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Risurrezione: “Cerchiamone le tracce e mostriamole perché la gente creda”

"Vorrei fermarmi - sottolinea monsignor Valentinetti - sul dare valore al ruolo della donna nella società, nella famiglia, nella Chiesa, nella cosa pubblica. Quanto è importante il genio femminile, che è capace di gesti coraggiosi molto più veri e molto più importanti di quanto siano capaci gli uomini! E Gesù riconosce tutto questo e attraverso di esse manda l'annuncio “Dite ai miei fratelli che mi precedano in Galilea"

Lo ha affermato oggi l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la santa messa del giorno di Pasqua nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti benedice i fedeli durante la messa del giorno di Pasqua

Sono state molto partecipate le sante messe della veglia pasquale, stanotte, e del giorno di Pasqua, stamani, presiedute dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrate dal parroco della Cattedrale monsignor Francesco Santuccione e dai sacerdoti del Capitolo metropolitano.

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Nella funzione del mattino, animata dal Coro diocesano diretto da Roberta Fioravanti, il presule si è concentrato sull’approfondimento del Vangelo del giorno (Gv 20,1-9), ricordando che il mistero della morte e della risurrezione di Gesù esalta l’impegno delle donne: «Le pagine del Vangelo che proclamano la tomba vuota, la risurrezione di Cristo – spiega monsignor Valentinetti -, ci presentano il protagonismo delle donne. I Vangeli sinottici dicono che esse vanno alla tomba per ungere il corpo di Gesù. Il brano che abbiamo ascoltato ci dice, invece, che Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio. E ci sarebbe da dire molto su questo buio. Era buio nel suo cuore, la sua tristezza per la morte del maestro. Era buio perché forse non aveva speranza? Ma perché va al sepolcro? Qual è la motivazione che la spinge? Gesù più volte, durante la sua vita pubblica, aveva detto “Il Cristo dovrà patire, essere riprovato, ma dopo tre giorni risorgerà”. La segreta speranza nel cuore di Maria, nonostante il buio – quello stesso buio che aveva attanagliato il tradimento di Giuda – “uscì dal cenacolo ed era notte” – comincia a diventare chiarezza quando, arrivata al sepolcro, trova la tomba scoperchiata e soprattutto trova la tomba vuota. E allora i sentimenti sono due… “O è veramente risorto o qualcuno lo ha rubato per non farcelo ritrovare più, per annullare quella speranza della risurrezione”. Corre da Pietro, corre da Giovanni, dal discepolo amato, e annuncia “Hanno portato via il mio Signore, non sappiamo dove lo hanno posto”. È sintomatico che il Vangelo di Giovanni, già in questo passaggio, dia a Gesù il nome di Signore. Sarà Tommaso che lo riconoscerà Signore e Dio. Ma a questo punto, Pietro e Giovanni corrono al sepolcro e trovano così come Maria di Magdala aveva detto. Ma Lui non lo vedono. Che cosa vedono? Vedono le tracce della risurrezione, la tomba vuota, i limi, i lenzuolo».

E qui c’è la precisazione dell’arcivescovo di Pescara-Penne: «Queste sono le tracce della risurrezione, non è la risurrezione – denota l’alto prelato -. È vero, Gesù sarebbe apparso di lì a poco a Maria di Magdala, agli undici, una settimana dopo anche a Tommaso per mostrare le piaghe e il costato. Ma anche esse sono le tracce della morte e nella risurrezione. La pagina di San Paolo ai colossesi, ci ha detto una parola provocante, “Cercate le cose di lassù”. Che cosa ha animato Maria di Magdala, le altre donne, i discepoli, nel guardare le tracce della risurrezione? La possibilità di pensare alle cose di lassù e non solo, semplicemente, a quelle della terra».

I fedeli presenti stamani in Cattedrale

Da qui l’insegnamento che arriva e l’invito che arriva a noi oggi dal mistero della morte e risurrezione di Cristo: «E allora, fratelli e sorelle – s’interroga l’arcivescovo Valentinetti -, qual è il nostro compito di credenti dentro la storia? Innanzitutto è quello di cercare le tracce della risurrezione. Dovunque c’è la presenza di Gesù, e la presenza di Gesù è nei poveri, negli ammalati, negli esclusi, negli immigrati, dovunque c’è la presenza di un atto d’amore che è causa di risurrezione di vita. Dovunque ci sono i cercatori della pace, della giustizia, della verità. Dovunque ci sono i costruttori del bene comune, quelli sono coloro che portano le tracce della risurrezione e ci invitano a guardare in alto, alle cose di lassù e non alle bassezze della terra. E l’uomo, in questo tempo, di bassezze ne sta facendo a migliaia. Non mi dilungherei in un elenco esasperante, non mi dilungherei in una capacità di giudizio, di cattiveria, perché su tutti vorrei stendere la misericordia del Signore. Ma noi, se siamo credenti, se siamo qui a celebrare la risurrezione del Signore, la vita nuova, la vita vera, dobbiamo cercare e costruire le tracce della risurrezione e, costruendo queste tracce come Chiesa viva, ancora una volta, mostrarle ai fratelli perché credano. “Entrò, vide e credette”. Che tanti possano entrare nelle nostre comunità, vedere e credere».

