, come un’attesa di un qualcosa che ancora non siamo ancora, ma che diventeremo. Essere una cosa sola all’interno del sacramento del matrimonio. Riproporlo ai giovano di oggi sembra pazzesco. Diciamocelo francamente, rischiamo di farci ridere in faccia. Invece io, poi, scopro che quando tratti questo argomento con i giovani, loro sono molto attenti. Ti ascoltano, con attenzione, hanno tante domande. Nel percorso Lui e Lei per le giovani coppie, trattiamo l’argomento nell’ambito di una serie di incontri sulla sessualità e devo dire che escono fuori tante domande, richieste. Vogliono sapere, vogliono capire. Allora credo che Papa Francesco abbia avuto coraggio e noi dobbiamo seguire questo coraggio. Con quest’ultimo dobbiamo annunciare ai ragazzi la bellezza della castità, che è molto più profonda del suo senso intrinseco, di quello che noi gli vogliamo far dire. Castità come cammino, come percorso, non semplicemente come privazione o impedimento».

In definitiva questi orientamenti come possiamo definirli: un passo importante, un segno di rinnovamento o qualcosa che già c’era e andava riscoperto? Come vedi questa svolta, se di questa si tratta?
«Sono un’opportunità per la Chiesa per fermarsi, per crescere, rinnovare e rinvigorire quello che già esiste e abbiamo. Sicuramente con questi orientamenti abbiamo la possibilità di rimetterci in cammino con tanta voglia, con tanta energia e perché no, anche con tanta fantasia, perché questi orientamenti ci chiedono anche di trasformare un po’ quello che già esiste e farlo diventare un cammino vero, un cammino profondo. Non un pro-forma o un qualcosa che da fare solo perché bisogna farlo, ma aiutare i giovani, i ragazzi, coloro che si preparano al matrimonio e gli stessi sposi a sentirsi sempre, costantemente in viaggio, in cammino con il Signore, sia nella fase che precede la loro scelta matrimoniale, che la scelta stessa e la vita matrimoniale».

In conclusione qual è il tuo auspicio, in qualità di formatore e direttore della Pastorale familiare diocesana, per il futuro delle coppie?
«Voglio augurare alle coppie di poter essere sempre capaci di mettersi in discussione, di mettersi in cammino. Di non pensare mai che il matrimonio sia la meta, ma di viverlo come la partenza di un viaggio che ci fa una cosa sola e che, come una cosa sola, ci fa camminare, ci fa percorrere – insieme al Signore – le vie del nostro amore, della nostra famiglia e della nostra vita. Le coppie possano veramente diventare quell’icona d’amore che ti chiede ogni giorno di metterti in gioco e, a volte, anche di trasformarti».

L’intervista trasmessa da Radio Speranza
About Davide De Amicis (3929 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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