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“Dio c’è nelle tempeste della vita, ma vederlo è un dono della fede”

"La filosofia aiuta molto a metter bene a fuoco i problemi - spiega il professor Ciglia -, perché quando si vive una tempesta uno dei passi fondamentali è quello di capire qual è il problema. Però lo scioglimento del dramma non è nelle mani della filosofia e forse non è neppure nelle mani della religione, nel senso che alla fine Giobbe non ha una risposta. La sua risposta è di continuare a fidarsi di Dio"

Lo ha affermato il filosofo Francesco Paolo Ciglia alla conferenza sul tema “C’è Dio nelle tempeste della vita?”, che si è tenuta a Penne il 5 maggio scorso

Francesco Paolo Ciglia, filosofo, già docente di Filosofia delle religioni all'Università "D'Annunzio" di Chieti-Pescara

Il professor Francesco Paolo Ciglia, già docente di filosofia delle religioni all’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, co-autore con il professor Francesco Giosuè Voltaggio del libro “Nella tempesta Dio. Sul dolore, tra Bibbia e filosofia” edito da San Paolo, lo scorso venerdì 5 maggio ha tenuto una conferenza-dibattito nella chiesa dell’Annunziata di Penne per rispondere alla domanda “C’è Dio nelle tempeste della vita?”. Ha risposto a questa e ad altre domande, intervistato da La Porzione.it e Radio Speranza.

Innanzitutto professore, c’è Dio nelle tempeste della vita? Lei faceva riferimento ai temi del dolore e dell’ingiustizia…

Il libro di Francesco Paolo Ciglia e Francesco Giosuè Voltaggio

«Sì, nelle tempeste della vita c’è Dio, ma riuscire a vederlo con chiarezza è un dono che viene dalla fede. Quindi la presenza di Dio nelle tempeste è un mistero che l’uomo non riuscirà mai a dipanare e a sciogliere, ma in cui è chiamato a fare un passo verso Dio, un salto che non è nel buio, perché si può fare in base ad esperienze vissute. Cioè, Giobbe aveva delle esperienze di Dio e questo lo hanno sostenuto nel mantenere fede al suo legame con Dio, anche nella sciagura. Quindi la fede non ha nulla di magico, nulla di improvviso e si basa su delle esperienze esistenziali, certo sempre revocabili in dubbio. E poi ogni giorno che passa ci si trova di fronte a nuove situazioni. Quindi l’atto di fede non è dato mai una volta per tutte, ma bisogna rinnovarlo praticamente ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo».

Insomma, possiamo dire che la fede aiuta a superare le tempeste, che non arrivano di certo dall’Alto…

«La fede non è un’assicurazione contro gli infortuni, tant’è vero che Giobbe aveva fede, ma ha dovuto passare una vicenda molto grave. È però certamente un grande aiuto, come la stessa vicenda di Giobbe dimostra. Lui si è ancorato a quelle esperienze di Dio che lui aveva avuto. Come Abramo, quando riceve da Dio l’ordine di sacrificare il figlio, non compie un atto assurdo, ma lui aveva conosciuto questo Dio e aveva pensato “Anche se io non capisco come Dio possa ordinarmi di uccidere mio figlio, che è il figlio della promessa, che è quello da cui poi nasceranno miriadi di persone, non capisco, ma io conosco quel poco che è possibile Dio, quindi entro in questa dimensione di fede».

Il rapporto tra dolore, Bibbia e filosofia è complesso, da sempre incarnato nella natura umana e nelle Sacre scrittura. Cosa ne avete dedotto attraverso il vostro libro?

La conferenza-dibattito di Francesco Paolo Ciglia

«Il problema del dolore, della sofferenza, soprattutto se è innocente, è grande e interessa ugualmente la filosofia e la Scrittura. Danno risposte ed elaborazioni del problema in ottiche e con modalità diverse, ma il problema è lo stesso ed è molto laico, che riguarda sia l’uomo aperto alla fede e sia l’uomo non credente. Il pensatore lo affronta con la chiave del “logos filosofico”, quindi con l’argomentazione e la dimostrazione. Il credente lo affronta alla luce della rivelazione, cioè il credente è credente perché qualcosa gli è stato rivelato, ha avuto un incontro con Dio. Quindi il pensatore può comprendere cosa succede quando uno crede, così come il credente può comprendere cosa succede quando uno si mette a ragionare. Sono d’aiuto ambedue, l’importante è che ci si rispetti e si tenga conto anche del senso delle differenze, senza confondere le acque».

Però potremmo che la fede è una marcia in più, da questo punto di vista, rispetto alla sola ragione?

«Sicuramente è una marcia in più, però non è da intendere in un senso così immediato. Anche Kant diceva che “la religione ne sa qualcosa in più”, ma questo non è un motivo d’orgoglio per cui l’uomo religioso possa sentirsi superiore a qualcun altro».

Come la filosofia aiuta a mediare, si suol dire di “prenderla con filosofia” tra dolore, ingiustizia e rabbia?

«La filosofia aiuta molto a metter bene a fuoco i problemi, perché quando si vive una tempesta uno dei passi fondamentali è quello di capire qual è il problema. Però lo scioglimento del dramma non è nelle mani della filosofia e forse non è neppure nelle mani della religione, nel senso che alla fine Giobbe non ha una risposta. La sua risposta è di continuare a fidarsi di Dio».

I tanti partecipanti alla conferenza dibattito con Francesco Paolo Ciglia

Lei ha detto che al male non c’è una risposta, si incunea e l’uomo è chiamato ad affrontare. E allora qual è il consiglio del filosofo a chi si trova a convivere con il dolore?

«Innanzitutto c’è una grande comprensione. Ecco, i tre amici di Giobbe sono stati molto filosofi e molto suoi amici nel momento in cui hanno taciuto e hanno fatto sentire tutta la loro partecipazione al suo dolore. Poi, quando hanno cominciato a fare i “filosofi”, allora sono diventati nemici di Giobbe. Una volta c’è stato un colloquio telefonico tra Papa Francesco e una persona gravemente disabile. Questa persona chiede a Papa Francesco “Perché?”. E il Papa dà una risposta onestissima, dice “Non lo so. So soltanto che Dio ti ama, questo lo so”».

Qual è il suo auspicio per quanti decideranno di leggere il suo libro?

Mi auguro che abbiano un aiuto a riflettere sulla loro vita, la prendano in mano e ci pensino su».

About Davide De Amicis (4423 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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