LA VEGLIA PASQUALE: “SI CHIUDANO LE SOFFERENZE DI TANTE DONNE CHE SUBISCONO VIOLENZE”

L’arcivescovo Valentinetti accende il cero pasquale sul sagrato della Cattedrale di San Cetteo

Nella veglia pasquale di stanotte, caratterizzata dalla solenne e suggestiva benedizione del fuoco con l’accensione del cero pasquale, dalla presenza di alcune comunità neocatecumenali che celebravano la conclusione dell’itinerario formativo e la successiva celebrazione di due battesimi, monsignor Tommaso Valentinetti ha invece preso in esame soprattutto la figura di Maria di Magdala, esaltando il primato femminile nella scoperta e nell’annuncio della risurrezione di Cristo: «Quelli che hanno partecipato alla liturgia della Domenica delle Palme – osserva il presule -, ricorderanno che la narrazione della Passione di Gesù è iniziata con un gesto importante di una donna che, vicino al capo di Gesù, unge il corpo del Signore scandalizzando un po’ tutti, sia per la preziosità di quello unguento che veniva usato, sia perché una donna non poteva toccare il corpo di un uomo. Ma Gesù dice, “Lasciatela stare, perché ella sta facendo un gesto per la mia sepoltura. Se siete stati attenti alla pagina del Vangelo, ci sono di nuovo delle donne che con oli aromatici vanno alla tomba per ungerlo. L’unzione è un segno di regalità, è un segno di signoria. Ma chi riconosce questa regalità e questa signoria per primi? Le donne. Il Vangelo non ci dice molto di più sul ruolo delle donne nel gruppo degli apostoli, perché la Chiesa primitiva – in qualche modo – non dico ha taciuto, ma non ha detto tutto quello che poteva dire su questo ruolo in quel gruppo di discepoli e, sicuramente, di discepole. Domani (stamani, per chi legge) ascolteremo l’episodio di Maria di Magdala che va al sepolcro e, per prima, va ad annunciare a Pietro e a Giovanni “Non è nella tomba”, tanto che Papa Francesco l’ha definita “l’apostola degli apostoli”».

I fedeli presenti alla veglia pasquale

Da qui un parallelismo con quanto rappresenta oggi la figura della donna: «Ecco – approfondisce monsignor Valentinetti – io, questa sera, vorrei fermarmi semplicemente sul dare valore al ruolo della donna nella società, nella famiglia, nella Chiesa, nella cosa pubblica. Quanto è importante il genio femminile, che è capace di gesti coraggiosi molto più veri e molto più importanti di quanto siano capaci gli uomini! E Gesù riconosce tutto questo e attraverso di esse manda l’annuncio “Dite ai miei fratelli che mi precedano in Galilea”. Che non vuol dire “Tornino al Nord della terra d’Israele, ma che ricomincino da capo, ricomincino da dove siamo partiti, dalla Galilea. E ricomincino insieme con voi”».

Le comunità neocatecumenali con l’arcivescovo Valentinetti

Da qui il pensiero del presule rivolto alle tante, troppe donne, che in questo tempo vivono disagi e violenze: «Questa sera – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne – non posso non ricordare tante donne che stanno soffrendo. Donne brutalizzate, vituperate, stuprate. Donne che hanno visto e stanno vedendo le morti dei loro cari nelle guerre, donne che soffrono in silenzio e che aspettano, probabilmente, che qualcuno torni. Ieri sera, abbiamo concluso la Via Crucis dicendo che in quella tomba di Cristo si devono chiudere tutte le sofferenze e le brutture dell’umanità. E si devono chiudere le sofferenze di tante donne che, nel mondo, subiscono violenze. Ma che da quella tomba si possa risorgere tutti insieme a vita nuova. Non è un caso, o perlomeno è Provvidenza, che i battesimi che in questa notte daremo saranno per due donne. Una bimba e una signorina che accolgono il dono di grazia che viene dal Signore. Vi accompagniamo con la nostra preghiera, con la nostra simpatia e la nostra stima. Amen».

About Davide De Amicis (4378 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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